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Bidault, Georges

uomo politico francese (Moulins, Allier, 1899-Cambo-les-Bains, Bayonne, 1983). Professore di storia, militò nell'Azione Cattolica, aderì al Partito Democratico Popolare e collaborò al giornale L'Aube. Prigioniero dei Tedeschi nel 1940, liberato nel 1941, si stabilì a Lione dove riprese a insegnare. Entrò nella Resistenza e, nel 1942, fece parte del gruppo Combat. Alla Liberazione fu presidente del CNR (Consiglio Nazionale della Resistenza) e cercò di evitare conflitti tra le FFI (Forze Francesi Interne) e le FFL (Forze Francesi di Londra). Più volte ministro degli Esteri dal 1944 al 1948, esponente del MRP (Movimento Repubblicano Popolare), ebbe, dopo il referendum del 5 maggio 1946, la presidenza del Consiglio. Denunciati ripetutamente (tra il 1954 e il 1958) gli errori di una politica che, a suo parere, stava per distruggere i fondamenti dell'Unione Francese, condannò, dopo gli incidenti algerini del 13 maggio 1958, la politica governativa e rifiutò di votare la fiducia. Separatosi dal MRP dopo il ritorno al potere di De Gaulle, fondò la Démocratie Chrétienne de France di cui assunse la presidenza. Rieletto deputato nel novembre 1958, difese l'Algeria francese, scrivendo anche nel settimanale Carrefour, e, dopo la dichiarazione di De Gaulle sull'Algeria (16 settembre 1959), passò decisamente a posizioni oltranziste e creò con Soustelle il RAF (Rassemblement pour l'Algerie Française). Fu accusato di complotto contro la sicurezza dello Stato e gli fu tolta l'immunità parlamentare; egli rientrò allora nella clandestinità (luglio 1962) e nel marzo 1963 si recò in Brasile da dove, amnistiato, fece ritorno in Francia nel 1969.

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