Questo sito contribuisce alla audience di

Benin (Stato)

Guarda l'indice

(République du Bénin). Stato dell'Africa occidentale (114.763 km²). Capitale: Porto-Novo. Divisione amministrativa: dipartimenti (12). Popolazione: 8.935.000 ab. (stima 2009). Lingua: francese (ufficiale), baatonu, dendi, fongbé, gengné, yoruba. Religione: animisti/credenze tradizionali 30,2%, cattolici 27,1%, musulmani 24,4%, atei 6,5%, protestanti 5,4%, altri 6,4%. Unità monetaria: franco CFA (100 centesimi). Indice di sviluppo umano: 0,492 (161° posto). Confini: Burkina Faso e Niger (N), Nigeria (E), Oceano Atlantico (golfo di Guinea) (S), Togo (W). Membro di: CEDEAO, OCI, ONU, UA e WTO, associato UE.

Generalità

Il Benin è una creazione artificiale benché la sua parte meridionale corrisponda a grandi linee al regno di Abomey, rafforzatosi all'epoca del commercio degli schiavi (la costa del Paese era chiamata appunto la Costa degli Schiavi) e passato nel sec. XIX sotto i francesi. Questi estesero successivamente il loro dominio verso N fino al corso del fiume Niger, saldando così il territorio ai possessi sudanesi; i confini orientali e occidentali sono quelli definiti con la Gran Bretagna e la Germania sulla base degli accordi del 1897 e del 1898. Il Paese raggiunse l'indipendenza nel 1960, senza mutare la sua configurazione; ha inglobato soltanto la piccola enclave portoghese di Ouidah, affacciata alla costa. Fino al 1975 il nome del Benin è stato Dahomey. Nonostante siano trascorsi alcuni decenni, il passato coloniale pesa ancora in modo negativo sul Paese, che sta ancora cercando una soluzione ai suoi molti e seri problemi, non avendo a disposizione né ricchezze naturali rilevanti né una posizione strategica particolarmente interessante. Oltre alle rivalità territoriali tra i molti gruppi etnici, le difficoltà principali stanno nella quasi integrale dipendenza economica dal cotone, in un alto debito pubblico e in una diffusione straordinaria dell'economia informale. Il quadro è in parte mitigato dai segnali di miglioramento, rilevati all'inizio del Duemila relativamente ad alcuni indicatori significativi (come la speranza di vita) e alle tendenze verso forme di integrazione economica con i Paesi confinanti, anche grazie allo sfruttamento dei suoi porti, da cui transitano le merci dirette verso i Paesi vicini.

Lo Stato

Il Benin è una Repubblica. In base alla Costituzione approvata nel 1990, che sostituisce quella del 1977, il presidente è eletto a suffragio diretto per 5 anni, mentre i membri del Parlamento vengono eletti ogni 4 anni. Il sistema giudiziario del Paese si fonda sul diritto francese e su abitudini locali. La Corte suprema, che ha sede a Cotonou, rappresenta la più alta istanza di giudizio, mentre Corti di magistrati, che agiscono come tribunali di prima istanza, sono distribuiti in ogni provincia. La pena di morte è in vigore, ma le esecuzioni non hanno più luogo dal 1987. Oltre alle forze armate, divise nelle tre armi tradizionali, nel Paese è presenta la gendarmeria, un'organizzazione paramilitare che opera per il mantenimento della sicurezza interna. Il servizio militare viene effettuato su base selettiva e ha durata di 18 mesi. L'organizzazione dell'istruzione nel Benin si articolò per anni secondo un modello che mutuava dal sistema scolastico francese i suoi caratteri fondamentali pur adattandosi alle condizioni sociali e culturali proprie di un Paese dell'Africa occidentale. Dal 1975 lo Stato ha acquisito il controllo di tutto l'apparato educativo e ha stabilito che l'istruzione debba essere gratuita, obbligatoria e laica. L'istruzione primaria inizia a 6 anni e dura 6 anni, quella secondaria dura 7 anni e si divide in due cicli rispettivamente di 4 e 3 anni. Nonostante ciò il livello di analfabetismo continua ad attestarsi su livelli piuttosto elevati: nel 2010 si aggirava intorno al 59,2%. A Cotonou è presente una sede universitaria aperta nel 1970.

