Bidermann, Jakob

scrittore tedesco (Ehingen, Württemberg, 1578-Roma 1639). Gesuita, insegnò retorica, filosofia e teologia a Monaco; nel 1622 passò a Roma come aiutante del generale dell'ordine. È il più grande autore del teatro gesuita dell'età barocca in Germania. Svolse, in una cornice di rigoroso didatticismo, il tema della vanità delle cose e della stoltezza umana, attingendo per i caratteri e per la struttura scenica sia a Plauto e a Terenzio sia alle rappresentazioni popolari, da cui desume il gusto del corposo e del grottesco inseriti nel contesto tragico. Il suo capolavoro (in latino), il Cenodoxus (1602), uno dei successi del secolo, presenta al lettore un suggestivo contrasto fra dilatazione retorica dei temi e concreta immediatezza di linguaggio (la traduzione tedesco è dovuta a un discepolo del Bidermann). Vi si narrano l'“onesta” vita e l'inattesa dannazione di un dottore di Parigi, una sorta di Faust, il cui peccato non è tuttavia la rinascimentale sete di sapienza e potenza, ma il vano amor di sé e l'ipocrisia. Gli altri drammi di Bidermann, sempre di soggetto biblico-leggendario, tra cui Philemon martyr (1618) tradotto in tedesco da M. Wehrli nel 1960, i poemetti, i canti, le Heroum et heroidum epistolae (1633) e il romanzo Utopia (postumo, 1644), non suscitano altrettanto interesse.

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