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Burkina Faso

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(Burkina Faso). Stato dell'Africa occidentale (270.764 km²). Capitale: Ouagadougou. Divisione amministrativa: province (45). Popolazione: 14.017.262 ab. (stima 2009). Lingua: francese (ufficiale), dioula, malinke, môre. Religione: musulmani 60,6%, animisti/credenze tradizionali 15,3%, cristiani 23,2%. Unità monetaria: franco CFA (100 centesimi). Indice di sviluppo umano: 0,389 (177° posto). Confini: Mali (N e W), Niger e Benin (E), Togo, Ghana e Costa d'Avorio (S). Membro di: CEDEAO, OCI, ONU, UA e WTO, associato UE.

Generalità

Sorto nel 1960 dallo smembramento dell'Africa Occidentale Francese (AOF), il Burkina Faso è tra i Paesi che più drammaticamente esprimono le condizioni del sottosviluppo africano. Lontano dal mare, povero di risorse naturali e perciò rimasto scarsamente incentivato anche in epoca coloniale, il Burkina Faso è privo di valide possibilità produttive, che ne mutino lo stato di perdurante debolezza economica; nonostante sia una nazione etnicamente unitaria, è da sempre privo di un'identità ben definita. Già noto con il nome di Alto Volta, è stato ribattezzato con il nome attuale, che significa "Paese degli uomini onesti", il 4 agosto 1984, anniversario del colpo di stato avvenuto l'anno precedente. La principale risorsa è l'agricoltura di sussistenza, organizzata con metodi tradizionali e sempre sottoposta all'imprevedibilità del clima. Il prodotto commerciale più importante è il cotone, la cui coltivazione è stata intensificata nel quadro dei recenti piani di riassetto dell'economia. Il Burkina Faso è uno dei paesi più sfavoriti della Terra: la graduatoria mondiale in base all'indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite lo vede stabilmente nelle ultime posizioni. Le rimesse degli emigrati contribuiscono in modo sostanziale a ripianare in parte il deficit cronico della bilancia commerciale del Paese.

Lo Stato

Il Paese è una Repubblica parlamentare. Secondo la Costituzione del giugno del 1991 il potere legislativo compete all'Assemblea dei deputati popolari eletta a suffragio universale per 5 anni; il potere esecutivo, invece, è esercitato dal presidente della Repubblica, che è anche capo del governo e, come deciso da un emendamento costituzionale del 2000, è eletto a suffragio universale con mandato di 5 anni. Il sistema giudiziario si basa sul diritto francese e sulle consuetudini locali. I vecchi tribunali popolari rivoluzionari sono stati soppiantati dai tribunali civili. Il secondo grado di giudizio è costituito dalle Corti di appello che si trovano nelle città di Ouagadougou e Bobo-Dioulasso. La Corte suprema rappresenta il massimo organo preposto all'amministrazione della giustizia. É in vigore la pena di morte, ma le esecuzioni non hanno luogo dal 1988. Le forze armate sono divise in esercito e aviazione; il servizio militare viene effettuato su base volontaria e ha una durata di 2 anni. Per quanto riguarda l'educazione scolastica, l'insegnamento primario è gratuito e obbligatorio e ha la durata di 6 anni. La scuola secondaria è articolata in due cicli: il primo di 4 e il secondo di 3 anni, quest'ultimo è d'indirizzo. Nonostante l'istruzione sia obbligatoria e gratuita, la frequenza nelle scuole è assai bassa e il problema dell'analfabetismo è assai grave: la percentuale di analfabeti è fra le più alte al mondo (71,3% nel 2007). Nel 1974 è stata fondata l'Università di Ouagadougou e successivamente ne è stata aperta un'altra a Bobo-Dioulasso.

