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Brook, Peter

regista inglese (Londra 1925). Tra i protagonisti del teatro contemporaneo, promotore a Parigi, dal 1970, di un Centro internazionale di ricerca teatrale, ha dato al teatro un apporto di primo piano sia con rivisitazioni antitradizionali di classici e particolarmente di Shakespeare; sia con messinscene di autori moderni francesi (Cocteau, Anouilh, Sartre, Genêt) e americani (Williams, Miller); sia con spettacoli sperimentali come lo straordinario Marat-Sade (1964) di P. Weiss, portato sullo schermo nel 1967, o come US (1966), “documentario improvvisato” sul Vietnam, Orghast (1971), copione con un linguaggio inventato, e Gli Ik (1975), frutto di un viaggio in Africa; sia con testi teorici, tra cui Il teatro e il suo spazio (1968). Nella parallela ma meno cospicua attività cinematografica vanno ricordati: Il masnadiero (1953), Moderato cantabile (1960), I ragazzi e il diavolo (1963), Tell Me Lies (1968; Raccontami bugie). Nella stagione teatrale 1983-84 ha diretto, a Parigi, Marcello Mastroianni in Cin Cin di Billetdoux. Al festival di Avignone del 1985 presenta The Mahābhār, straordinario dramma epico tratto da un grande poema della tradizione indiana. Dallo spettacolo, una delle più suggestive rappresentazioni teatrali del decennio, viene quindi tratto un video di oltre cinque ore e un film a 35 mm di quasi tre ore, presentato alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia del 1989; l'anno seguente presenta a Parigi La Tempête. Per la televisione francese ha realizzato nel 1983 La tragédie de Carmen, già messa in scena a Parigi. Un teatro fatto di pochi elementi essenziali per rendere attraverso il puro simbolo lo spirito dei grandi classici. Questa è la strada che Brook ha continuato a seguire dando vita a spettacoli di grande purezza formale e insieme di enorme spettacolarità. È il caso di Woza Albert, un dramma sull'apartheid, rappresentato in prima mondiale a Prato nel 1990, o ancora della sua Tempesta di W. Shakespeare (1991) in cui, con evidente richiamo allo zen, un unico monolite in scena si trasformava in oggetti diversi evocati dalla mimica degli attori, o ancora del “suo” Amleto proposto anche al Festival di Berlino e di Oh, les beaux jours di S. Beckett portato in scena nel 1995. Nel 1998 Brook analizza il mondo della psiche mettendo in scena Je suis un phénomène, ricavato dagli scritti del neuropsicologo russo Lurja. Torna poi ai classici e, in collaborazione con Claudio Abbado, dirige il Don Giovanni di Mozart, in un allestimento essenziale, moderno e intessuto di sentimenti veri, scegliendo come protagonista la giovane soprano italiana Carmela Remigio. Nel 2002 porta in scena La Tragédie d'Hamlet (tratta da un testo di Jean-Claude Carrière e di Hélène Estienne), affidando, per la prima volta in Europa, la parte di Amleto a un attore di colore. Nel 2005 ha curato la regia di Il grande inquisitore, da un testo di Dostoevskij e nel 2006 ha portato in scena Sitwe Banzi è morto.

Bibliografia

J. Kott, Uno Shakespeare vero e crudele (su Titus Andronicus), in Shakespeare nostro contemporaneo, Milano, 1964; S. Sontag, Marat - Sade - Artaud, in Contro l'interpretazione, Milano, 1968; A. C. H. Smith, Teatro come invenzione: Orghast, Milano, 1974; F. Quadri (a cura di), Peter Brook o il teatro necessario, Venezia, 1976; J. Heilpern, Conference of the Birds: Peter Brook in Africa, Londra, 1977; L. Curti, Peter Brook e Shakespeare, Napoli, 1984; D. Williams (a cura di), Peter Brook: A Theatre Casebook, Londra, 1988; G. Banu, A. Martinez (a cura di), Gli anni di Peter Brook, Milano, 1990.