Territorio: geografia fisica

Il territorio corrisponde strutturalmente a una sezione del penepiano guineano; è cioè formato da antichi rilievi che costituiscono la dorsale divisoria tra i bacini nigeriano, voltaico e guineano. Essi non superano in generale i 600 m d'altezza e morfologicamente si presentano con profili spianati e maturi. Il massiccio dell'Atakora, nella sezione nordoccidentale, è la parte residuale di un rilievo archeozoico di rocce quarzitiche che conserva ancora l'originario allineamento delle pieghe, da NE a SW; altrove dominano Inselberge granitici che sovrastano lievi ondulazioni, conche e vallate molto aperte. Il rilievo digrada progressivamente verso S, dove alle formazioni archeozoiche dello zoccolo si sovrappongono terreni sedimentari, prevalentemente marnosi, del Cenozoico, e a questi, in prossimità del litorale, depositi alluvionali. La zona meridionale, pianeggiante, è la sezione più ricca e popolosa del Paese; essa si affaccia al mare con una costa di 120 km, bassa e rettilinea, orlata da cordoni sabbiosi che chiudono ampie lagune. Queste si susseguono pressoché ininterrottamente; la maggiore è la laguna di Nokoué, che mediante un canale comunica con il mare. A parte il Niger, che per ca. 150 km segna il confine con l'omonimo Stato, il maggior fiume del Paese è l'Ouémé, che con un corso meridiano attraversa il Benin centrale e meridionale per 450 km, sfociando nella laguna di Nokoué. Parallelamente a esso scorrono, più a W, altri tributari dell'oceano Atlantico, tra cui il Kouffo e il Mono, che nel tratto inferiore fa da confine col Togo. La parte più settentrionale del Paese appartiene invece idrograficamente al bacino del fiume Niger, che qui riceve vari affluenti tra cui l'Alibori e il Mékrou, e in piccola misura a quello del Volta al quale tributa, tramite l'Oti, il fiume Pendjari. Dal punto di vista climatico il Paese presenta condizioni guineane nelle sezioni meridionali e centrali, sudanesi nel Nord: ciò significa che da S a N mutano le precipitazioni e il loro regime, nonché le temperature. Sulla costa le due stagioni secche e le due piovose sono molto marcate: la prima stagione piovosa va da marzo a luglio, e a essa succede la piccola stagione secca, che dura fino a settembre; inizia allora la nuova stagione piovosa, meno intensa della precedente, che termina in ottobre; da novembre a marzo si ha la grande stagione secca, durante la quale si possono però avere manifestazioni temporalesche. Le temperature hanno poche variazioni stagionali e oscillano tra i 25 e i 27 ºC; nel Nord le medie si abbassano di qualche grado, ma le escursioni termiche giornaliere e stagionali sono marcate. In tutta la parte settentrionale, dove si ha il tipico clima sudanese a due stagioni, le precipitazioni non superano i 900 mm (Kandi, Savé) e cadono massimamente tra luglio e agosto. Nel complesso, tra i Paesi guineani, è questo uno dei meno piovosi e ciò soprattutto per la sua posizione rientrata rispetto alla generale linea di costa dell'area.