Territorio: geografia fisica

Il territorio del Burkina Faso si estende nelle vaste regioni centrali della fascia sudanese e corrisponde sostanzialmente al lieve inarcamento crostale che separa la depressione del Niger da quella marginale del Volta. Strutturalmente esso è costituito da un vasto tavolato di rocce cristalline (comprendenti graniti, quarziti, scisti) elevato intorno ai 300-400 m e ricoperto da spessi suoli lateritici, poco adatti alle colture. La struttura tabulare, monotona e uniforme, è rotta qua e là dalla presenza di alture isolate (Inselberge), masse rocciose per lo più granitiche, che nel Burkina Faso sudoccidentale raggiungono gli 800 m nel massiccio del Banfora. A N il tavolato si abbassa leggermente verso l'area di subsidenza del Niger; un'altra zona depressa si estende a S, lungo il corso medio del Volta Nero, in corrispondenza del confine con il Ghana. Data la sua morfologia, che presenta una sia pur tenue linea spartiacque, il Paese ha due fronti idrografici: uno verso E comprende alcuni tributari del Niger, l'altro meridionale si incentra sui principali rami sorgentiferi del fiume Volta, cioè il Volta Nero a W, il Volta Rosso al centro e il Volta Bianco a E. L'alimentazione di questi fiumi, strettamente legata al regime delle piogge, conferisce loro un regime fortemente torrentizio con piene estive e magre invernali; due grandi piene si susseguono fra luglio e ottobre, con estese inondazioni, mentre nel semestre invernale la portata è minima e gli affluenti rimangono asciutti o presentano, dove il letto è ampio, sacche acquitrinose. Il territorio, compreso fra i 10º e i 15º latitudine N, a una distanza dal mare che si aggira fra i 500 e i 1000 km (quindi spiccatamente continentale), rientra in quella fascia climatica dell'Africa occidentale soggetta alternativamente agli influssi dell'harmattan, il vento desertico che durante l'inverno porta da NE aria secca e polverosa, e a quelli del monsone estivo di SE, proveniente dal golfo di Guinea. Tali fattori, nel complesso piuttosto semplici, determinano nel Paese un clima tropicale di tipo “sudanese", semiarido, con temperature medie annue sempre superiori ai 25 ºC, precipitazioni modeste, oscillanti intorno ai 500-1000 mm annui; la regione meridionale di Gaoua è però già soggetta a clima subequatoriale con precipitazioni abbondanti (1500 mm) prolungate per più di sei mesi all'anno ed escursioni termiche più deboli, generalmente inferiori ai 7 ºC; per contro all'estremo N le piogge sono inferiori ai 500 mm annui.

Territorio: geografia umana

La posizione geografica e la struttura prevalentemente tabulare del territorio hanno fatto del Burkina Faso, fin da tempi remoti, la naturale regione di transito fra il corso del Niger e la costa guineana; da ciò derivano l'antichità del popolamento e soprattutto la complessa stratificazione dei suoi tipi umani che risultano dalla sovrapposizione di genti sudanesi e preesistenti popolazioni paleonegritiche. Nel Paese si contano un centinaio di gruppi etnici che tuttavia è possibile raggruppare in due grandi famiglie: quella voltaica e quella mande; complessivamente si calcola che siano presenti almeno 63 gruppi etnici diversi, di cui è difficile stabilire l'esatta incidenza percentuale. Il gruppo più importante è quello dei mossi (48,6%), socialmente compatti grazie a un'antica fedeltà tribale: vivono principalmente nelle regioni centrosettentrionali del Paese e gravitano su Ouagadougou, loro antico nucleo storico. Altre etnie sono i fulbe (7,8%), i gourmantché (7%), i bobo (6,8%), i bisa-samo (6,5%), i gourounsi (6%), i dagari-lobi (4,3%); altri gruppi, fra i cui i tuareg e i mandingo, costituiscono il 13% degli abitanti. Il tasso di incremento annuo della popolazione, tra il 2000 e il 2005, si è mantenuto intorno al 3,6%. La distribuzione degli abitanti è abbastanza varia e irregolare, con una densità di 56 ab./km²; più concentrata risulta nella fascia centrale, occupata dalla savana, dove è più sviluppata l'agricoltura. La popolazione urbana rappresenta appena un sesto della popolazione, e si concentra a Ouagadougou, centro politico e amministrativo e mercato agricolo di rilievo soprattutto per la posizione nevralgica che occupa in rapporto alla rete delle comunicazioni, e Bobo-Dioulasso, importante per le industrie e per i collegamenti stradali con i Paesi vicini. I villaggi possono accogliere da poche decine e diverse centinaia di individui. Costruiti con fango e argilla, accolgono tanti gruppi di capanne quante sono le unità familiari legate dal vincolo del sangue.

