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Bológna o Bològna (città)

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capoluogo della provincia omonima e della regione Emilia-Romagna, 54 m s.m., 140,73 km², 372.256 ab. secondo una stima del 2007 (bolognesi), patrono: san Petronio (4 ottobre).

Generalità

Città della Pianura Padana, situata a ridosso delle propaggini settentrionali dell'Appennino Emiliano, tra i fiumi Reno e Savena. Si sviluppò grazie alla favorevole posizione geografica lungo le principali vie di comunicazione tra l'Italia settentrionale e l'Italia centrale, con la costruzione della via Emilia (187 a. C.), poi con l'intensificarsi dei traffici con Firenze attraverso i passi della Futa e della Porretta. La città ha registrato una forte espansione, sicché l'area periferica è ormai saldata con Borgo Panigale a W e con San Lazzaro di Savena a E. Assai rilevante fu però anche lo sviluppo a N e NE verso la pianura, favorito dalla presenza della ferrovia, ormai largamente superata (sobborghi di Bertalia, San Donnino ecc.), mentre a S nuovi quartieri, in prevalenza residenziali, si formarono nell'area pedemontana, includendo i centri di Casaglia, Gaibola, San Ruffillo ecc. Città al tempo stesso di antiche tradizioni culturali, attestate tra l'altro dalla celebre università, di splendida fioritura artistica, mai offuscatasi nel corso dei secoli, e di una vita economica, soprattutto nell'ambito commerciale, già vivacissima dall'età romana, Bologna ha peraltro registrato solo in epoca piuttosto recente la sua grande espansione demografica e topografica: ancora nel 1890 la città, racchiusa entro la cerchia di mura medievali, ospitava appena 100.000 abitanti. Fu a partire dal Novecento che la città iniziò a sfruttare adeguatamente le favorevoli condizioni naturali e soprattutto le agevoli comunicazioni con il Po e il Veneto da un lato e con la Toscana dall'altro, mediante le strade transappenniniche (passi della Futa, di Raticosa, della Porretta e di Montepiano). Nel 1934, anno in cui Bologna aveva già raddoppiato la sua popolazione, con l'entrata in funzione della galleria ferroviaria dell'Appennino (18.507 m) e poi con la costruzione dell'Autostrada del Sole (1959-60), la città si pose al punto d'incrocio tra importantissime direttrici del traffico italiano, cioè la Firenze-Bologna-Milano, la Firenze-Bologna-Brennero, la Firenze-Bologna-Venezia e la Rimini-Bologna-Milano, assumendo una funzione di “cerniera” delle comunicazioni viarie tra il Nord e il Centro-Sud. In pari tempo l'economia di Bologna venne potenziata dal sopravvenuto sviluppo dell'industria in quasi ogni settore, processo che, acceleratosi a partire dal secondo dopoguerra, determinò l'installazione di numerosi complessi industriali nei dintorni della città, specie lungo le principali arterie del traffico. Lo sviluppo relazionale ed economico ebbe un vistoso riflesso, sia funzionale sia formale, sulla struttura della città. Il nucleo storico assunse la caratterizzazione di “distretto centrale di affari”, concentrando la grande maggioranza dei servizi finanziari, professionali e amministrativi più qualificati, a discapito delle residenze. Le abitazioni rimasero, invece, pur mescolate con intense attività commerciali e terziarie, nell'area corrispondente alla cerchia muraria medievale e continuarono a prevalere nella cintura compresa all'interno dei viali di circonvallazione, zona che conservò in gran parte i caratteri edilizi originari, anche se i complessi universitari e giudiziari vi crearono zone di specializzazione. Sotto l'aspetto sociale, alle classi impiegatizie subentrarono progressivamente quelle operaie, soprattutto là dove erano ubicati i più antichi stabilimenti industriali. All'esterno dei viali, accanto a ulteriori quartieri funzionali bene individuabili, come quello ospedaliero e quello militare, prevalsero i grossi caseggiati, salvo poche piccole costruzioni unifamiliari, situate lungo alcune strade ai piedi delle colline. Dopo un lungo periodo di ininterrotta crescita demografica, culminato nei primi anni Settanta del Novecento (quando il comune sfiorò il mezzo milione di abitanti), anche Bologna manifestò la tendenza al decremento caratteristica delle grandi città, perdendo il 7% della popolazione nel decennio 1971-81, l'11% nel decennio 1981-91 e il 6% nel periodo 1991-2000, fenomeno dovuto in parte anche a un decentramento residenziale verso i comuni limitrofi. Denominata “la dotta” per la sua primogenitura negli studi universitari, Bologna è sede universitaria e vescovile.