Territorio: geografia umana

Numerosi gruppi etnici, differenti tra loro culturalmente e linguisticamente, oltre che per caratteristiche somatiche, abitano il Paese. Assai varia è anche la distribuzione della popolazione. Le maggiori concentrazioni si hanno nel Sud, in rapporto sia alle più ampie possibilità agricole sia al secolare processo di addensamento innescato dalle attività commerciali promosse dal colonialismo e all'urbanesimo relativo. Nella sezione meridionale vivono i gruppi etnici predominanti, i fon (39,2%), eredi del regno di Abomey, e gli yoruba (12,3%), venuti dalla Nigeria ma stanziati largamente nel Paese. La sezione centrale del Paese ospita popolazioni di adja (15,2%) che rappresentano etnicamente l'anello di raccordo tra fon e guineani in genere e genti sudanesi, mentre nel Nord, accanto a vari e consistenti gruppi sudanesi, come i bariba (9,2%), sopravvivono gruppi di fulbe (7%) e tribù residuali paleonegritiche quali i somba dell'Atacora, agricoltori insediati nelle loro curiose casefortezza (sukala) . Un altro gruppo abbastanza consistente è quello degli houeda (8,5%); altre etnie costituiscono invece l'8,6%. Con la media di 78 ab./km² (che diventano più del doppio nelle province di Atlantique e Ouémé), il Benin è uno dei Paesi più densamente popolati dell'Africa occidentale, nonostante siano molto pesanti le carenze nel campo della salute e dell'asstenza sanitaria in genere. La rapida crescita demografica pone grossi problemi allo Stato ed esiste una consistente emigrazione verso il Ghana (mentre la Nigeria ha chiuso le frontiere). La popolazione urbana è in aumento: all'inizio del Duemila oltre un terzo degli abitanti vive nelle città; le principali sono localizzate presso la costa e si sono sviluppate sioprattutto grazie alle funzioni portuali. Cotonou, valorizzata dalla costruzione di un porto moderno, è la città principale e più viva, sede delle attività economiche più importanti. Porto-Novo, la capitale, è rimasta la città di un tempo, con il suo urbanesimo di vecchio stampo africano. Ai margini della pianura costiera è situata Abomey, la cui storia è legata all'antico regno dei fon; nel centro del Paese è Parakou, importante mercato agricolo e capolinea della ferrovia, mentre nel Nord stanno prendendo forma nuove città: le principali, tra le quali Kandi, si trovano sulla grande strada meridiana che collega Cotonou al Niger.

Territorio: ambiente

Lungo i corsi d'acqua è presente la foresta a galleria. Nella parte centrale del Paese predomina la savana arborata, mentre nella parte settentrionale quella di tipo sudanese-guineano, solitamente erbosa, spesso devastata dagli incendi appiccati dagli indigeni per far posto alla attività agricole. Nella savana, che è coperta da un tappeto di graminacee, si trovano arbusti a foglie caduche intramezzati da alberi isolati come acacie, palme, xerofite e baobab. Nella zona meridionale domina la palma da olio che nel Benin copre vaste estensioni e rappresenta un esempio di trasformazione della foresta vergine in foresta secondaria per opera dell'uomo. La fauna selvatica presenta numerose varietà soprattutto nella parte settentrionale del Paese, che ha la sua zona meglio conservata, dal punto di vista naturalistico, intorno all'Atakora, a W del quale si estende uno dei due parchi nazionali del Paese, quello di Pendjari, che ospita i mammiferi africani caratteristici delle savane: giraffe, bufali, elefanti, antilopi, facoceri e carnivori come il leone, il leopardo e il ghepardo. Non sempre però viene effettuato il necessario controllo delle aree protette che subiscono la devastazione del sottobosco; quest'ultimo, a causa dagli incendi, dell'occupazione incontrollata di terre e dell'abbattimento illegale della vegetazione naturale sta cedendo spazio alla savana. La percentuale di aree protette raggiunge il 22,6% dell'intero territorio.