Territorio: ambiente

Il Burkina Faso presenta una vasta varietà di ambienti naturali: rade foreste e manto erboso ricoprono le zone a S, mentre a N si trovano savana, steppa e deserto, in prossimità del sahel. La vegetazione presenta aspetti diversi secondo il carattere delle precipitazioni, rigogliosa nella stagione umida, scarsa in quella secca. In genere nella zona meridionale, dove l'umidità è maggiore, predomina la savana arborata, spesso sostituita dalle colture di canna da zucchero e riso, mentre nella parte centrosettentrionale prevale la savana erbosa, dove l'albero più tipico è il baobab, ma non mancano le acacie e le euforbie. A N la lunga durata del periodo di siccità esclude lo sviluppo degli alberi e anche le erbe e i cespugli xerofili spesso crescono stentatamente: la savana cede il passo alla steppa, con erbe basse e qualche pianta gommifera, e questa a sua volta, quando i ciuffi erbosi cominciano a diradarsi, al sahel, la sponda del deserto. La fauna presenta caratteri di grande mobilità in rapporto all'andamento del ciclo climatico ed è costituita in massima parte da erbivori come l'ippopotamo, il bufalo e l'antilope. Il Burkina Faso è gravemente colpito da due problemi ambientali: la siccità, che causa un avanzamento delle aree desertiche, e l'erosione del suolo. Inoltre l'alto tasso di incremento demografico, il continuo disboscamento, l'aumento delle zone adibite al pascolo e le limitate risorse naturali del suolo non fanno immaginare miglioramenti per le condizioni del Paese colpito anche da una povertà dilagante. Le aree protette sono il 14,4% del territorio e comprendono anche due parchi nazionali, quello denominato "W" e quello del Kabore Tambi, dove gli animali vivono nel loro habitat naturale.

Economia: generalità

Il Burkina Faso è stato incluso dall'ONU tra i 25 più poveri Stati del mondo. Lo sviluppo economico del Paese è frenato in primo luogo dal clima, caratterizzato da un'alternanza di stagioni secche e umide; ricorrenti sono poi i periodi di siccità sopratutto nella zona centrosettentrionale dello stato; infine è ostacolato dall'andamento irregolare dei corsi d'acqua che alternano periodi di secca durante l'inverno ad abbondanti piene nel periodo estivo. Questi fattori fanno sì che il Paese dipenda economicamente da un'agricoltura arcaica e da una pastorizia nomadica, che non riescono neppure a coprire il fabbisogno alimentare di una popolazione troppo numerosa per le scarsissime risorse locali e il cui tenore di vita risulta notevolmente al di sotto degli stessi livelli medi africani. Lontano dal mare e insufficientemente collegato anche per terra con gli Stati limitrofi, quasi interamente compreso in una fascia climatica troppo arida per poter consentire una redditizia agricoltura di piantagione, il Burkina Faso non conobbe in epoca coloniale alcuna rilevante iniziativa; fu avviata soltanto la coltivazione delle arachidi e, come in tutta l'Africa sudanese, quella del cotone. Una volta ottenuta l'indipendenza (1960) il Burkina Faso si concentrò sul miglioramento della struttura della base economica, potenziando le infrastrutture, razionalizzando lo sfruttamento delle risorse minerarie, riorganizzando il settore primario, stabilizzando i prezzi dei beni di prima necessità. Con il colpo di stato del 1983 l'intervento dello stato nell'economia divenne più marcato: attraverso investimenti sopratutto nel settore agricolo si cercò di raggiungere l'autosufficienza alimentare, si costruirono infrastrutture (in particolare industrie manifatturiere) e iniziò la costruzione di dighe. Nonostante questo il Paese si presenta nei primi anni del Duemila strutturalmente debole: il PIL era, nel 2009, di 8.105 ml $ USA e quello pro capite di 564 $ USA. Il Burkina Faso risulta fortemente dipendente dalle importazioni, dai finanziamenti esteri e dalle rimmesse degli emigrati.