Urbanistica

Della Bononia romana restano scarsissime tracce; il decumano corrisponde al tratto urbano della via Emilia e controversa è la localizzazione del cardine massimo. La prima cinta di mura, eretta verso la fine del sec. III, comprendeva solo una parte dell'insediamento romano, lasciando all'esterno alcuni borghi sviluppatisi intorno a sedi religiose. Sotto i Longobardi la città ebbe un limitato sviluppo verso E, con un'addizione a ridosso delle mura tra le vie Emilia e Salaria. L'istituzione dello Studio, che si fa risalire al 1088 ca., richiamò allievi da ogni parte d'Europa determinando una forte espansione urbanistica. Alla fine del sec. XII vennero costruite nuove mura (dette dei “torresotti”), con diciotto porte (ne restano quattro). Tra le due cinte la crescita fu rapida e disordinata e già agli inizi del Duecento il comune stabilì rigide norme urbanistiche; anche all'interno delle vecchie mura si ebbe un'intensa attività edilizia, con la costruzione di molte torri gentilizie (duecento secondo la tradizione) e del Palazzo del Governo (che venne detto vetus dopo la costruzione del cosiddetto novum, poi detto palazzo di Re Enzo, nel 1244-46) sulla piazza Maggiore. Verso la metà del secolo, in seguito alla diffusione, oltre le mura, delle sedi degli ordini religiosi, si avviarono i lavori di una nuova cinta muraria, che si conclusero, a causa della sopravvenuta crisi economica, solo nel 1374. Da allora Bologna non conobbe altre significative espansioni fino al sec. XIX, ma il tessuto urbano fu costantemente ristrutturato. Nel Trecento vennero eretti, tra gli altri, i palazzi Pepoli e del Collegio di Spagna e fu avviata la costruzione della chiesa di San Petronio; nell'area di piazza Maggiore vennero così a concentrarsi le sedi dei poteri politico e religioso. Nella seconda metà del sec. XV, sotto la signoria dei Bentivoglio, l'intervento riguardò soprattutto il sistema delle comunicazioni; vennero sistemate alcune strade (tra cui via San Donato, l'attuale via Zamboni, e la via Emilia, ostruita nel Medioevo), create altre piazze e legata la città al sistema idroviario padano, con la realizzazione di una darsena tra le porte Lame e Galliera. Nel sec. XVI furono risistemate piazza Maggiore con il palazzo dei Banchi e la nuova piazza del Nettuno, ottenuta dalla rimozione di un intero isolato. Riguardarono l'area esterna alle mura gli interventi più consistenti tra il Seicento e gli inizi dell'Ottocento, tra cui la costruzione dei portici da porta Saragozza al santuario della Madonna di San Luca e la sistemazione a viale alberato della circonvallazione. La fase urbanistica contemporanea della città iniziò con la costruzione della ferrovia per Ancona (1854), che comportò interventi consistenti anche all'interno del centro storico con la realizzazione delle vie Irnerio, Rizzoli, Dante e Marconi, lo smantellamento delle mura (1902) e l'abbattimento delle torri Artenisi, Riccadonna e Guidozagni; contestualmente nacquero i quartieri operai di Bolognina e Cirenaica. Nel 1938 fu bandito un concorso nazionale per il nuovo piano regolatore: le soluzioni proposte, notevolmente omogenee tra loro, prevedevano espansioni lungo la direttrice EW (a monte e a valle della città) e il potenziamento della rete viaria per il traffico di scorrimento mediante due nuovi tracciati a N e a S della via Emilia. Nel 1955 la situazione urbanistica della città continuò a rimanere immutata: venne redatto un nuovo piano regolatore che confermò le previsioni generali dei due precedenti ed ebbe breve vita. Nel 1961 Bologna fu autorizzata all'ideazione di un piano intercomunale, che interessò i dodici comuni del suo comprensorio. Nel 1970 venne adottato un nuovo piano regolatore che ebbe lo scopo fondamentale di ristrutturare l'aggregato urbano esistente attraverso un aumento degli standard urbanistici relativi al verde pubblico e alle attrezzature scolastiche e pubbliche in genere. Tra gli studi e le proposte di settore fu di particolare rilevanza il progetto per il sistema direzionale della città, localizzato lungo l'asse N, che interessò anche il nuovo centro fieristico e che fu affidato al gruppo dell'architetto giapponese KenzoTange. Tale progetto, che sembrò riproporre in altra dimensione la forma esagonale del nucleo storico della città, si pose come elemento di strutturazione del settore N di espansione urbana; nello stesso tempo, insieme alle altre progettazioni per le aree del pedemonte, della collina e della direttrice di levante, collegate fra di loro dal nuovo sistema viario incentrato sul grande asse attrezzato di scorrimento (che per la sua posizione è detto “tangenziale”), esercitò una funzione primaria per una più organica ridistribuzione dell'intero territorio. Nel 1984 venne approvato il nuovo piano regolatore (consulenti generali Campos Venuti, Clemente e Portoghesi) che si fondava su un articolato intervento sull'esistente, in particolare sulla prima periferia a N e a E del centro. I temi della riqualificazione urbana e del riuso furono affrontati con una novità metodologica: si passò da una generica zonizzazione a una “zonizzazione figurata”, cioè vennero proposte indicazioni tipologiche a livello architettonico. Si può considerare il caso di Bologna come esempio di un “piano della terza generazione”, attento cioè ai caratteri fisici delle città e del territorio, alla valorizzazione e alle qualità delle risorse ambientali, ai rapporti fra progetto urbanistico e progetto architettonico.