Economia: generalità

Nei primi venti anni seguiti all'indipendenza (1960) il Benin sviluppò un'economia di transito traendo profitto dal traffico di merci in direzione degli stati del Sahel privi di accesso al mare; in particolare vide crescere enormemente le proprie attività di riesportazione in seguito al boom petrolifero della vicina Nigeria, negli anni Settanta del Novecento. All'interno del Paese si diffuse il contrabbando e la popolazione cominciò ad aver accesso a una pluralità di beni; il governo riusciva inoltre a pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici. Questo equilibrio fu rotto dalla pesante crisi economica che il Paese attraversò negli anni Ottanta: la caduta dei prezzi internazionali delle materie prime e la recessione della Nigeria portarono il regime alla completa bancarotta (1989). Solo agli inizi degli anni Novanta, dopo l'approvazione di una nuova Costituzione, il nuovo presidente eletto, seguendo i severissimi programmi di aggiustamento del Fondo Monetario Internazionale, riuscì a risanare, almeno in parte, le finanze pubbliche e saldare i debiti interni. Nel 1999 il Benin ha ancorato la propria valuta all'euro e, grazie agli aiuti internazionali, è riuscito a ristrutturare il settore bancario. Il Paese rimane comunque, nei primi anni del Duemila, profondamente legato alle fluttuazioni dell'economia nigeriana; altissima è la disoccupazione; burocrazia e corruzione precludono sostanzialmente un deciso sviluppo economico. Il PIL nel 2009 era di 6.672 ml di $ USA mentre il PIL pro capite era di 711 $ USA.

Economia: agricoltura, foreste, allevamento e pesca

Il settore agricolocontribuisce per oltre un terzo alla formazione del PIL e occupa oltre il 50% della popolazione attiva. L'agricoltura di sussistenza produce manioca, coltivata nella fascia costiera, sorgo, igname e mais diffusi nella sezione centrale del Paese come in tutto il Nord. L'agricoltura commerciale si regge pressoché interamente su due colture: il cotone e la palma da olio; tra i prodotti avviati all'esportazione hanno invece una certa importanza, oltre al cotone e ai derivati della palma, il cacao, il caffè e le arachidi. § Un terzo del territorio è ricoperto da foreste, che forniscono legname da opera e da ebanisteria (mogano, ebano ecc.). § Quanto al settore zootecnico, l'allevamento è praticato in maniera estensiva nelle regioni settentrionali dove prevalgono bovini e caprini cui si aggiungono i numerosi suini allevati nei villaggi costieri. § La pesca è praticata largamente nelle lagune e sulla costa; il pesce viene in parte essiccato.

Economia: industria e risorse minerarie

L'industria estrattiva è rappresentata essenzialmente da quella dei materiali da costruzione, che alimentano i cementifici di Onigbolo. Accanto a queste attività industriali si sono sviluppati attività di trasformazione dei prodotti agricoli, condotte in imprese di piccole dimensioni, e i settori tessile e calzaturiero. Esistono pure complessi per la sgranatura del cotone e impianti di assemblaggio di automobili. Il settore secondario impiega a appena il 10% della popolazione attiva. § Le risorse del sottosuolo sono scarse: vi sono alcune cave di marmo e giacimenti di petrolio la cui produzione, a causa degli altri costi di estrazione, è diminuita passando da 234.000 t nel 1988 a sole 50.000 t nel 2002. Sono stati individuati modesti giacimenti di lignite, fosfati, ferro e cromo. La produzione di energia elettrica è scarsa nonostante la realizzazione di alcune dighe fra cui quella sul fiume Mono ultimata nel 1988.