Economia: agricoltura, allevamento e pesca

Le attività primarie occupano l'assoluta maggioranza della popolazione attiva (ca. 87%), benché il loro contributo alla creazione del PIL sia in calo (2007). Le principali colture alimentari sono quelle del miglio e del sorgo che, grazie al loro breve ciclo vegetativo, riescono a crescere anche nelle zone siccitose con un solo periodo di piogge all'anno. Nelle zone più piovose si coltivano anche il mais, la manioca e la batata, mentre nelle aree dove sono state realizzate opere di irrigazione si è andata estendendo la risicoltura. Le colture di piantagione sono il cotone, ampiamente diffuso, grazie all'irrigazione, nella fascia delle savane e che risulta essere la più importante merce venduta all'estero, seguito dalle arachidi. Si coltivano inoltre il karité, le cui noci sono esportate, il sesamo, la canna da zucchero, il tabacco, varie primizie orticole. § Le foreste, a causa dell'eccessivo sfruttamento subito nel passato, si presentano oggi fortemente degradate (il governo ha iniziato però il rimboschimento di vaste aree). § L'allevamento praticato, soprattutto dai seminomadi fulbe, nelle regioni settentrionali (ma si sta espandendo anche nelle regioni occidentali), occupa un posto preponderante nell'economia del Paese, in quanto alimenta, dopo il cotone, la principale corrente d'esportazione. Il Paese annovera un patrimonio zootecnico rilevante, specie per quanto riguarda i caprini, i bovini e gli ovini; purtroppo solo il settore bovino è stato avviato verso la modernizzazione, per il resto l'allevamento viene praticato con metodo brado da pastori nomadi, e risente dunque della carenza di buoni pascoli, dovuta ai lunghi periodi di siccità. § Un contributo notevole all'alimentazione della popolazione viene dalla pesca, praticata nel Volta e nei suoi affluenti.

Economia: industria e risorse minerarie

Le attività industriali rimangono molto limitate e occupano solo il 3% (2006) della forza lavoro; si basano su piccole e piccolissime unità produttive che trasformano le materie prime locali e operano nei comparti alimentare e tessile lavorando in pratica esclusivamente per il mercato interno. Gli impianti in attività riguardano quindi il trattamento e la lavorazione dei prodotti agricoli, la sgranatura e la tessitura del cotone, nonché calzaturifici, fabbriche di birra, di sigarette e di zucchero. § Non manca un certo potenziale minerario, ma l'insufficienza delle vie di comunicazione ne scoraggia un adeguato sfruttamento non sostenuto neppure dalla lontananza dei mercati internazionali. Il maggior interesse è attualmente puntato sui giacimenti di manganes, sui minerali auriferi e in parte sull'anitimonio, lo zinco e i fosfati. Il Burkina Faso sta cercando inoltre di migliorare la propria produzione energetica e le proprie riserve idriche, con la costruzione di nuovi sbarramenti: la diga di Ziga ha alleviato la cronica mancanza d'acqua della capitale.