Storia

Abitata da popolazioni proto-italiche forse riconducibili alla civiltà villanoviana (sec. X-IX a. C.), poi centro etrusco col nome di Felsina (o Velzna), fu invasa e devastata dai Galli Boi (sec. IV a. C.) e nel sec. II a. C. venne conquistata dai Romani (che la chiamarono Bononia) parallelamente all'avvio dei lavori di costruzione della via Emilia (187 a. C.) e della fondazione di nuove colonie lungo il suo percorso. Cruciale snodo di transito, sotto i Romani fu una città fiorente e popolosa ma, con il declino dell'impero, il suo sviluppo subì una battuta d'arresto e le sue dimensioni si ridussero a quelle di un piccolo borgo. Dominata dai Bizantini e poi dai Longobardi, che la distrussero parzialmente, fu occupata dai Longobardi e quindi ceduta alla Chiesa, che la fece amministrare indirettamente da duchi. Intorno all'anno Mille la città rifiorì sino a godere, nel Duecento, di un periodo di prosperità con il riconoscimento dell'autonomia comunale (placito di Governolo del 1116). Fece parte della Lega Lombarda partecipando alla vittoriosa battaglia di Fossalta (1249), dove fu sconfitto e fatto prigioniero re Enzo, figlio dell'imperatore Federico II. Fu quello il periodo di maggior splendore di Bologna, testimoniato dalla nascita della prima università in Europa (ca. 1088), che ne fece la capitale culturale europea nel Medioevo insieme a Parigi. L'Alma Mater Studiorum ebbe nel sec. XII, per privilegio imperiale, diritti autonomi e magistrati indipendenti. Sul finire del sec. XIII la città arrivò a sfiorare i 50.000 abitanti, collocandosi tra le prime dieci più popolose d'Europa. Fu, questo, un periodo di grandi mutamenti e riforme sociali: nel 1256 Bologna fu la prima città europea ad abolire la servitù della gleba. Durante il Trecento le lotte intestine tra la famiglia guelfa dei Geremei e la famiglia ghibellina dei Lambertazzi, che si conclusero soltanto nel 1274 con il trionfo della fazione guelfa favorendo il progressivo assoggettamento del comune al potere temporale della Chiesa, ne minarono l'equilibrio politico e inaugurarono un periodo di declino. I tentativi di riscatto sotto i Pepoli (1337-50) e poi sotto i Visconti di Milano (1351-57 e 1402-03) condussero soltanto a un maggiore asservimento della città allo Stato Pontificio. Solo con il consolidamento della signoria dei Bentivoglio (1446-1506) Bologna conobbe un nuovo periodo di prosperità. Dal 1512 e fino al sec. XVIII rientrò nell'orbita della Chiesa. Accolto favorevolmente il dominio napoleonico, nel 1796 divenne dapprima capitale della Repubblica Cispadana e poi secondo polo (dopo Milano) di quella Cisalpina. Durante la Restaurazione fu il centro propulsore del movimento delle sette liberali che agivano in Romagna; nel 1831 fu capitale delle Province Unite di Emilia, Marche e Umbria che si erano sottratte al governo papale. Partecipò attivamente alle lotte del Risorgimento (nel 1848 insorse vittoriosamente contro gli austriaci) e nel 1860 entrò a far parte del Regno d'Italia. Agli inizi del sec. XX la città fu interessata dal diffondersi delle organizzazioni socialiste, dagli scontri tra agrari e fascisti, ma soprattutto dallo sviluppo del sistema cooperativistico. Durante la seconda guerra mondiale fu attivissimo centro della Resistenza e venne gravemente danneggiata dai bombardamenti.

