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Blok, Aleksandr Aleksandrovič

poeta e drammaturgo russo (Pietroburgo 1880-1921). È il maggior esponente del movimento simbolista russo. Di famiglia colta, studiò diritto, filosofia e storia, ma ben presto si dedicò all'attività letteraria. Nel 1903, l'anno stesso in cui esordì sulla rivista simbolista Novyj put, sposò la figlia del famoso chimico D. I. Mendeleev, dalla quale si dice fosse stata ispirata la sua prima raccolta, Versi della bellissima dama (1904), dove Blok esprimeva una concezione profondamente mistica dell'amore. La delusione per il fallimento dei moti rivoluzionari in Russia del 1905 incise profondamente sul suo destino letterario, provocando una sorta di distacco dagli entusiasmi simbolisti giovanili. La sua lirica divenne più realistica e nel contempo assunse toni più cupi, malinconici, come in Maschera di neve (1907), in cui traspare una Pietroburgo suggestiva ma spettrale in linea con le descrizioni della capitale russa di Gogol e Dostoevskij. Visioni agghiaccianti, accanto a una pungente ironia, sono presenti anche in Terra nella neve (1908), Russia (1908), Ore Notturne (1911), Versi sulla Russia (1915), e in particolare ne Il mondo terribile (1909-16). Nel 1918 Blok scrisse il suo capolavoro, il poema I dodici (1918) e, sempre nello stesso anno, Gli Sciti, nei quali manifestò entusiasmo per la Rivoluzione d'Ottobre. Le due opere subirono profondamente l'influenza delle teorie "messianiche" di Ivanov-Razumnik e rappresentarono in modo allegorico la Rivoluzione come fenomeno anche di carattere religioso: emblematico, in proposito, l'epilogo de I dodici, dove le figure delle guardie rosse vengono associate a quelle degli apostoli. I motivi della lirica di Blok si ripetono anche nei drammi: gli iniziali slanci simbolisti, l'affiorare del pessimismo e un successivo misticismo carico di rappresentazioni allegoriche. Tra i drammi più riusciti sono da ricordare: Teatro dei burattini, Un re sulla piazza e La sconosciuta, tutti realizzati nel 1906, Rosa e croce e Il canto del destino del 1919. Importanti sono anche i saggi critici: La Russia e l'intellighenzia (1908), L'intellighenzia e la rivoluzione (1918) e Sulla situazione attuale del simbolismo russo (1921), nel quale, criticò alcuni aspetti della letteratura simbolista.

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