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Cèca, Repùbblica-

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(Česká Republika). Stato dell'Europa centrorientale (78.867 km². Capitale: Praga. Divisione amministrativa: provincie (14). Popolazione: 10.381.130 ab. (stima 2008). Lingua: ceco (ufficiale), polacco, romeno, russo, slovacco, tedesco, ucraino, ungherese. Religione: non religiosi/ atei 59%, cattolici 26,8%, protestanti 1,1%, hussiti 1%, ortodossi 0,2%, altre religioni 11,9%. Unità monetaria: corona ceca (100 haléřů). Indice di sviluppo umano: 0,897 (35° posto). Confini: Polonia (NE), Slovacchia (SE), Austria (S), Germania (W-NW). Membro di: Consiglio d'Europa, NATO, OCDE, ONU, OSCE, UE e WTO.

Generalità

Situata nel centro dell'Europa, in una posizione nevralgica sulle vie di comunicazione tra i più importanti stati dell'Ovest e dell'Est, la Repubblica Ceca (il cui nome deriva da Cech, un capotribù di origine slava stanziatosi anticamente nella regione) possiede geograficamente tutte le potenzialità per ricoprire un ruolo da protagonista nel continente. In realtà essa è stata nei secoli troppo occupata a difendere il proprio genio locale dall'aggressività degli invasori, o a organizzare eroici tentativi di autodeterminazione soffocati nel sangue, per poter raggiungere quella centralità economica e culturale a cui il suo popolo storicamente aspira. Anche una volta conquistata l'indipendenza, nel 1918, nello stato federale di cui faceva parte anche la Slovacchia, il Paese non ha potuto completare la propria maturazione economica, rimanendo vittima, nel 1938, del sogno espansionistico della Germania hitleriana. Del resto, dopo la fine del conflitto mondiale, quarant'anni di permanenza nell'orbita sovietica non solo hanno causato danni enormi all'economia del Paese (con un potenziamento miope di alcuni settori industriali a discapito dello sviluppo globale e un'assoluta mancanza di rispetto per la tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini) e allo spirito d'iniziativa degli abitanti, ma hanno anche provocato la caduta totale delle relazioni con la parte Occidentale dell'Europa, compresi quei paesi di cui i cechi erano stati sudditi per secoli. Dopo la caduta del blocco comunista e la successiva separazione dalla Slovacchia (1° gennaio 1993), la Repubblica Ceca si è trovata a dover creare ex novo un'organizzazione statale moderna e in grado di riconvertire l'economia in senso occidentale; e l'entrata nell'Unione Europea, avvenuta nel maggio 2004, è sembrato l'unico modo per uscire dall'isolamento culturale ed economico dell'ultimo quarantennio. Gli sforzi del Paese per raggiungere l'obiettivo puntano su una pluridecennale tradizione industriale, su un turismo esploso recentemente e in fortissimo sviluppo, e su un'auspicata riforma commerciale che metta la Repubblica Ceca in condizione di misurarsi coi più avanzati partner occidentali.

Lo Stato

È una repubblica parlamentare. La Costituzione varata il 16 dicembre 1992 prevede un Parlamento composto dalla Camera dei deputati (composta di 200 membri eletti ogni quattro anni) e dal Senato (81 membri in carica 6 anni ma rinnovati per un terzo ogni due anni). Il presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento con un mandato quinquennale; a lui compete la nomina del Primo ministro e dei membri di governo. Amministrativamente il Paese è diviso in 14 regioni, a loro volta suddivise in 76 distretti (okres). In campo giudiziario la Repubblica Ceca non accetta la giurisdizione della Corte internazionale di giustizia. L'istruzione è obbligatoria fra i 6 e i 16 anni. La scuola secondaria, della durata di 4 anni, prevede un orientamento generale e uno professionale.

