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Bettinèlli, Savèrio

letterato italiano (Mantova 1718-1808). Gesuita, insegnò lettere italiane in varie città. Uomo colto e brillante, viaggiò in Germania e in Francia; amico di Voltaire, fu colmato di onori dal regime napoleonico. Nelle sue tragedie (Gionata, Demetrio Poliorcete, Serse) rinnovò il repertorio del teatro gesuitico. Pubblicò anche versi ai quali premise le famose Lettere virgiliane (1757): in esse si immagina che dagli Elisi Virgilio sottoponga a un severo vaglio critico, secondo il più spregiudicato gusto illuministico, tutta la letteratura italiana, rifiutando in particolare, tranne qualche episodio, la Divina Commedia di Dante. Nell'appendice delle Lettere Bettinelli presentava un “codice nuovo di leggi del Parnaso italiano”, proponendo, tra l'altro, di chiudere per cinquant'anni l'Arcadia e la Crusca. L'opera fece scalpore e alla polemica dantesca che ne seguì prese parte lo stesso Bettinelli, ribadendo i suoi giudizi nelle Lettere inglesi (1767). Tra i saggi posteriori si ricordano: Dell'entusiasmo delle belle arti (1769), dove è esaltato il valore dell'ispirazione, anticipando tendenze romantiche, e Del risorgimento d'Italia negli studi, nelle arti e nei costumi dopo il Mille (1775), in cui, precorrendo la storiografia neoguelfa, Bettinelli sposta il rinnovamento della cultura dall'Umanesimo al Medioevo. Sono anche da ricordare: i Discorsi delle lettere e delle arti mantovane (1774) e i Dialoghi sull'amore (1797), percorsi da una vena elegantemente sensuale.

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