Economia: commercio e comunicazioni

La bilancia commerciale presenta un consistente passivo. Il basso livello dei consumi non consente di contenere ulteriormente le importazioni e il Paese dipende fortemente dagli aiuti internazionali. Gli scambi commerciali si svolgono prevalentemente con la Francia e con la Costa d'Avorio; le esportazioni sono rappresentate da cotone, prodotti zootecnici (bestiame vivo, pelli e cuoio), noci di karité, sesamo, arachidi, primizie orticole, mentre le importazioni riguardano combustibili, macchinari e mezzi di trasporto, generi alimentari e prodotti industriali. § Del tutto insufficienti sono le vie di comunicazione. La rete stradale si sviluppa per ca. 12.506 km, solo però per un quarto praticabili tutto l'anno, e si dirama a ventaglio dalla capitale verso gli Stati vicini; esiste inoltre un'unica linea ferroviaria che collega Ouagadougou con Bobo-Dioulasso proseguendo nel territorio della Costa d'Avorio sino al porto di Abidjan: è un tipico esempio di ferrovia di penetrazione, grazie alla quale il Burkina Faso dispone di uno sbocco diretto al mare. Il Paese può inoltre contare sui due aeroporti internazionali di Ouagadougou e di Bobo-Dioulasso.

Storia

L'odierno Burkina Faso è il risultato dell'unificazione sotto un unico governo, attuata dalla Francia negli ultimi anni del sec. XIX, di una cinquantina di diversi gruppi etnici (mossi, peul, senufo, lobi, gurunsi ecc.). Alcune di tali popolazioni, che si sarebbero separate da un gruppo unitario proveniente dalla zona del Lago Ciad (il cosiddetto gruppo Dagomba-Mamprusi-Mossi), avrebbero avuto un antenato comune, i cui figli avrebbero dato inizio ai vari regni mossi (Tenkodogo, Ouagadougou, Yatenga, Gurma), la cui epoca di fondazione è controversa: si va dal sec. XII di alcuni autori al XV di altri. I regni mossi avevano un Naba (capo), da cui dipendevano ministri, capi di provincia, feudatari, ecc. Il più importante regno mosso fu quello di Ouagadougou, il cui re assunse il titolo di Mogho Naba (capo dei Mossi). Attaccati dal Mali e dal Songhai, i regni mossi iniziarono la loro decadenza nei sec. XVI-XVII, mentre nel XVIII l'Islam fece il suo ingresso tra di essi. Regni minori si costituirono nei sec. XVIII e XIX nelle regioni di SW dell'attuale territorio a opera di invasori provenienti dalla Costa d'Avorio (il più importante fu quello di Gouïriko, fondato dagli Uattara di Kong). Le stesse regioni furono poi teatro delle razzie e devastazioni dell'almamy Samory Touré. Tra il 1896 e il 1898 la Francia stipulò una serie di trattati con i vari capi, portando sotto il proprio protettorato o sovranità le loro regioni. Unite alle colonie francesi confinanti, esse vennero staccate nel 1919 per formare un “territorio” a sé stante. Nel 1932 questo fu sciolto e diviso tra le colonie vicine, ma nel 1947 venne ricostituito per formare la colonia dell'Alto Volta, che il 5 agosto 1960 conquistò l'indipendenza. Maurice Yaméogo fu il primo presidente, ma nel 1966 fu deposto dal generale Sangoulé Lamizana, rimasto sino al 1980 l'arbitro indiscusso del Paese: governò da solo o con l'aiuto di un parlamento addomesticato in cui prevaleva un partito da lui ispirato, l'Union Démocratique Voltaïque. Il 25 novembre 1980 un colpo di stato militare destituì Lamizana; il potere venne assunto dal colonnello Saye Zerbo, che sospese la Costituzione e sciolse il Parlamento. Due anni dopo (1983) un altro golpe destituì anche Zerbo, cui succedette il maggiore Jean-Baptiste Ouédraogo, ma per poco: il 4 agosto 1983 il potere fu assunto dal capitano Thomas Sankara, che governò con il sostegno di un Consiglio nazionale della rivoluzione. L'anno successivo il nome dello Stato fu mutato da Alto Volta (o Volta) in quello di Burkina. Nel settembre 1987 anche tale governo, già osteggiato dalle forze sindacali, fu rovesciato da un colpo di stato compiuto dal Fronte Popolare del capitano Blaise Compaoré, che assunse quindi la guida del Paese: proclamata dal nuovo regime la continuità col processo rivoluzionario avviato nel 1983, esso perseguì però una più efficace politica economica. Dal 1989 si avviò un graduale processo di liberalizzazione che portò a una nuova Costituzione, approvata con referendum nel 1991. Alla fine dello stesso anno Compaoré fu confermato presidente, ma alla consultazione, boicottata dalle opposizioni riunite in un Coordinamento delle forze democratiche (CFD), partecipò solo poco più del 27% del Paese. Le prime elezioni legislative (giugno 1992) furono anch'esse vinte con un larga maggioranza dal partito del presidente (Organizzazione per la democrazia popolare-Movimento del lavoro: ODP-MT). Forte del rinnovato successo, Compaoré si poté così permettere di nominare un governo cui partecipavano anche alcune forze di opposizione. Successivamente il quadro democratico del Burkina Faso si mantenne sostanzialmente stabile nella figura di Compaoré, anche se non mancarono segnali di svuotamento del multipartitismo attraverso un processo di riaggregazione di forze intorno al partito del presidente che comunque continuò ad essere riconfermato come partito di maggioranza. Compaoré, grazie a un emendamento costituzionale fece abrogare la legge che poneva un limite al numero di mandati presidenziali e vinse le elezioni del novembre 1998 e quelle del 2005. Il risultato di queste consultazioni, comunque, fu duramente criticato dall'opposizione. L'ODP-MT, il cui nome era stato modificato in Congresso per la Democrazia e il Progresso (CDP) continuava a ottenere la maggioranza dei voti anche nelle elezioni del 2007. Nel novembre del 2010 il presidente Compaoré veniva riconfermato con l'83% dei voti. Dopo una serie di disordini nell'ottobre del 2014 Compaoré lasciava il Paese dopo 27 anni di governo. La presidenza ad interim veniva assunta dal colonnello Isaac Yacouba Zida.