Territorio: geografia fisica

La Repubblica Ceca è costituita geograficamente dalle due regioni principali della Boemia, a W, e della Moravia, a E. Essenzialmente montuosa la Boemia, benché percorsa dalle valli dei fiumi Elba e Moldava; collinare e pianeggiante la Moravia, disposta intorno alla valle della Morava e attraversata in parte dall'Oder, che continua il suo percorso verso la Polonia per sfociare nel mar Baltico. L'intero territorio della Repubblica Ceca è caratterizzato da morfologie relativamente dolci e abbondantemente erose, data l'antichità prevalente del rilievo (ercinico), le cui massime cime (i monti Sudeti, nel nord del Paese), raggiungono appena i 1500-1600 m. La costituzione geologica è piuttosto varia, con prevalenza di formazioni antiche a W e S (Selva Boema, monti Metalliferi ) e a NE (monti Sudeti), ma con larga presenza di deposizioni più recenti nelle depressioni (Boemia centrale, Moravia). La regione è ricca di acque e i fiumi lungo il loro corso spesso si aprono dando origine a laghi (oltre 400 i bacini sul territorio tra quelli glaciali e quelli di origine artificiale). Il clima della Repubblica Ceca, prevalentemente di tipo continentale, presenta inverni rigidi con abbondanti nevicate e precipitazioni intense anche nelle stagioni intermedie; d'estate il clima si mantiene fresco (19° la temperatura media a Praga nel mese di luglio).

Territorio: geografia umana

La popolazione risulta composta da cechi (90,4%), moravi (3,7%), slovacchi (1,9%), polacchi (0,5%), tedeschi (0,4%), slesiani (0,1%) e una piccola minoranza rom. I tedeschi costituivano anticamente una numerosa comunità stanziata nei Sudeti, ma in seguito agli avvenimenti della seconda guerra mondiale furono espulsi in blocco dal Paese. La Repubblica Ceca è uno dei Paesi maggiormente urbanizzati d'Europa. Praga, la capitale, sorge sulle rive della Moldava al crocevia delle antiche direttrici che collegavano Parigi a Mosca e Vienna a Berlino e ospita più di un decimo dell'intera popolazione del Paese. A eccezione della capitale, non si segnalano vasti agglomerati urbani, ma piuttosto una rete di centri di medie dimensioni, tra cui le più importanti città sono Brno, Plzeň, Ostrava (Brno e Ostrava hanno una popolazione intorno alle 300.000 unità).

Territorio: ambiente

Nonostante i periodi di disboscamento intensivo susseguitesi a partire dalla rivoluzione industriale, i boschi della Repubblica Ceca si estendono ancora su un terzo del territorio. Si tratta di foreste di faggi, abeti rossi e querce (latifoglie), mentre il pino montano cresce a quote più elevate. I mammiferi più diffusi in queste zone sono marmotte, volpi, cervi e cinghiali. Fra gli uccelli si segnalano pernici, anatre selvatiche, avvoltoi e cicogne. Rare le apparizioni del gallo cedrone. Nonostante l'estensione dei boschi, la diffusa presenza sul territorio di riserve e parchi naturali e l'esistenza di una legislazione antichissima (risalente al XIV secolo) per la salvaguardia del territorio, la Repubblica Ceca presenta in alcune zone un tasso di inquinamento preoccupante. Una situazione che trova le sue radici nella rivoluzione industriale e che si è cronicamente acuita nei decenni di gestione economica comunista, con l'inquinamento prodotto dalle centrali elettriche a carbone, dai rifiuti delle industrie chimiche e siderurgiche, dalla combustione di lignite di scarto. Dall'inizio degli anni Novanta, in seguito al processo di ristrutturazione industriale e grazie ai consistenti investimenti realizzati nel settore ambientale, la situazione è progressivamente migliorata e si è registrato un drastico abbattimento (circa il 50%) delle emissioni di anidride solforosa, di ossido di azoto e di particelle in sospensione. Nonostante questi provvedimenti, le emissioni incidono ancora negativamente sulla qualità dell'aria; resta il problema delle piogge acide che minacciano il manto forestale e quello dello smaltimento dei rifiuti tossici e nocivi. Per quanto riguarda le aree protette, queste sono state valorizzate: la Repubblica Ceca conta importanti Parchi nazionali (Parco nazionale della Selva Boema, Parco Nazionale Podyjí, Parco nazionale della Svizzera Boema, Parco nazionale dei Monti dei Giganti), aree protette e Riserve della biosfera tutelate dall'Unesco. Nell'estate del 2002 il Paese è stato vittima di un'alluvione causata da un'ondata di piena del fiume Elba che ha causato danni materiali per svariati milioni di euro sia sul territorio ceco sia su quello tedesco.

