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Càntico dei Càntici

libro dell'Antico Testamento iscritto nel canone palestinese soltanto alla fine del sec. I d. C. Viene tradizionalmente attribuito a Salomone, ma l'attribuzione è impossibile dato il suo carattere relativamente tardivo, non anteriore all'esilio (sec. IV o III a. C.) . Le interpretazioni del Cantico dei Cantici sono abbondate attraverso i secoli; la più frequente è quella allegorica, secondo cui gli amori del giovane con la donzella che ne formano il contenuto rappresenterebbero l'amore di Dio verso Israele prima, di Dio verso la Chiesa poi. Ma allegorie di questo genere sono sconosciute all'Antico Testamento. La spiegazione più probabile viene dall'etnologia: fino ad ancora poco tempo fa in alcune regioni della Siria la celebrazione delle nozze durava 7 giorni e gli sposi erano i re della festa; un canto speciale, detto in arabo wasf, esalta la bellezza, il valore, le virtù degli sposi, e a questo genere letterario apparterrebbe il Cantico dei Cantici. Esso infatti si presenta come una composizione poetica breve, a forma di dialogo tra lo sposo, la sposa, le fanciulle e il coro. L'unità della composizione è controversa, propendendo alcuni studiosi per un solo autore, altri per autori diversi e altri ancora per un compilatore che avrebbe raccolto canti popolari di varia origine. Molto varia la versificazione (versi di 4-6-8 sillabe combinati in nove strofe differenti). La lingua non è l'ebraico classico del tempo di Salomone, ma quello contaminato da termini e forme dialettali, che risentono dell'aramaico: è l'ebraico del post-esilio babilonese. L'uso frequente delle metafore è nobilitato da un sentimento sempre intenso e sincero e da uno slancio lirico che trasfigurano la pagina in alti valori poetici.

G. Nolli, Cantico dei Cantici, Torino, 1967; D. Lys, Le plus beau chant de la création, Parigi, 1968; O. Loretz, Das althebräische Liebeslied, Neukirchen, 1971; P. Berti, Note sul Cantico dei Cantici, Rimini, 1985.

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Cantico dei Cantici