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Bolívar, Simón

generale venezuelano (Caracas 1783-San Pedro Alejandrino, Santa Marta, 1830). Divide con José de San Martín il merito di aver liberato dalla dominazione spagnola i Paesi dell'America Meridionale: a entrambi toccò il titolo di libertador. La morte della giovane moglie (1803), che lo voleva occupato solamente nell'amministrazione delle sue terre, e successivi viaggi in Europa e nell'America Settentrionale risvegliarono i suoi interessi politici e lo spronarono a una partecipazione attiva alla vita del proprio Paese. Nel 1810, costituitosi in Venezuela il primo comitato (junta) di governo, che si riprometteva non tanto l'indipendenza quanto la tutela dei diritti di Ferdinando VII contro l'usurpazione napoleonica, Bolívar fu inviato a Londra in missione diplomatica esplorativa. Rientrato in patria, venne eletto deputato al Congresso, dove esercitò grande influenza fino a ottenere dal governo la proclamazione dell'indipendenza del Paese (1811). La reazione spagnola fu immediata e un anno dopo l'esercito venezuelano capitolava davanti ai realisti. Bolívar, amareggiato, si ritirò a Cartagena, nella Nuova Granada, dove lanciò il Manifesto, uno degli scritti più illuminanti del suo pensiero politico; egli vede l'America Meridionale formata da grandi Stati repubblicani uniti federativamente, retta da un governo forte e risoluto, capace di dominare le innumerevoli forze eversive e anarchiche. Ottenuto un comando nell'esercito della Nuova Granada, ebbe il permesso di invadere il Venezuela e nel 1813 entrò trionfalmente a Caracas, dove fu acclamato libertador e, l'anno successivo, dittatore. Ma la debolezza dell'esercito non gli permise un'efficace difesa e Bolívar fu nuovamente costretto all'esilio: prima a Bogotá, quindi in Giamaica e ad Haiti. Nel 1816 giunse a Margarita ponendosi a capo dei patrioti; l'anno successivo stabilì la capitale provvisoria ad Angostura e convocò il congresso (1819), dal quale venne proclamato presidente. Iniziò allora la “guerra di distruzione”, che in pochi mesi lo portò attraverso un'epica marcia a Bogotá dove fu eletto presidente. Da Angostura propose allora l'unione dei territori del Venezuela, dell'Ecuador e della Nuova Granada in un unico Stato, la Grande Colombia: ne fu eletto presidente. Nel 1820 un breve armistizio fu bruscamente interrotto dalla rivolta di Maracaibo che proclamò la propria annessione alla Colombia. Bolívar, senza trascurare gli impegni bellici, si dedicò all'organizzazione dei territori liberi. I suoi ambasciatori raggiunsero il Messico, il Cile, l'Argentina ed esposero i suoi progetti sulla grande federazione di cui la Colombia sarebbe stata il fulcro e Panamá la capitale. Nel 1822 ebbe a Guayaquil l'incontro con San Martín per discutere della liberazione del Perú; mancò tuttavia tra i due una vera intesa sia sul modo di perseguire gli obiettivi immediati sia sull'ideologia di fondo. Ritiratosi San Martín, Bolívar fu nominato dittatore dai Peruviani e, al termine di una campagna difficile e complessa, batté definitivamente gli Spagnoli (6 agosto 1824) a Junin. Poco dopo (1825) si costituì la Repubblica di Bolivia (territori dell'Alto Perú) che lo nominò primo presidente. Con il venir meno della guerra aumentavano però le difficoltà politiche: diffidenze e rancori emersero di fronte ai suoi tentativi di imporre costituzioni centralizzate ai vari Paesi; così come fallì la grande idea di un'unione americana (Congresso di Panamá, 1826). Stanco e sfiduciato, Bolívar rassegnò le dimissioni (1830).

Bibliografia

F. Cuevas Cancino, Bolívar, Città di Messico, 1951; S. de Madariaga, Simón Bolívar, Buenos Aires, 1951; A. Salcedo, J. L. Bastardo, Simón Bolívar. La vita e il pensiero politico, Roma, 1983.

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