Economia: generalità

All'inizio del secolo scorso il territorio dell'odierna Repubblica Ceca era una delle zone più industrializzate d'Europa; e anche durante il periodo in cui gravitava in orbita sovietica le sue industrie si sono sempre distinte per l'avanzamento tecnologico. Ma dopo il crollo comunista e la separazione dalla Slovacchia, il rientro in un mercato europeo globale ha mostrato tutta l'arretratezza della struttura economica nazionale. Il percorso per rimettersi al passo con la metà occidentale dell'Europa è passato principalmente attraverso la privatizzazione delle aziende e delle industrie, divenute, in seguito alla conversione comunista dell'economia, interamente di proprietà dello Stato. Queste sono state in parte restituite ai proprietari originari prima della nazionalizzazione, in parte messe all'asta o privatizzate attraverso un'offerta pubblica di vendita di quote di partecipazione; in molti casi acquisite da società estere. Il sostegno monetario da parte di Paesi stranieri ha in parte agevolato la ripresa economica, che ha fatto registrare tra il 1995 e il 2000 quasi il raddoppio della produzione industriale (la quale rappresenta ancor oggi il punto di forza dell'economia nazionale). Il massiccio ricorso ai capitali stranieri ha causato un sensibile incremento del debito pubblico (pari al 40% del prodotto nazionale lordo), ma la crescita economica e l'aumento dei consumi interni e delle esportazioni favoriscono anche in prospettiva il progressivo assottigliarsi del deficit. Il vero problema del paese sembra consistere nell'instabilità politica. Gli ultimi due esecutivi di centrosinistra, quello guidato da Miloš Zeman (1998-2002), e quello di Vladimir Spidla (2002-04), sono stati costruiti su maggioranze molto esigue, così che non è stato possibile portare avanti con la necessaria incisività un programma di rinnovamento economico di ampio respiro riguardante le privatizzazioni, il diritto societario e fiscale, le garanzie ai cittadini. Il permanere di questa instabilità alimenta d'altra parte i sentimenti euroscettici di gran parte della popolazione, timorosa che allo sforzo compiuto dal Paese per allinearsi ai parametri UE corrisponda un peggioramento delle condizioni di vita dei cittadini. Nel 2008 il PIL si è attestato sui 217.077 ml $ USA, suddiviso tra il 2,9% del settore primario, il 38,3% del secondario e il 58,8% del terzo settore. La disoccupazione si attesta intorno all' 4,4%.

Economia: agricoltura, allevamento e pesca

Il settore primario costituisce il 2,9% del prodotto interno lordo. Le attuali proprietà agricole sono frutto delle privatizzazioni delle varie cooperative e aziende di stato di epoca comunista. I campi coltivati si estendono sul 42,5% del suolo disponibile, e sono occupati per più della metà da colture cerealicole (frumento, mais, avena, orzo). Il luppolo è coltivato soprattutto nella valle dell'Ohře, e riveste grande importanza per la connessa industria della birra. Si producono inoltre patate, barbabietole da zucchero, e prodotti frutticoli (mele, pere, prugne). La viticoltura è limitata alla Moravia e ad alcune zone della Boemia. I boschi si estendono sul 34,3% del territorio, e il legname costituisce una risorsa per l'industria cartaria e dell'arredamento, nonostante il deterioramento del patrimonio forestale causato dalle piogge acide durante il secolo scorso (oltre 400.000 ettari di bosco bruciati soltanto nella Boemia settentrionale). Importante l'allevamento di bovini, suini e pollame. È praticata la pesca di lago e di fiume.

Economia: risorse minerarie e industria

Il Paese possiede risorse carbonifere: importanti le miniere di Ostrava-Karviná, dalle quali viene estratto l'88% della produzione totale; e giacimenti di lignite, nella Boemia settentrionale. Dal sottosuolo, inoltre, si estraggono anche modesti quantitativi di petrolio e di gas naturale, mentre tra i metalli si segnalano l'argento, il piombo, lo zinco, lo stagno, la magnesite e minerali radioattivi. In campo industriale la Repubblica Ceca, uscita da quarant'anni di economia comunista, ha dovuto recuperare in un decennio le relazioni con i Paesi dell'Occidente, adeguandosi alle regole dell'economia di mercato. Nello stesso periodo la produzione industriale, sottoposta a un immane sforzo di ammodernamento e sostenuta anche dall'afflusso di capitali esteri, è quasi raddoppiata. Storicamente rilevanti sono le produzioni legate alle risorse minerarie: la siderurgia, i cui numerosi altiforni sono impiegati anche per la lavorazione di materiale d'importazione; gli impianti per la raffinazione del petrolio; la metallurgia che produce piombo e rame. Importante anche la produzione di cemento. La zona di Ostrava, famosa per la concentrazione delle industrie “pesanti”, è sede anche di un'industria chimica che produce acido cloridrico, fertilizzanti azotati, acido solforico, soda caustica, materie plastiche e resine, fibre sintetiche e fibre tessili artificiali. Nei pressi delle grandi città sono situati i comprensori meccanici e automobilistici, dell'industria “leggera” e di consumo. La sede della Skoda (divenuta proprietà della tedesca Volkswagen), le cui automobili sono vendute in tutta Europa, si trova presso Plzeň. Strettamente collegate alla produzione di legname sono le industrie di mobili e della carta. La Boemia settentrionale è inoltre famosa per le vetrerie, cristallerie (Moser e Bohemia Glass) e porcellane. Di antica tradizione la fabbricazione di strumenti musicali a fiato, a corda e organi. Nel campo alimentare si segnala la produzione di birra (Pilsener e Budvar). A Praga sono stanziati investimenti in vista dello sviluppo dei settori di elettrotecnica, elettronica e nuove tecnologie.