Economia: commercio e comunicazioni

La dipendenza dell'economia del Benin da quella nigeriana è palesata dal fatto che il commercio con questo Paese, in gran parte non registrato, vale tra un quarto e un terzo del PIL. Il Paese esporta cotone principalmente in Brasile, Marocco e Portogallo. Oltre a questi paesi un altro importante partner commerciale è la Francia. Data la sua esigua struttura produttiva, il Paese è costretto a gravose importazioni di macchinari e mezzi di trasporto, combustibili, prodotti tessili, generi alimentari ecc. e la bilancia commerciale è pesantemente deficitaria. § Le vie di comunicazione, sia stradali (16.000 km di cui 1400 asfaltati) sia ferroviarie, sono relativamente buone e proseguono nei Paesi confinanti. Fulcro delle comunicazioni è Cotonou, capolinea della ferrovia e della grande strada del Nord per il Niger, oltre che centro di raccordo stradale e ferroviario lungo la fascia costiera; il porto della città svolge un ruolo economico centrale per quanto concerne le strutture logistiche ed è altresì al servizio del Niger, Paese privo di sbocco al mare, e della Nigeria per la quale provvede ad alleggerire l'eccessivo movimento di Lagos; Cotonou dispone infine di un ben attrezzato aeroporto internazionale.