Arte

Elementi caratterizzanti la città sono la massiccia presenza dei portici, costruiti e rinnovati ininterrottamente dal sec. XII al XIX, e l'impiego di materiali edilizi cromatici (cotto e arenaria). Testimonianza dello stile romanico è il complesso di Santo Stefano (sec. XI-XIII), costituito da quattro chiese a pianta basilicale e centrale, due cortili, cappelle, oratori ecc. Romanica era pure la cattedrale di San Pietro, o Metropolitana (1161-65), di cui, dopo il rifacimento barocco, restano soltanto il campanile e la cripta. Nel sec. XII sorsero numerose torri (oltre duecento), di cui rimangono quella degli Asinelli e la Garisenda; nel sec. XIII furono edificati il palazzo del Podestà (torre dell'Arengo, 1212) e il palazzo di Re Enzo (1246). Ma l'architettura bolognese del sec. XIII realizza i suoi esempi più alti nelle chiese San Domenico (iniziata nel 1221) e San Francesco (1236-63). San Domenico, rifatta nel sec. XVIII, conserva del Duecento l'arca del santo, eseguita dalla bottega di Nicola Pisano (Arnolfo di Cambio, Fra' Guglielmo, tra gli altri) e arricchita nel 1469-73 da Niccolò dell'Arca e da Michelangelo (1495). San Francesco mantiene invece la struttura originaria, che documenta uno dei primi tentativi di adeguamento, in Italia, agli schemi dell'architettura gotica francese, con abside caratterizzato da cappelle radiali; all'interno è custodita la sontuosa ancona marmorea dei veneziani Iacobello e Pierpaolo Dalle Masegne (1388-92). Nel sec. XIV la città fu sede dell'importante scuola pittorica bolognese. Un ambizioso programma di opere pubbliche venne realizzato dopo il 1377: dominante fu la figura di Andrea di Vincenzo, che intervenne in tutte le maggiori opere architettoniche del tempo (palazzo della Mercanzia, 1384; palazzo dei Notai, 1384; Santa Maria dei Servi, 1386; campanile di San Francesco, 1387), concludendo con San Petronio (iniziata nel 1390), la grandiosa basilica a tre navate su pilastri (alta 44,27 m e lunga 132 m) con i fianchi ritmati da cappelle cuspidate a finestroni marmorei traforati. Nella prima metà del sec. XV alcuni scultori toscani diffusero a Bologna le innovazioni rinascimentali: nel 1424 Niccolò Lamberti iniziò il sepolcro di Alessandro V, nella chiesa di San Francesco; nel 1425 Iacopo della Quercia eseguì le sculture del portale mediano di San Petronio e la tomba di A. G. Bentivoglio a San Giacomo Maggiore (1435). Un intenso rinnovamento edilizio iniziò dopo il 1447 con la signoria dei Bentivoglio: il palazzo Bentivoglio (dei fiorentini P. Portigiani e M. Infrangipani, distrutto nel 1506) divenne una delle più grandiose dimore gentilizie italiane del sec. XV. Attualmente il più noto edificio del primo Rinascimento è il palazzo Bevilacqua (1474-84), ma l'opera artisticamente più significativa è la nuova facciata del palazzo del Podestà, del