Economia: servizi

Le reti ferroviaria e stradale del Paese sono ben sviluppate in quanto si trovano al centro delle linee internazionali di collegamento con l'Ungheria, Vienna, Berlino e Mosca. Il trasporto aereo si concentra sugli aeroporti di Praga-Ruzyně, Brno e České Budějovice. La compagnia di bandiera è la Czech Airlines. Dal 1992 la Repubblica Ceca aderisce, assieme a Polonia, Ungheria e Slovacchia, alla CEFTA (Central Europe Free Trade Area), un accordo per la libera circolazione di persone e merci tra questi Paesi. Per allineare il proprio sviluppo economico agli standard occidentali la Repubblica Ceca dipende fortemente dai capitali esteri, inoltre, nonostante la ricchezza e la diversificazione delle risorse minerarie, la Repubblica Ceca si connota soprattutto come un Paese che importa materie prime per esportare manufatti: macchinari e veicoli, materie plastiche, pneumatici e calzature, apparecchiature elettriche ed elettroniche, minerali e combustibili, televisori e vetro. I principali partner commerciali sono la Germania, la Slovacchia e i Paesi della UE. La Banca Nazionale Ceca svolge le funzioni di banca centrale, i rimanenti istituti di credito (36 nel 2003) dipendono da capitali stranieri. Particolarmente importante la voce del turismo. A partire dagli anni Novanta Praga è diventata una delle mete più frequentate dai turisti europei. Lo stesso governo centrale sta cercando di fare conoscere a livello internazionale un patrimonio naturale e artistico di grande valore.