Storia

Elementi del periodo neolitico furono rintracciati nel 1956 e 1958 dalla missione Davies nel Benin settentrionale. L'esistenza d'una industria neolitica è testimoniata dalla scoperta – sempre nel Nord del Paese (Atakora, Somba, Savalou, Alibori) – di asce di pietra levigata e altri utensili. Tradizioni orali tramandate da popolazioni delle regioni sudoccidentali affermano che le genti adja si sarebbero stanziate verso il sec. XII o il XIII lungo le rive del Mono, dove sorgeva il centro di Tado. Successivamente un gruppo adja (o agia) avrebbe fondato più lontano la città di Allada (o Ardra) futura capitale del regno omonimo. Agli inizi del sec. XVII i tre figli del re Akpadi formarono con nuove conquiste i regni di Adjatché e di Kerelou Abomey. Quest'ultimo avrà gli sviluppi più fortunati e duraturi nei sec. XVII e XVIII. Nel 1818 il re di Abomey, Adandoza, fu deposto da Ghezo (denominato anche Dada, cioè il Buono), il quale regnò per 40 anni (1818-58) dando al Paese un forte e singolare apparato militare (fondò il corpo delle Amazzoni col quale riuscì a sconfiggere anche gli Yoruba). Ghezo seppe instaurare valide basi di collaborazione con gli europei e operare una coraggiosa e illuminata riconversione economica sostituendo al nefasto pilastro della tratta quello più edificante della coltura della palma da olio. Le prime ricognizioni europee del litorale del Benin risalgono ai portoghesi João de Santarem e Pedro de Escobar (1471-73). Il Portogallo entrò però ben presto in lotta, lungo tutte le coste del golfo di Guinea, con inglesi, olandesi e francesi impegnati anch'essi nell'esercizio del traffico degli schiavi che si protrasse fino all'inizio del sec. XIX. La Francia fondò nel 1704 a Ouidah una stazione commerciale che, abbandonata nel 1797, fu riattivata dai portoghesi per la raccolta e l'imbarco degli schiavi diretti al Brasile. Nel 1843 M. Brue, agente della Società commerciale marsigliese Regis, stabilì i primi contatti col re Ghezo ad Abomey. Ne scaturì, il 1º luglio 1851, un trattato con la Francia, la quale dieci anni dopo stabiliva il suo protettorato su Porto-Novo. Nel 1868 il re Glèlè (1858-1889), succeduto a Ghezo, cedeva Cotonou ai francesi; ma in seguito i rapporti peggiorarono e, quando nel 1890 gli succedette il figlio Béhanzin, il contrasto degenerò in aperto conflitto e il re fu esiliato nella Martinica. Il nuovo re Agoliagbo firmò l'accettazione del protettorato francese. Negli anni successivi la Francia delimitò, attraverso convenzioni con la Germania (1897) e con la Gran Bretagna (1898), i confini del Dahomey et Dépendances. Nel 1904 la colonia assunse – nel quadro della Federazione dell'Africa Occidentale Francese – una struttura politico-amministrativa definitiva. Con la Costituzione del 1946 che dava vita all'Unione francese, il Dahomey acquisì, al pari delle altre colonie francesi, lo status di territorio d'oltremare e, con la “Loi Cadre” del 1956, ottenne l'autonomia interna nel contesto della Comunità Francese. Costituitosi in Repubblica autonoma il 4 dicembre 1958 (Repubblica del Dahomey), il Paese si diede una propria Costituzione il 15 febbraio 1959. Il 30 maggio dello stesso anno entrò a far parte del Consiglio dell'Intesa insieme alla Costa d'Avorio, al Niger e all'Alto Volta (oggi Burkina). Infine il 1º agosto 1960 il Dahomey raggiunse la piena indipendenza e adottò una nuova Costituzione (26 novembre 1960). La vita del nuovo Stato fu però travagliata da ricorrenti crisi politiche: nell'ottobre 1963 il governo del presidente Hubert Maga fu rovesciato da un colpo di stato militare che portò al potere il generale Nicéphore Soglo, a sua volta deposto nel dicembre 1967 da unità paracadutiste guidate dai maggiori Kouandété e Kérékou. Questi predisposero un ritorno al governo civile istituendo il 7 maggio 1970 un Consiglio Presidenziale formato dal triumvirato Maga, Apithy, Ahomadégbé, ma nel 1972 un colpo di stato militare consentì a Mathieu Kérékou di diventare capo dello Stato. Nel 1975 Kérékou proclamò l'adozione della via marxista-leninista e diede alla Repubblica del Dahomey l'odierna denominazione di Repubblica Popolare del Benin. Nel 1979 fu eletta l'Assemblea Nazionale sulla base di una lista unica di candidati, che nel 1980 scelse come presidente della Repubblica lo stesso Kérékou. La lunga parentesi del regime instaurato da Kérékou, con il concorso del Partito della rivoluzione popolare (PRPB) entrò in crisi sul finire degli anni Ottanta nonostante ancora nel 1989 il presidente fu confermato nella carica dall'Assemblea nazionale rivoluzionaria. Spia evidente dell'insofferenza verso il dilagare della corruzione era già stato il tentativo di colpo di stato attuato nel 1988 da un gruppo di ufficiali. La situazione precipitò alla fine del 1989 quando, in seguito a una vasta contestazione che portò alla paralisi dell'amministrazione, delle scuole e dell'università, il PRPB fu costretto a rinunciare all'ideologia comunista e ad avviare un processo di liberalizzazione. Nei primi mesi del 1990 una Conferenza delle forze vive della nazione, pur mantenendo Kérékou nell'incarico, nominò primo ministro Soglo (già al potere dal 1963 al 1967), abrogò la vecchia Costituzione, sciolse l'Assemblea nazionale rivoluzionaria e istituì un Alto Consiglio della Repubblica. Questo, assunte le funzioni di Assemblea legislativa provvisoria, varò una nuova Costituzione democratica che venne approvata con referendum (dicembre 1990). Le elezioni generali, svolte nel marzo 1991, confermarono la svolta e Soglo, vincitore, sostituì il vecchio dittatore nella carica di capo dello Stato. Le decisioni, soprattutto quelle economiche, del presidente Soglo furono però vivacemente contestate e gli furono mosse accuse non infondate di nepotismo, tanto che le elezioni del 1996 lo videro sconfitto nei confronti di Kérékou che venne nuovamente eletto presidente della Repubblica. Le scelte economiche contestate al suo predecessore erano però ormai inevitabili e anche Kérékou fu costretto a impopolari decisioni in questo campo. Nel febbraio 1998, il malessere della popolazione sfociò in una dura protesta contro il governo, che fu costretto a ridefinire il programma di spesa pubblica. Kérékou e Soglo si candidarono anche alle elezioni del 2001: Soglo però accusando la parte avversa di brogli elettorali si ritirò consegnando la vittoria al presidente in carica. Nel marzo del 2006 Kérékou concluse il suo secondo e ultimo mandato come presidente del Benin e con esso anche la sua carriera di leader del Paese durata ca. 33 anni. Nuovo presidente veniva eletto Yayi Boni.