Cultura: generalità

L'architettura tradizionale varia a seconda della regione e del gruppo etnico. si va dalla capanna di paglia dei fulbe alla tenda dei tuaregh fino alla capanna rotonda costruita con mattoni cotti al sole e il tetto di paglia (usata da mossi, bisa e gurmanché). A sud i bobo, i dagara, i gurunsi e i lobi costruiscono enormi case simili a castelli con legno, mura di fango e tetti piatti. In queste strutture, spesso vivacemente dipinte, possono vivere oltre cento persone; a sud i villaggi sono formati spesso da dozzine di queste enormi case sparse sul territorio. I mercati allestiti nel centro dei villaggi e delle cittadine non sono solo spazi per le attività commerciali ma anche luoghi di comunicazione dove ci si scambiano notizie e pettegolezzi, si organizzano i matrimoni e si passa il tempo in compagnia. Il cibo principale è il , una specie impasto preparato con miglio e farina di granturco; viene servito tiepido e accompagnato con salsa. Le salse più comuni sono fatte con foglie di baobab e/o acetosa e contengono ingredenti che variano da regione a regione; talvolta si aggiunge pasta dell'albero del burro o di glicine tuberoso. Nelle regioni più meridionali si coltivano e si mangiano patate dolci, mentre nel nord, specialmente tra i fulbe, il latte ha una parte importante nella dieta. Le specialità locali comprendono una specie di bruco, molto apprezzato tra i bobo e che è molto nutriente, perché la sua carne è ricca di proteine. Nelle aree rurali la carne si mangia raramente. Il bestiame viene allevato non per la carne ma pagare la dote o per offrire sacrifici. L'eccezione è il mercato settimanale, dove il cibo viene preparato e venduto: maiale arrosito, uova fritte e pane francese. La carne non viene mangiata spesso, ma viene consumata in occasione dei matrimoni, delle nascite e dei funerali. Tutti i gruppi etnici celebrano feste locali durante i quali si prepara cibo speciale e si consuma birra. Tra gli eventi nazionali spicca tra tutti il Fespaco (Festival Pan-Africain du Cinema), che si tiene ogni due anni a Ouagadougou: a questo festival cinematografico partecipano numerosi registi africani e l'evento attira personaggi famosi da tutto il mondo.