bolognese A. Fioravanti (iniziata nel 1484, ma il modello è del 1472), in forme albertiane (pilastri con semicolonne addossate). La chiesa della Madonna di Galliera (1491) è probabilmente opera del Formigine, che agli inizi del sec. XVI diffuse nell'edilizia civile uno stile aggraziato ma eclettico (palazzi Malvezzi-Campeggi, Bolognini-Amorini, Fantuzzi, Albergati). Nel corso del sec. XVI operarono a Bologna quasi tutti i maggiori artisti italiani. Michelangelo, già attivo nel 1495 per l'arca di San Domenico, eseguì nel 1506 la statua bronzea di Giulio II per San Petronio, distrutta nel 1511. Raffaello inviò per San Giovanni in Monte la Santa Cecilia coi Santi Paolo, Giovanni, Agostino e Maria Maddalena (1513, Pinacoteca Nazionale), prototipo di pala devozionale che ebbe profonde conseguenze sulla pittura dei Carracci. Per la facciata di San Petronio (poi mai realizzata) furono chiamati i migliori architetti italiani, che lasciano nella città importanti opere: B. Peruzzi (cappella Ghislandi nella chiesa di San Domenico); Giulio Romano (tomba di L. Boccadiferro a San Francesco); Vignola (palazzi Bocchi, Boncompagni e dei Banchi in piazza Maggiore); G. Alessi (portale del Palazzo Comunale); Palladio (palazzo Ruini, adesso di Giustizia); P. Tibaldi (palazzo Poggi, dal 1803 sede dell'università). Il maggior architetto bolognese del secondo Cinquecento è Antonio Terribilia, che costruì per il cardinale Carlo Borromeo l'Archiginnasio (1562-63), nuova sede unificata dello Studio bolognese, riformato secondo le esigenze della Controriforma (all'interno è il Teatro Anatomico del sec. XVII, interamente rivestito in legno). Negli stessi anni (1564) venne aperta la contigua piazza del Nettuno, così detta dalla statua bronzea (1566) del Giambologna che orna la fontana di T. Lauretti. In pittura si sviluppò il grande momento del manierismo e della riforma carraccesca. La maggiore impresa architettonica del periodo barocco fu il rifacimento della cattedrale di San Pietro; nel sec. XVIII furono attivi C. F. Dotti (santuario ellittico della Madonna di San Luca, 1723-57; rifacimento di San Domenico, 1728-32) e A. Torreggiani (facciata della cattedrale di San Pietro, palazzo Montanari, 1725-52). Interessante nel Settecento fu l'attività degli scenografi e dei prospettici: V. M. Bigari, S. Orlandi e i Bibiena (sala dei Bibiena, nel Teatro Comunale, di A. Bibiena). Dal sec. XV al XVII Bologna fu anche un importante centro di ceramica, producendo terrecotte ricoperte da smalto piombifero e decorate a graffito o a rilievo. Il lussureggiante repertorio ornamentale si avvaleva di fregi con foglie stilizzate, putti, stemmi, animali, figure. Tra la fine del sec. XVII e parte del XVIII fu attiva la fabbrica di terraglia fondata da C. Aldrovandi che produsse gruppi figurati e vasellame comune con decorazioni in blu.

