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Bodin, Jean

magistrato, filosofo ed economista francese (Angers 1530-Laon 1596). Completò gli studi a Tolosa, dove ottenne la cattedra di diritto romano. Nel 1561 abbandonò l'insegnamento per esercitare l'avvocatura a Parigi, passando poi al servizio del re come procuratore generale. Nel 1571 divenne consigliere del duca di Alençon e si trovò coinvolto nelle controversie religiose del tempo: per la sua opposizione alle persecuzioni religiose e la sua attività a favore di una politica di tolleranza fu inviso ai cattolici intransigenti. Nel 1576, sostenuto da Enrico III, fu deputato del Terzo Stato di Vermandois agli Stati Generali di Blois. Tagliato fuori dalla vita politica, negli ultimi anni della sua esistenza esercitò l'attività di procuratore del re a Laon. Il suo nome resta legato in particolare a Les six livres de la République (1576): l'opera, che doveva essere parte di un lavoro più vasto sul tema del mondo e dell'universo, anche così interrotta ha dato fondamento ai moderni studi di politica e ha posto le basi teoriche dello “Stato di diritto”. La sovranità, definita come “il potere assoluto e perpetuo di una repubblica”, deriva, secondo Bodin, dai bisogni dell'uomo e non da Dio e costituisce il fondamento dello Stato, cioè di ogni sistema politico-sociale formato da più famiglie che riconoscono a un singolo o a un gruppo il potere di fare le leggi e stabilire le regole di comportamento (al punto che solo la proprietà privata resta un diritto che i governanti non possono annullare). Questa esaltazione della sovranità fa di Bodin il maggiore teorico dell'assolutismo monarchico. Tra le altre sue opere, interessanti per le tesi presentate anche se spesso scritte in uno stile faticoso, ricordiamo il Methodus ad facilem historiarum cognitionem (1566), in cui tratta di una riforma dello studio della storia, e la Réponse aux paradoxes de Mr. de Malestroit (1566), in cui considerò l'inflazione come un precorrimento del mercantilismo.

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