Storia

La Repubblica Ceca è costituita dalle due regioni storico-geografiche di Boemia e Moravia, la prima, a W, più estesa e popolata, in cui sorge la capitale, circondata dai rilievi e attraversata dall'Elba; la seconda, a E, prevalentemente collinare e attraversata dalla Morava. Abitate in origine da popolazione di origine celtica (ma le testimonianze dei primi insediamenti risalgono in Boemia addirittura al Paleolitico), le due regioni si trovarono unite per la prima volta nel IX sec. d. C., nel regno della grande Moravia, retto dalla dinastia dei Mojmirovci, mentre due secoli più tardi, nel 1029, fu la Boemia, guidata dal sovrano premyslida Bretislao I a sottomettere la vicina. Nonostante un tentativo di Federico Barbarossa per separarle (1182), Boemia e Moravia rimasero tuttavia unite sotto il controllo boemo, e sempre unite subirono il dominio degli Asburgo e poi dei Lussemburgo, sotto i quali la Boemia e Praga conobbero il periodo di maggiore splendore di tutta la loro storia durante il regno del sovrano Carlo IV (1347-78). Nel 1468 la Moravia divenne possedimento del re ungherese Mattia Corvino, mentre in Boemia la dinastia degli Iagelloni si sostituiva al ceppo estinto dei Lussemburgo; ma nel 1490 l'elezione di Ladislao II Iagellone a re d'Ungheria comportava l'ennesima riunificazione delle regioni, che da quel momento furono sempre congiunte. Esse subirono quindi il passaggio alla dominazione degli Asburgo (1526), e il declassamento a province dell'impero (nel 1620 la Boemia e nel 1749 la Moravia) di cui fecero parte fino alla sua dissoluzione nel 1918, anno che vide la costituzione dello Stato indipendente di Cecoslovacchia. Da allora, e fino al verificarsi della scissione tra Repubbliche Ceca e Slovacca (1992), le due regioni furono sempre parte dello Stato cecoslovacco, se si eccettua la parentesi dell'occupazione tedesca tra il 1939 e il 1945 (durante la quale Hitler aveva istituito il Protettorato di Boemia e Moravia). Nel 1992 avveniva la separazione consensuale tra i Cechi e gli Slovacchi, in virtù della quale le regioni di Boemia e Moravia andavano a costituire la Repubblica Ceca. La vita istituzionale del nuovo Stato iniziava mantenendo le precedenti strutture: i 200 parlamentari del vecchio Consiglio nazionale e il primo ministro Václav Klaus, leader del Partito Civico Democratico (ODS). Presidente della Repubblica era eletto (26 gennaio 1993) Václav Havel, già presidente della Cecoslovacchia dal dicembre 1989 al luglio 1992. La storia nazionale del nuovo Stato fu da subito complicata dai problemi di una transizione politica ed economica atta a condurre il Paese al livello delle democrazie occidentali. In primo luogo quello della riconversione dell'apparato produttivo, che diede adito nei primi anni di indipendenza a vari scandali che misero il governo in forte imbarazzo (1994-95). In questo clima si giungeva alle elezioni politiche del maggio 1996, in cui il centro-destra perse la maggioranza assoluta, mentre avanzavano i socialdemocratici (CSSD) ed emergeva minacciosamente l'estrema destra xenofoba dei repubblicani. Il sommovimento politico non fu tuttavia tale da indicare un'alternativa di governo, così che Klaus tornò alla guida di un nuovo esecutivo di coalizione, insieme alla Democrazia Cristiana (KDU) e all'Alleanza civica democratica (ODA). Alla fine del 1996 il governo ceco risolveva con la Germania, anche in virtù delle nuove e proficue relazioni economiche sviluppatesi nel frattempo tra i due Stati, il lungo contenzioso tra i due Paesi relativo all'espatrio forzato dalla Cecoslovacchia, dopo la seconda guerra mondiale, di due milioni e mezzo di tedeschi della Boemia-Moravia e dei Sudeti. Ai successi in politica estera faceva però riscontro una certa instabilità politica, che portava alle dimissioni del premier Klaus e alla formazione di un governo di tecnici, presieduto da Josef Tosovsky, primo ministro ad interim. Rieletto nel 1998 presidente della Repubblica, Havel indiceva nuove elezioni politiche, che vedevano l'ascesa del Partito socialdemocratico e la nomina di primo ministro del suo leader Miloš Zeman (giugno 1998), che completava il processo di privatizzazione dell'economia del Paese. Le elezioni politiche del giugno 2002 confermavano il successo del Partito socialdemocratico, anche se di strettissima misura (con solo 101 seggi dei 200 disponibili). Il suo leader, Vladimir Spidla, veniva nominato dunque primo ministro. Sul piano internazionale, nel marzo 1999, la Repubblica Ceca faceva il suo ingresso ufficiale nella NATO e, nel dicembre 2002, al vertice di Copenaghen, concludeva il negoziato per l'adesione alla UE. Alle elezioni presidenziali del 2003 Vaclav Klaus, leader dell'opposizione, succedeva a Vaclav Havel. Nello stesso anno, con un referendum, la popolazione approvava l'entrata nella UE, avvenuta nel maggio 2004. I risultati disastrosi del partito di governo alle elezioni europee del giugno dello stesso anno comportavano le dimissioni del premier Vladimir Spidla. L'incarico di formare il nuovo governo veniva affidato a Stanislav Gross, vicepresidente del Partito socialdemocratico. Nell'aprile 2005 Gross rassegnava le dimissioni a causa di uno scandalo finanziario in cui era rimasto coinvolto. Al suo posto veniva nominato il socialdemocratico Jiri Paroubek. Nel giugno 2006 si svolgevano le elezioni legislative vinte dal leader dell'opposizione Mirek Topolanek, del partito dei Civici Democratici (ODS) con il 35,38% , mentre i socialdemocratici (CSSD) prendevano il 32,32%. Successivamente il presidente Klaus affidava a Topolanek l'incarico di formare il nuovo governo. Nel febbraio 2008 V. Klaus era rieletto alla presidenza per altri cinque anni con una maggioranza di 141 voti, battendo così l'avversario socialdemocratico Jan Svejnar. In luglio veniva firmato un trattatato con gli USA per l'istallazione di un sistema radar in territorio ceco. Nell'ottobre del 2008 il CSSD vinceva le elezioni senatoriali, sconfiggendo i liberali (ODS). Nel marzo 2009 il premier Topolanek si dimetteva in seguito a un voto di sfiducia del parlamento, il mese dopo il CSSD e il Partito democratico civico raggiungevano un accordo per la nomina a premier di Jan Fisher. In novembre, dopo il via libera della Corte Suprema, il presidente firmava il Trattato di Lisbona. Nel febbraio del 2010 il Partito operaio (DS) di estrema destra veniva posto fuori legge dalla corte amministrativa suprema a causa delle esternazioni razziste dei suoi leader; mentre in maggio le elezioni per il rinnovo del Parlamento vedevano la sconfitta dei due maggiori partiti del Paese, ODS e CSSD, che pur essendo stati i più votati, perdevano molti voti a favore dei conservatori di TOP 09 e della formazione politica "Affari pubblici" fondata dal giornalista John Radek . In giugno il presidente Klaus nominava primo ministro Petr Necas (ODS). Nel gennaio del 2013, l'ex premier Miloš Zeman vinceva le elezioni presidenziali, mentre in ottobre le elezioni legislative vedevano la vittortia dei socialdemocratici, ma con una netta avanzata dei partiti populisti Ano 2011 e Top 09. Nel gennaio del 2014 diventava premier Bohuslav Sobotka del CSSD.