Musei

La Pinacoteca Nazionale, formatasi a partire dal 1796, documenta la pittura bolognese dal sec. XIV al sec. XVIII. Del Trecento si conservano opere di S. de' Crocifissi, V. da Bologna, I. da Bologna, L. Dalmasio. La scuola ferrarese del sec. XV è rappresentata dalla Madonna tra i Santi Valerio e Giovanni Battista di F. Cossa e da due dipinti di L. Costa. Numerose sono le opere del caposcuola manierista bolognese F. Francia e di I. da Imola. Il manierismo è inoltre documentato da opere del Parmigianino (Madonna con Santa Margherita), P. Tibaldi, B. Passarotti, O. Sammachini, D. Calvaert, P. Fontana, B. Cesi, C. Procaccini. Il nucleo più prestigioso della raccolta è costituito dalle opere dei Carracci e degli artisti della loro scuola. Tra i capolavori ricordiamo: di L. Carracci l'Annunciazione, la Conversione di San Paolo, la Flagellazione e la Coronazione di spine, di A. Carracci la Comunione di San Gerolamo e l'Assunzione della Vergine, di Annibale Carracci la Vergine in gloria e l'Assunzione; di Guido Reni, tra i più celebri, la Strage degli innocenti, il Sansone vittorioso, il San Sebastiano e la Flagellazione; importanti esempi di F. Albani (Madonna col Bambino tra sante), del Domenichino (Martirio di Sant’ Agnese), del Guercino (San Sebastiano curato da Irene, Madonna col Bambino e San Bruno). Una stretta connessione con la pittura bolognese hanno la pala del Perugino con la Madonna in gloria (eseguita dopo il 1497 per una chiesa di Bologna). Numerosi, poi, i dipinti dei pittori minori del sec. XVII. La sezione del primo Settecento annovera le opere di M. Franceschini e G. M. Crespi, quella della seconda metà del secolo i lavori, tra gli altri, dei Gandolfi e di V. M. Bigari. Tra le altre scuole pittoriche è ben rappresentata quella veneta con C. da Conegliano e B. Vivarini, Tiziano (Gesù e il buon ladrone), G. Carpioni, M. Ricci e G. B. Piazzetta. Il Museo Civico, ospitato nel palazzo dell'Archiginnasio, conserva importanti reperti archeologici villanoviani, etruschi, egizi, greci e notevoli sculture del Medioevo e del Rinascimento (trittico marmoreo di Iacopo della Quercia). La Galleria Comunale d'Arte Moderna raccoglie opere di artisti italiani del sec. XX (U. Boccioni, G. De Chirico, G. Morandi e R. Guttuso). Il Museo Civico Archeologico di Bologna ha sede a palazzo Galvani, un edificio che costituisce l'epilogo di una lunga e complessa vicenda architettonica iniziata nel sec. XIV con la costruzione della chiesa di Santa Maria della Morte e dell'annesso ospedale. Numerosi sono stati i rimaneggiamenti (alcuni dei quali attuati nel sec. XIX) e, in occasione dei più recenti interventi di riallestimento del museo, sono state riportate alla luce anche alcune strutture superstiti delle fabbriche primitive. La nascita ufficiale dell'istituzione porta la data del 1881, quando si decise di riunire le opere fino ad allora facenti parte del Museo Antiquario Universitario (nel quale erano in precedenza confluite le collezioni di U. Aldrovandi e F. Cospi) e la collezione di P. Palagi, arricchendo il tutto con i materiali che, sempre più copiosi, provenivano dagli scavi archeologici condotti nell'area bolognese, prime fra tutte le testimonianze dell'epoca etrusca e di quella romana. Elemento di spicco del museo è la ricchissima documentazione archeologica relativa all'età villanoviana ed etrusca, che permette di seguire lo sviluppo della città dal sec. IX al IV a. C. (fra i reperti più importanti ricordiamo gli splendidi materiali provenienti da Verucchio, tra cui un trono ligneo finemente intarsiato). Tale allestimento originale, arricchito da affreschi ottocenteschi che riproducono fedelmente le pitture delle tombe di Tarquinia, Chiusi e Orvieto, è stato conservato intatto ed è uno dei rari esempi ancora esistenti di museografia ottocentesca italiana. Fra le più importanti d'Europa è la raccolta di antichità egiziane, forte di circa 3500 reperti e di cui, nel 1994, è stato portato a termine il totale rinnovamento. Fra le novità dell'allestimento vi è la ricostruzione virtuale della tomba di Horemheb a Saqqâra, della quale il museo possiede parte dei rilievi che in origine la decoravano. Per ciò che riguarda la Bononia romana, il museo presenta materiali provenienti in parte da scavi compiuti a Bologna e nel suo territorio, in parte da antiche collezioni. I reperti sono suddivisi per classi di materiali (vetri, ceramiche, metalli ecc.). Di particolare rilievo è la raccolta di stele ed elementi architettonici provenienti dalla città e dalle necropoli. Alla sezione preistorica appartengono strumenti in pietra, manufatti in metallo e vasellame in ceramica, mentre nella sezione greca si può ammirare il reperto più pregiato dell'originaria collezione di P. Palagi, ovvero la testa dell'Atena Lemnia, una copia romana in marmo della statua bronzea di Fidia (sec. V a. C.). La Gipsoteca documenta con numerosi esemplari l'evolversi dell'arte greca e il fenomeno della ritrattistica romana d'epoca imperiale. Il museo dispone, inoltre, di un importante medagliere composto da circa 100.000 esemplari: monete greche, romane (repubblicane e imperiali) ed emissioni delle zecche italiane.

