Bhutto, Benazir

donna politica pakistana (Karachi 1953-Rawalpindi 2007). Figlia maggiore del leader Zulfikar ʽAlì Bhutto, studiò a Harvard e a Oxford laureandosi in filosofia ed economia nel 1976. Ritornata in Pakistan alla metà del 1977, alla morte del padre (1979) fu automaticamente eletta capo del Pakistan People's Party (PPP), ma costretta agli arresti domiciliari fino al 1984, quando fu invitata a lasciare il Paese. Restaurata la libertà politica nel 1985, l'anno successivo Bhutto rientrò in patria accolta in trionfo. Eletta primo ministro nel dicembre 1988, fortemente osteggiata dall'esercito, venne destituita nell'agosto 1990 dal presidente Ghulam Ishaq Khan con l'accusa di una gestione troppo personale del potere. Al duro scacco della destituzione si sommava la sconfitta nelle successive elezioni anticipate, vinte dalla Lega Islamica guidata da Nawaz Sharif. Ma nemmeno questi, però, era in grado di stabilizzare la vita politica pakistana e dopo tre anni la Bhutto poteva prendersi la rivincita conquistando nuovamente la maggioranza. Tornata a guidare la politica del Pakistan nel 1993, doveva affrontare una nuova difficile situazione nel novembre 1996 quando il presidente F. Leghari, pur espressione del suo stesso partito (Pakistan People's Party), la estrometteva dal potere su pressione del Consiglio di difesa e sicurezza nazionale. Composto in gran parte da militari e presieduto dallo stesso Leghari, il Consiglio aveva risposto in tal modo all'offensiva del gruppo integralista della Jama’at-i Islami che accusava il primo ministro di demagogia e corruzione. Alla Bhutto, in particolare, si contestava il fatto di aver assecondato il marito, Asif Zardari, considerato il simbolo stesso della corruzione nel Paese, tanto da essere ridenominato “mister 10%”: la percentuale tangentizia che era solito pretendere. Inutilmente la Bhutto faceva ricorso alla base del suo partito, denunciando un complotto ai suoi danni. Nelle elezioni svoltesi il 3 febbraio 1997 la Bhutto era sconfitta dal rivale storico, Nawaz Sharif, il quale poteva tornare alla guida del governo, ma sotto la tutela del Consiglio di difesa e sicurezza nazionale, il vero potere forte del Pakistan. Dopo otto anni di esilio, nel 2007 rientrava nel Paese in vista delle elezioni del 2008, ma veniva assassinata in un attentato terroristico durante la campagna elettorale.

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