Cultura: generalità

Praga costituisce senza dubbio il centro non solo politico ed economico, ma anche culturale del Paese. La città possiede un patrimonio architettonico risalente a molte epoche e stili, ma riconducibile principalmente al quel momento del XV secolo in cui la città, sotto il regno di Carlo IV di Lussemburgo, svolse il ruolo di residenza imperiale. In quel periodo la scultura e la pittura raggiunsero livelli molto alti (con la diffusione del “bello stile”); l'imperatore del sacro Romano impero chiamò dalla Svezia il grande architetto Peter Parler per arricchire la città di edifici gotici degni di una capitale; la fioritura culturale portò alla fondazione della prima università del Paese (l'università Carlo). Purtroppo tutto questo finì nel 1526, quando l'annessione al regno degli Amburgo costituì il preludio della decadenza praghese e ceca. Per secoli la lingua nazionale restò solo orale e le principali arti furono importate da Vienna e dal resto d'Europa. Solo a partire dall'Ottocento si assistette al recupero del genio nazionale ceco, fiorirono la filologia e i generi letterari romantici (poema epico, romanzo storico, giornalismo pubblicista), e l'architettura negli stili neoclassico e neogotico. Tra la fine dell'Ottocento e i primi trent'anni del secolo successivo si assistette anche a una rinascita praghese, pur se di toni ben lontani dai fasti e dalla luminosità quattrocenteschi, le cui espressioni furono la fascinazione angosciante della scrittura kafkiana, l'allegria un po' sinistra degli edifici art nouveau, l'atmosfera rigida e immobile delle opere cubiste. Dopo quarant'anni di governo comunista, di architettura di regime e letteratura esule o clandestina, ora la Repubblica Ceca si è aperta nuovamente al mondo, e il primo effetto di questo cambiamento sono stati i milioni di turisti che hanno invaso la sua capitale. Numerosi sono gli spettacoli (teatrali, musicali, di danza ecc.) e le manifestazioni culturali che Praga ospita; tra queste si menzionano il festival internazionale di musica Prazske jaro (Primavera di Praga), il festival mozartiano (a settembre), il festival internazionale jazz, organizzato in occasione dell'anniversario della nascita della Cecoslovacchia (28 ottobre 1918). Per quanto riguarda la tradizione musicale colta, altri festival famosi a livello internazionale si svolgono a Brno e a Kromeriz. Dal punto di vista folclorico, il Paese mantiene tradizioni molto vive, conservatesi particolarmente nelle zone più isolate di Boemia e Moravia. Le maggiori manifestazioni sono legate alle feste religiose (Natale e Pasqua) e all'arrivo della bella stagione, e basate su una commistione di usanze germaniche e nordeuropee.

