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Bradley, Francis Herbert

filosofo inglese (Clapham 1846-Oxford 1924). Può essere considerato come la figura più rappresentativa dell'idealismo anglosassone. Nella sua opera più celebre, Appearence and Reality (1893; Apparenza e realtà), difende la tesi tipica dell'hegelismo circa il carattere negativo del finito, che solo se si sopprime come tale per risolversi nell'infinito acquista realtà e valore. L'originalità di Bradley consiste nella via scelta per difendere tale tesi. Criterio della realtà nella sua assolutezza è la non contraddittorietà; alla luce di questo criterio si rivela contraddittorio l'intero mondo dell'esperienza umana. Esso è infatti essenzialmente fondato su relazioni e la nozione di relazione è contraddittoria. Infatti, se la relazione s'identifica con i termini, questi cessano di essere tali e con loro scompare la relazione stessa; se invece si distingue dai termini, sorge il problema della sua relazione con essi, che richiede per essere risolto l'introduzione di una nuova relazione e così all'infinito. Ci avviciniamo alla realtà escludendo tutte quelle esperienze che nel mostrarsi contraddittorie esigono un ulteriore trascendimento: il nostro sapere dell'assoluto sembra dunque essere essenzialmente negativo; pure, secondo Bradley, attraverso tali esclusioni giungiamo a possedere di esso una qualche conoscenza positiva: p. es., che è un'unità armonica e onnicomprensiva, in cui tutte le cose che sperimentiamo come apparenza, attraverso un riaggiustamento totale (per noi incomprensibile in quanto non relazionale), trovano la loro realtà. Bradley sembra ravvisare indizi circa il modo d'essere della realtà nel sentimento immediato (con la sua fusione armonica di elementi diversi) o nell'esperienza estetica ed etica. Tre le altre sue opere si ricordano: Ethical Studies (1876; Studi etici); The Principles of Logic (1883; Principi di logica), Essays on Truth and Reality (1914; Saggi sulla verità e la realtà).

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