Istituti culturali

L'Università di Bologna, sorta nella seconda metà del sec. XI, ebbe un'importanza fondamentale per la cultura europea nel Medioevo. Accanto alla scuola di diritto fondata dal grande giurista Irnerio che, dedicandosi allo studio dei testi giustinianei fino ad allora trascurati o ignorati, segnò la rinascita del diritto romano, sorsero poi scuole di filosofia, astrologia, logica, retorica, ars notaria, medicina, chirurgia e teologia (1364). Lo Studio bolognese, la cui fama richiamò allievi da ogni parte d'Europa, costituì inizialmente un comune autonomo, non soggetto alle autorità cittadine; gli studenti erano divisi in due associazioni, comprendenti una gli italiani (università dei citramontani) e l'altra gli stranieri (università degli oltramontani).Nell'orbita dell'università nacquero altre istituzioni culturali quali l'Accademia delle Scienze, il Museo Geologico, varie raccolte artistiche (tra cui la Pinacoteca Nazionale) e la Biblioteca Universitaria. Questa, formata dalla riunione delle donazioni di L. F. Marsili e di U. Aldrovandi (1742 e aperta al pubblico nel 1756), possiede ora circa 1 milione di volumi e più di 7500 manoscritti. Delle altre numerose biblioteche pubbliche, appartenenti a diversi enti e istituti, sono da ricordare quelle del comune, e in particolare: la Biblioteca dell'Archiginnasio; la Biblioteca Comunale “G. Carducci” costituita dalla biblioteca privata del poeta e conservata ancora nella casa ove egli ebbe la sua ultima residenza; la Biblioteca del Civico Museo Bibliografico Musicale “G. B. Martini”, una delle maggiori d'Italia nel suo campo, con importanti collezioni di autografi e di rare edizioni musicali. L'Osservatorio astronomico è il più antico osservatorio italiano di cui si abbia notizia, per talune osservazioni là effettuate già nel 1322; vi compirono studi N. Copernico, G. Montanari, G. D. Cassini. La sede attuale, collocata nel più ampio palazzo dell'Università, risale al 1712. Nel 1960 l'Università di Bologna, dalla quale dipende direttamente l'Osservatorio, provvide alla realizzazione del grande complesso radiotelescopico di Medicina, a 25 km dal capoluogo emiliano, detto “la Croce del Nord” per la disposizione delle antenne riceventi lungo due bracci incrociati di 600 m di lunghezza. Nella stessa epoca la stazione astronomica di Loiano venne dotata del nuovo telescopio “Cassini”, con specchio di 120 cm.

Spettacolo

Tornei, processioni, balli mascherati e feste popolari si susseguirono in città a partire dal Medioevo, ma altrettanto antica è la passione dei bolognesi per il teatro vero e proprio, prosa e lirica, che si espresse dapprima in teatrini privati, poi in sale pubbliche (la prima fu il Teatro del Pubblico, aperto nel 1547). Fu attiva nel Seicento una scuola musicale bolognese, alimentata dalle accademie (massima la Filarmonica, tuttora esistente) e dalla scuola violinistica della cappella di San Petronio, e soppiantata in seguito dall'opera buffa (che trovò sede al Teatro Formagliari, attivo dal 1641 al 1802). Nel 1763 venne aperto il Teatro Comunale, costruito su progetto di A. Bibiena, poi più volte riadattato e restaurato. È una delle sedi più importanti del melodramma italiano e straniero (si tennero qui le “prime” italiane di molte opere di R. Wagner) e ha accolto esecutori di grande rilievo, nell'opera come nel balletto e nel concerto, ospitando anche, specie negli ultimi anni, tournées di ensembles stranieri e ardite messinscene del repertorio tradizionale. È riconosciuto oggi come uno dei tredici enti lirici e sinfonici di importanza nazionale. L'altro teatro lirico era il Contavalli, aperto nel 1814, degno di menzione anche come sede delle maggiori compagnie dialettali bolognesi (trasformato in cinema, è poi tornato a ospitare piccole compagnie teatrali). Il teatro di prosa ha a Bologna una lunga storia, culminata nel sec. XIX quando la città divenne l'autentica capitale della scena italiana e il luogo di residenza di gran parte dei comici. Le rappresentazioni si tennero al Teatro del Corso (1805-1944); al San Saverio (oggi Duse), inaugurato nel 1865 e per un certo periodo tempio dell'operetta, e soprattutto la popolarissima Arena del Sole (poi trasformata anch'essa in cinema), sorta nel 1810 e destinata in particolare ai drammi a forti tinte; altrettanto famoso fu il Teatro dei burattini di Cuccoli (1831-1903). Del secondo dopoguerra (1947) è il Piccolo Teatro della Soffitta, oggi della Ribalta. È da ricordare infine la Scuola di recitazione dell'Antonianum.

Teatro dialettale

Una vivace produzione teatrale in vernacolo si sviluppò a Bologna fin dal sec. XVII. Dapprima il repertorio fu incentrato sull'ambiente contadino, mentre nel secolo successivo puntò sulla satira di costume, affidata alla maschera del Dottore. Sono da ricordare, in quest'ambito, le commedie di Dorigista (Maria Isabella Dosi Grati), edite al principio del Settecento, e i lavori, notevoli per estro e vivacità, di F. Gallesi, pubblicati nello stesso periodo. Meno brillante, al paragone, fu la produzione ottocentesca, che registrò l'affermazione di altre due maschere, Persuttèin e Narciso. Mentre fioriva lo spettacolo dialettale per fantocci, venne rappresentato, nel 1855, I facchein ed Bulògna di G. Muzzioli, che anticipò la ripresa del teatro bolognese moderno. Di questo, la figura più rappresentativa fu, a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, A. Testoni, autore, animatore e direttore teatrale. La sua opera fu continuata con varia fortuna dall'attore e commediografo G. Galliani. Fra le due guerre si affermò la compagnia Gandolfi. L'attuale scena, invece, è di minor rilievo e risonanza.