Cultura: tradizioni

Numerose sono le usanze tradizionali legate alle festività sacre. Legate al periodo natalizio sono le apparizioni di personaggi travestiti che recano i doni, i più caratteristici sono Krištidl, un nano travestito da angelo, e Štědrá Bába, una vecchia signora che ricorda la nostra Befana. Altra occasione prossima al periodo natalizio per ricevere regali è la sera del 5 dicembre, quando il Diavolo e San Niccolò (Čert a Mikuláš) si presentano nelle case per portare doni o castighi ai bambini buoni e a quelli più indisciplinati. Anche la Pasqua resta legata a festeggiamenti pagani per l'arrivo della primavera. In quel giorno infatti manichini di legno, che rappresentano l'inverno concluso, vengono portati in processione fuori dai paesi e annegati, mentre le uova e i ramoscelli verdi con cui si celebra il rito sono l'emblema della buona stagione entrante. Di antica tradizione anche le usanze rituali in occasione del 1° di maggio, con l'esposizione di alberelli fioriti (i máje) davanti alle porte delle fidanzate; e “il rogo delle streghe” (versione locale della “notte di Valpurga”) che prevede l'innalzamento di falò sulle colline in cui vengono bruciate vecchie scope, festeggiando fino all'alba con fuochi d'artificio. In alcune zone della Valacchia e della Moravia nordorientale sono ancora in uso i costumi tradizionali. Sul territorio del Paese si trovano inoltre molti musei all'aperto (skansen) che offrono una ricostruzione di abitazioni tipiche o anche interi villaggi, allestiti con tutti i mobili e le suppellettili tipiche recuperate per l'occasione. Tra i numerosi festival musicali si ricordano la Primavera di Praga (Pražké jaro), festival internazionale che si svolge nella capitale a fine primavera, e il Festival internazionale jazz. Rappresentativa dell'identità culturale ceca è la tradizione del teatro dei burattini e delle marionette, di cui Praga ospita la sede nazionale. Tra i personaggi tradizionali del Paese il più illustre è sicuramente il Golem, un personaggio modellato nel fango e animato con formule magiche che gli ebrei considerano protettore del ghetto e che la cultura popolare vede invece maldestro protagonista di rocambolesche vicende. Dal punto di vista dell'artigianato le produzioni più importanti riguardano la lavorazione del lino e della canapa, l'arte del ricamo, della decorazione di utensili, costumi, mobili, strumenti musicali; la produzione di giocattoli in legno e statuette votive; la confezione di cappelli, scialli e altri accessori legati all'abbigliamento tradizionale. § Per quanto riguarda le tradizioni gastronomiche, la cucina ceca è decisamente mitteleuropea, con abbondanza di carne, soprattutto di maiale, che viene servito in tutte le forme. Tipica in alcune zone la cucina di pesce d'acqua dolce e di selvaggina. Piatto nazionale sono gli knedlíky, gnocchetti di pane, di semolino o di patate, serviti sia con la carne, sia con frutta nel ruolo di dessert. La bevanda nazionale è la birra (pivo), di cui i cechi sono tra i maggiori consumatori al mondo.