Cultura: generalità

Chiamato 'quartiere latino dell'Africa Occidentale' dai francesi, il Benin vanta una forte tradizione intellettuale e una grande passione per la discussione e il dibattito politico. Le donne hanno un ruolo di vitale importanza nella società e partecipano attivamente, accettando però i limiti e le ineguaglianze mantenute dalla religione islamica. Non a caso una delle artiste più famose a livello internazionale è Angélique Kidjo (n. 1960), che scrive e canta le proprie canzoni riallacciandosi strettamente ai ritmi e ai suoni del proprio Paese. In molte zone si trovano le abitazioni tradizionali, come le cosiddette Tata Somba presso il lago Nokoué, costruite in argilla e dalla caratteristica forma cilindrica. Anche le feste sono profondamente legate al passato e alle tradizioni: a Porto Novo, per esempio, si tiene un carnevale afrobrasiliano, portato qui dagli ex schiavi tornati in patria. A Ouidah, invece, porto da cui partivano le navi cariche di schiavi alla volta dell'America, si tiene a gennaio un suggestivo festival del Vudù, con canti e balli dei partecipanti che celebrano la loro fede. L'UNESCO ha dichiarato patrimonio dell'umanità, nel 1985, l'area dei palazzi di Abomey. Qui, infatti, dal 1625 al 1900, ben dodici re si succedettero in questo regno. Eccetto re Akaba, tutti i re costruirono i loro palazzi nella stessa area, mantenendo i palazzi precedenti per quanto riguarda l'uso dello spazio e dei materiali. I palazzi reali di Abomey sono l'unico ricordo di questo regno scomparso.

Cultura: tradizioni

Le tradizioni di questo Paese si rifanno sostanzialmente alla cultura che si diffuse durante la supremazia del regno di Abomey. La mitologia connessa all'animismo è tuttora viva e complessa. Rientrano nell'animismo generalmente diffuso certe forme di culto come quello dei legba, divinità che custodiscono gli accessi ai villaggi, ai mercati e alle abitazioni; questi feticci sono comuni anche ai riti della fecondità e tra essi è molto diffuso quello detto iroko. Accanto all'animismo nelle sue forme più genuine permangono forme di religiosità sincretistiche, sorte da contaminazioni del cristianesimo. La stragrande maggioranza della popolazione, infatti, pratica il vudù, credenza che riconosce una divinità suprema e altri spiriti minori; particolarmente importante è anche il culto degli antenati. I sacerdoti che aiutano a comunicare con il mondo degli spiriti sono detti juju: i riti che vengono praticati prevedono doni come cibo o bevande. Nonostante l'opinione comune occidentale leghi il vudù a pratiche negative di magia nera, in realtà tali credenze, per come sono praticate e vissute nel Paese africano, sono di solito positive e il rapporto con gli dei ha di solito lo scopo di propiziarsi felicità e prosperità. La base della cucina è la patata dolce (igname): vi si prepara un purè oppure il tubero viene fatto a pezzetti e fritto. Altri ingredienti importanti sono il riso, i peperoni, il couscous e la salsa di arachidi. Fra le bevende spiccano la birra e il vino di palma.

