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Buridano, Giovanni

nome italianizzato del filosofo francese Jean Buridan (Bethune fine sec. XIII-dopo il 1358). Fu rettore dell'Università parigina, dove insegnò per circa quarant'anni, estendendo la sua attività dalla logica fisica all'etica e alla politica. Non fu un seguace di Occam, ma in molte questioni ne risentì l'influenza: di lui accetta il canone metodologico nel problema della conoscenza, ma rifiuta la critica di Nicola d'Autrecourt al principio di causalità; con Occam ha in comune l'opposizione all'aristotelismo, rivelando originalità e autonomia nei problemi etici e politici. In logica compie un'acuta diagnosi della suppositio, perfezionando l'aspetto tecnico della trattazione con l'introduzione di precise distinzioni fra le funzioni attribuibili ai termini. Importanti i suoi contributi nel campo della fisica; nelle Quaestiones totius libri physicorum analizza la nozione di impetus (potenza) in un tentativo di correggere la meccanica aristotelica: un motore imprime a un proiettile una potenza che lo fa proseguire nel suo moto nella direzione che ha preso all'inizio e con velocità immutata; questa potenza è proporzionale alla velocità iniziale e al peso del proiettile. A differenza di Aristotele, che cercava questa forza nell'aria intorno al proiettile, Buridano la cerca all'interno del corpo stesso; egli applica la sua teoria anche all'astronomia asserendo che Dio dà l'impetus iniziale agli astri e questi lo mantengono intatto perché nel loro movimento non incontrano forze contrastanti; in ottica Buridano è sostanzialmente concorde con le teorie del suo secolo. Fu autore anche di Summulae logicae. § La favola dell'asino di Buridano, secondo la quale un asino di fronte a due mucchi uguali di fieno, incapace di scegliere, morirebbe di fame, è attribuita a torto a Buridano, anche se illumina bene lo spirito del suo pensiero: l'atto della volontà rimane paralizzato dinanzi a due beni uguali per l'intelletto.

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