Cultura: letteratura

Il Paese presentava, prima della colonizzazione, una propria civiltà, caratterizzata, sul piano letterario, da una produzione orale, in gran parte dovuta a menestrelli professionisti, i griots. Tale tradizione sussiste ancora, con canti, narrazioni, recitativi in cui vengono esaltate le gesta e le virtù degli avi di determinate famiglie. L'impatto con la cultura europea non è stato molto profondo e ha toccato solo un'esigua élite. Si è cercato anzi di salvare il patrimonio tradizionale raccogliendo e trascrivendo la produzione letteraria orale. L'avvento dell'indipendenza non ha distolto l'attenzione di studiosi e scrittori dal passato: sono apparsi buoni saggi di argomento storico-politico ed etnologico-letterario. In questo campo domina la figura di Joseph Ki-Zerbo (1922-2006), economista, sociologo e storico, che supera, per vastità di problemi affrontati e di consensi, i confini nazionali e africani. Va citato anche P. B. Bamouni con il suo saggio Burkina Faso. Processus d'une révolution (1986). Anche in campo narrativo prevaleva l'interesse storico-etnologico, come dimostra il romanzo Crépuscule des temps anciens (1962) di Nazi Boni (1914-1969). Dopo il 1984, lo Stato ha incoraggiato la produzione letteraria e la narrativa si è fatta più dinamica. Tra i giovani scrittori ricordiamo Jean-Baptiste Somé (Miel amer, 1985), Jean-Hubert Bazié (Champ d’août, 1986), Babou Paulin Bamouni (Obou, l’étudiant journaliste, 1986), Pierre Claver Ilboudo (Adama ou la force des choses, 1987), Patrick G. Ilboudo, autore di Le procès du muet (1987) e Les carnets secrets d’une fille de joie (1988). In tutti questi romanzi è centrale l'interesse per l'esodo rurale e per la solitudine che colpisce gli anziani rimasti soli nei loro villaggi. Il linguaggio è semplice e lineare, ma diviene pungente nella satira sulla classe dirigente del Paese, considerata come la responsabile prima del fallimento delle speranze e delle aspettative create dall'indipendenza. Gli stessi temi della prosa si possono ritrovare nella poesia che, peraltro, sembra meglio conciliarsi con la dominante tradizione orale e che ha i suoi esponenti principali in due figure femminili, Bernadette Dao e Pierrette Sandra Kanzié. La poesia, grazie soprattutto all'opera di F. Pacéré-Titinga (Des tombes qui pleurent, 1987), è divenuta militante, esprimendo con fervore l'impegno politico. L'attività teatrale è vivace, anche se i testi scritti sono ancora in numero piuttosto esiguo. Due autori si sono affermati in campo internazionale: Th. Sowie Moussa (Tiombulari, 1985) e J. P. Guingané (Le fou, 1986). Negli ultimi anni del Novecento e all'inizio del XXI secolo nuovi scrittori sono apparsi sulla scena letteraria, come Augustin Sondé Coulibaly, Jean Baptiste Somé e Monique Ilboudo; il maggior ostacolo allo sviluppo di una letteratura nazionale è la scarsità di editori.