Cultura: letteratura

Il Benin, importante centro delle culture fulbe e fon, e dell'animismo orisha e vudu, che l'innesto della civiltà occidentale non ha distrutto, possiede una ricca letteratura orale, che presenta varie tendenze: una politico-storica, con leggende che esaltano il passato, canzoni encomiastiche o patriottiche; una didattico-moraleggiante, in cui entra la satira di costume; e una filosofica, centrata sui temi della morte e del destino. L'istituzione ad Abomey di una sede dell'Institut Français d'Afrique Noire ha orientato le élites verso la ricerca del patrimonio culturale africano. I saggi di Paul Hazoumé (e il suo romanzo Doguicimi, 1935) e di Maximilien Quénum hanno contribuito a far conoscere le culture dei fulbe e dei fon. Importanti anche i lavori storico-etnologici di J. Alapini, A. S. Tidjani, A. Akindélé, C. Aguessi e Alexandre Adandé. La presa di coscienza razziale e il nazionalismo degli anni Cinquanta del sec. XX spostano l'interesse verso problemi più attuali, socio-politici. Fra i poeti citiamo K. P. Joachim (che è anche giornalista), Jean Pliya, autore di un dramma storico e buon narratore, E. Oladougou e B. Laleye. Per la narrativa si ricordano O. Bhêly-Quenum, J. Alapini, A. Coyssy, W. Dave, I. A. Galley e B. Laleye. Il lavoro della “memoria” resta presente nella moderna letteratura del Benin che può essere considerata come un catalizzatore tra forma orale e forma scritta; inoltre, fattori socio-politici rinforzano gli effetti delle credenze religiose. Tra gli autori più apprezzati, Dominique Aguessy, scrittore, sociologo, poeta, il cui interesse per le tradizioni orali d'Africa ha portato a raccogliere, da tempo, leggende e racconti allegorici. Così, Les chemins de la sagesse. Contes et légendes du Sénégal et du Bénin (1993; I cammini della saggezza) e Le camaléon bavard (1994; Il camaleonte chiacchierone) in cui le radici del racconto affondano in un universo che rappresenta la totalità dello spazio e del tempo. Una venatura umoristica rinforza questo approccio simbolico verso la ricerca di soluzioni dei problemi fondamentali dell'esistenza umana. Continua con successo l'opera di Bhêly-Quenum, di cui è stata ripubblicata in Francia l'opera principale, Piège sans fin (1994; Trappola senza fine). Oltre a racconti pubblicati in raccolte, si dovrà ricordare Les appels du Voudou (1994), una grande saga in cui si mescolano storia, vita politica e quotidiana. Le sue opere sono state tradotte ormai nelle lingue più diffuse, italiano compreso. Tra gli scrittori emergenti, meritano una citazione Moudjib Djinadou (n. 1965), autore di L’avocat de Vanessa (1991; L'avvocato di Vanessa), Adrien Huannou, professore di letteratura all'Università di Cotonou, autore di saggi importanti come La question des litératures nationales en Afrique noire (1989) e soprattutto di La critique et l’enseignement de la littérature africaine aux États-Unis d’Amerique, opera che ha suscitato numerose polemiche negli Stati Uniti. Infine, Serpos Noreini Tdjani (n. 1946), autore di Bamikilé (1996), che tratta dei movimenti politici e culturali underground che hanno consentito il rinnovamento democratico sul continente africano. Sono autori di commedie di costume o drammi storici con intenti moraleggianti P. Fabo, Maurice Mêlé, Noyonda e P. Coyssy.

Cultura: arte

Nel Benin sono da menzionare i palazzi reali di Abomey, con decorazioni in bassorilievo di argilla dipinta in policromia illustranti imprese militari del popolo dei fon e scene auliche, di caccia e di animali in genere. Uno spettacolo possente offrono le tre grandi statue raffiguranti, in forma antropo-zoomorfa, i più illustri re di quella dinastia: Ghezo, Glèlè, Béhanzin.

Bibliografia

Per la storia e l'arte. Egharevba, A Short History of Benin, Ibadan, 1960; A. Burns, History of Nigeria, Londra, 1963; J. C. Philip, An Introduction to Benin Art and Thechnology, Oxford, 1973; G. Connah, The Archaeology of Benin: Excavations and Other Researches in and around Benin-City, Oxford, 1975; Autori Vari, Tesori dell'antica Nigeria, Firenze, 1984. la letteraturaVari, La littérature béninoise, in “No-Librairie”, n. 69, Parigi, 1983.