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Bergamín, José

saggista, autore teatrale e poeta spagnolo (Madrid 1897-San Sebastián 1983). Nato da famiglia andalusa dell'alta borghesia, frequentò i cenacoli letterari madrileni: da quello di Pombo, dominato dalla figura di R. Gómez de la Serna, a quello del poeta puro J. Ramón Jiménez dal quale Bergamín derivò la rigorosa disciplina dello stile. Diresse la rivista Cruz y Raya fino al 1936; dopo la fine della guerra civile fu esiliato e si stabilì in Messico; dopo un breve ritorno in Spagna riprese la via dell'esilio. Cattolico aperto alle posizioni di Maritain, l'autore rivisse i problemi religiosi in chiave unamuniana, riallacciandosi al moralismo di Quevedo e di Gracián. Ingegno acuto, portato all'umorismo e al paradosso, trovò nell'aforisma la miglior forma di espressione. Tra i suoi saggi si ricordano: El cohete y la estrella (1923), El arte de birlibirloque (1930), Mangas y capirotes (1933), La cabeza a pájaros (1934), Disparadero español (3 volumi, 1936), Detrás de la Cruz (1941), Lázaro, Don Juan y Segismundo (1959) e Beltenebros (1969). Tra le opere di teatro si ricordano: La hija de Dios y la niña guerrillera (1943) e Medea la encantadora (1954). Rientrato in Spagna, dopo l'esilio, ripubblicò testi poco noti (La importancia del demonio, 1974; El pensamiento perdido, 1976; La risa en los huesos, 1973, che riunisce sette brevi lavori drammatici) e ne diede alle stampe altri, inediti, tra cui le poesie di Apartada orilla (1976). Nel 1980 pubblicò a Madrid la raccolta Poesías casi completas.

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