Economia

Già fiorente centro tessile specializzato nella produzione serica (i mulini da seta “alla bolognese” con ruota idraulica e incannatoio meccanico furono una delle massime realizzazioni tecnologiche europee sino al sec. XVIII), Bologna è un vivace centro industriale con piccole e medie imprese attive nei settori tessile (maglieria), meccanico (macchine automatiche, agricole e motocicli), calzaturiero, chimico, farmaceutico, cartario, grafico-editoriale e meccanico di precisione. Molto sviluppato è il settore alimentare, i cui punti di forza sono la produzione lattiero-casearia, di pasta (tortellini, lasagne e tagliatelle) e di insaccati (salumi e mortadella). L'agricoltura produce cereali, frutta (pere e albicocche), uva da vino, ortaggi e foraggi. Rilevante è il comparto enologico, con produzione dei rinomati trebbiano, sangiovese, albana e reno. Il settore turistico costituisce un'importante risorsa dell'economia bolognese: attrattive della città sono rappresentate dal notevole patrimonio storico-artistico dalla tradizione enogastronomica. Il Quartiere Fieristico, uno dei maggiori centri espositivi a livello europeo, ospita ogni anno saloni, mostre e convegni di richiamo internazionale.

Curiosità

Tra le numerose manifestazioni, si segnalano la Fiera del Libro per Ragazzi (aprile), il Future Show (aprile), la maggiore manifestazione italiana dedicata alla comunicazione audiovisiva e all'hi-tech, il Motor Show (dicembre), salone dell'auto e della moto. La città ha dato i natali ai pittori Ludovico (1555-1619), Agostino (1557-1602) e Annibale (1560-1609) Carracci, Guido Reni (1575-1642), Giorgio Morandi (1890-1964) e Valerio Adami (1935), al medico e scienziato Luigi Galvani (1737-1798), all'inventore Guglielmo Marconi (1874-1937), allo scrittore e regista Pier Paolo Pasolini (1922-1975), allo scrittore Stefano Benni (1947), al regista Pupi Avati (1938), al cantautore Lucio Dalla (1943) e alla cantante, ballerina e conduttrice televisiva Raffaella Carrà (1943).

Bibliografia

Per la storia

P. Ducati, Storia di Bologna, I (I tempi antichi), Bologna, 1928; A. Sorbelli, Storia di Bologna, II, Bologna, 1938; A. Sorbelli-L. Simeoni, Storia dell’università di Bologna, Bologna, 1940; G. Zucchini, Artigiani a Bologna nei secoli XIV, XV e XVI, in “Atti e Memorie della Deputazione di storia patria per l'Emilia e Romagna”, 1942-43.

Per l’urbanistica

Autori Vari, Catalogo per la mostra “Bologna centro storico”, Bologna, 1970 (con bibliografia); “Parametro” n. 1, Faenza, 1970; G. Bernabei, G. Greskri, S. Zagnoni, Bologna moderna (1860-1980), Quarto Superiore, 1984.

Per l’arte

P. Ducati, Guida al Museo Civico di Bologna, Bologna, 1923; G. Zucchini, Edifici di Bologna, I, Roma, 1931, II, Roma, 1954; I. B. Supino, L’arte nelle chiese di Bologna, vol. I (sec. VIII-XIV), vol. II (sec. XV-XVI), Bologna, 1932; A. Raule, Architetture bolognesi, Bologna, 1952; G. Zucchini, Guida alla Basilica di S. Petronio, Bologna, 1953; A. Emiliani, La Pinacoteca Nazionale di Bologna, Bologna, 1967; Autori Vari, Nove secoli d’arte a Bologna, Torino, 1988.

Per lo spettacolo

N. Morini, La Regia Accademia Filarmonica di Bologna, Bologna, 1930; Due secoli di vita musicale. Storia del Teatro Comunale di Bologna, a cura di L. Trezzini, Bologna, 1966; M. Calore, Bologna a teatro. Vita di una città attraverso i suoi spettacoli (1400-1800), Bologna, 1981.

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