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Càmera dei Pari

(o Camera dei Lord), camera alta non elettiva del parlamento britannico.

Cenni storici

L'origine della Camera dei Pari risale al sec. XII: sotto la dinastia dei re normanni i baroni inglesi, feudatari diretti della corona, solevano riunirsi al minimo tre volte l'anno (Natale, Pasqua e Pentecoste) nella curia regis, insieme con gli alti prelati, per collaborare con il sovrano. Nel 1215 essi ottennero, con la Magna Charta firmata da Giovanni Senza Terra (1199-1216), il riconoscimento di certi privilegi che la Charter of Liberties di Enrico I (1100-35) aveva già accordato loro, ma che erano poi stati in gran parte soppressi; fra questi privilegi, il diritto di essere giudicati soltanto dagli altri nobili, invece che da comuni magistrati, ossia dai loro pari. Ciò consolidò il potere dei baroni, limitando quello del sovrano, ed estese anche i loro compiti: mentre da principio si erano occupati soltanto di controllare l'imposizione dei tributi, cominciarono allora a svolgere funzioni legislative. In teoria, i baroni convocati una volta in assemblea acquisivano il diritto di far parte della curia a vita. Si stabilì in tal modo l'istituto del peerage (parìa), che divenne ereditario, ed ebbe così origine il vero e proprio Parlamento. Nel 1239, sotto Enrico III (1216-72), le assemblee della curia furono per la prima volta chiamate parlamenta. La carica di capo della Camera dei Pari (lord Chancellor), evolutasi da una carica simile che esisteva nel Medioevo, successivamente fu regolata dalla prassi e, poiché spesso il Chancellor era estraneo alla Camera stessa, non aveva diritto di voto; solo dal 1705 invalse la consuetudine, in tal caso, di nominare lord il Chancellor al momento del conferimento della dignità. Ma a fianco della Camera dei Pari era sorta fin dal 1265 la Camera dei Comuni, che nel corso della guerra dei Cento anni aveva assunto un'importanza sempre maggiore e costituiva una concorrente non indifferente per la Camera dei Pari, la quale, soppressa da Cromwell nel 1649 ma da lui parzialmente ricostituita nel 1658 e integralmente restaurata nel 1660 alla vigilia del ritorno di Carlo II, riuscì tuttavia a mantenere il suo potere quasi intatto fino agli inizi del sec. XIX. L'influenza politica della Camera dei Pari, già indebolita dai contrasti interni fra whigs e tories, andò lentamente declinando con l'affermarsi della civiltà industriale, da cui i lord, prevalentemente grandi proprietari terrieri, rimanevano esclusi. Nel 1832, con il primo Reform Act(legge riguardante le elezioni dei deputati ai Comuni), il potere politico della Camera dei Pari cominciò a passare alla Camera dei Comuni, e nel corso del secolo si indebolì ulteriormente a causa della sua ostilità ai progetti della Camera dei Comuni a dare una definitiva soluzione alla questione irlandese, finché, nel 1911, il Parliament Act ridusse il suo potere di veto sulle leggi approvate dalla Camera dei Comuni. Dopo la II guerra mondiale il processo di depotenziamento della Camera dei Pari subì un'accelerazione: nel 1949 venne approvata una legge che aumentò le limitazioni stabilite nel 1911; nel 1958 col Life Peerage Act furono ammessi pari a vita di entrambi i sessi, mentre nel 1963 un nuovo Peerage Act stabilì la possibilità per i membri della Camera dei Pari di rinunciare al diritto ereditario di sedervi per essere eletti alla Camera dei Comuni. Nel 1999, infine, è stato drasticamente ridotto da 759 a 92 il numero dei pari ereditari (eletti da parte dell'Assemblea), mentre ai 360 pari a vita non è stato più concesso di trasmettere il titolo agli eredi. I pari non ricevono uno stipendio, ma hanno diritto al rimborso delle spese sostenute per la partecipazione ai lavori della Camera.