Cultura: letteratura

Le origini della letteratura ceca risalgono a Cirillo e Metodio (sec. IX), che furono i creatori del primo alfabeto slavo e i primi autori di opere scritte in paleoslavo (traduzione delle Sacre Scritture). Ma nel sec. X la tradizione paleoslava fu sopraffatta dal latino, che trionfò come lingua della Chiesa e dello Stato, dando origine a una produzione ecclesiastica, connessa con l'esercizio del culto, e storica. In latino è redatta la prima opera importante della letteratura ceca: la Chronica Bohemorum di Cosma di Praga, scritta all'inizio del sec. XII, poi continuata da altri fino al 1198. Nel medesimo tempo cominciò ad affermarsi il volgare ceco (canti, preghiere, leggende sacre), che nel sec. XIII fu usato anche nelle cronache stese in forma poetica, e nel sec. XIV nella poesia (lirica ed epica) e nella prosa profane. Opere in versi del sec. XIV sono la Cronaca di Dalimil e la Cronaca di Troia, la Vita di Santa Caterina, una delle più belle leggende, il Canto di Záviš e il Canto su Šternberk, esempi di poesia lirica. Magistrali furono anche le opere in prosa: il Piccolo tessitore, dialogo tra uno scrivano innamorato e la cattiva sorte, la traduzione del Milione di Marco Polo, e le satire (Lo scudiero e lo studente e le Satire sugli artigiani). Del sec. XIV sono inoltre i primi lavori teatrali (Il venditore di unguenti); le opere di Tomáš da Štítné (1333-1401/09), autore di trattati che resero accessibile alle masse popolari il patrimonio religioso-culturale latino; le satire moralistiche di Smil Flaška da Pardubice (Il consiglio del padre al figlio; Il nuovo consiglio); numerosi scritti storici (in ceco e in latino); l'opera del lessicografo Maestro Klaret. Figura dominante fu Jan Hus (ca. 1371-1415), che influì su tutto il sec. XV. Tra i suoi successori si distinse lo scrittore religioso Petr Chelčický. L'umanesimo penetrò in Boemia soltanto nella seconda metà del sec. XV e si espresse sia in latino, sia in ceco. Tra gli scrittori in latino spiccano due personalità di rilievo europeo: Bohuslav Hasištejnský da Lobkovice e Zikmund Hrubý da Jelení; mentre tra gli umanisti che scrissero in ceco, più numerosi, sono da segnalare il giurista Viktorin Kornel da Všehrdy, Jan Hasištejnský da Lobkovice, Mikuláš Konác da Hodiškov. Alla metà del sec. XVI si ebbe una rigogliosa fioritura della cultura letteraria sia in latino sia in ceco: i più importanti latinisti furono Matouš Kolín (Collinus) da Choterina, Maestro Kampanus e P. Lupác da Hlavácov; tra i cronachisti si distinse V. Hájek da Libocany; tra i linguisti, J. Blahoslav e V. Benedikti da Nudožery; nella letteratura scientifica, Daniel Adam da Veleslavín e J. Kocín da Kocinét; nella poesia e prosa profane Šimon Lomnický da Budec e Mikuláš Dacický da Heslov. Grande importanza ebbero l'attività editoriale (Bibbia di Kralice) e quella letteraria dell'Unione dei Fratelli Boemi. Fra i membri dell'Unione si distinsero, accanto a Blahoslav, J. Augusta e J. Bílek, i politici V. Budovec da Budov e Karel il Vecchio da Žerotín. Interessanti anche i diari di viaggio (di O. Prefát da Vlkanov, V. Vratislav da Mitrovice e Kryštof Harant da Polžice). Dopo la perdita dell'indipendenza nazionale (1620) si ebbe una rapida decadenza letteraria, durante la quale emerse tuttavia la figura di Comenio (Jan Amos Komenský), pedagogista e filosofo, e si svolse l'attività degli storici Pavel Stránský e Pavel Skála, mentre il canto religioso trovò cultori in A. Michna da Otradovice e in Jiří Třanovský. Nella seconda metà del sec. XVII si segnalarono il poeta barocco Bedřich Bridel, Bohuslav Balbín, precursore dell'illuminismo e primo difensore della lingua ceca, e gli storici Tomáš Pešina da Čechorod e F. J. Beckovský. La rinascita dello spirito nazionale e della letteratura ceca cominciò solo alla fine del sec. XVIII con l'illuminismo. Gli storici e i filologi scrissero prevalentemente in tedesco o in latino, ma con le loro opere posero le basi della linguistica e della storiografia. Figure di rilievo furono il filologo J. Dobrovský, padre della slavistica, gli storici G. Dobner e F. M. Pelcl e, nell'ambito della letteratura di divulgazione, V. M. Kramérius. All'inizio del sec. XIX gli intellettuali cominciarono a scrivere prevalentemente in ceco. Le personalità più eminenti della prima metà del sec. XIX furono il filologo e poeta J. Jungmann, traduttore di Milton e di Chateaubriand, lo storico F. Palacký, lo slavista e poeta P. J. Šafařík. Ai primi autori romantici, quali J. Kollár, panslavista e patriota, F. L. Čelakovský e K. J. Erben, che trassero ispirazione da motivi popolari, seguì K. H. Mácha, autore del poema epico-lirico Maggio, con il quale la poesia boema toccò una delle sue vette più alte. Al tempo del governo assolutista di Bach, K. Havlíček Borovský si batté per la democrazia e B. Němcová si rese famosa col romanzo realistico La nonna; i giovani scrittori raggruppati attorno all'almanacco Máj (Maggio) a cavallo tra il 1850 e il 1860 (i cosiddetti májovci) propugnarono una letteratura impegnata e moderna. Tra essi si imposero i poeti V. Hálek, A. Heyduk e soprattutto J. Neruda, che fu anche prosatore ed efficace pubblicista, i narratori K. Světlá e J. Arbes, e i drammaturghi F. V. Jeřábek ed E. Bozděch. A partire dal 1870 la corrente dei májovci venne superata da un lato dai giovani raggruppati attorno all'almanacco nazionalista Ruch (Movimento) e dall'altro dai lumírovci (dal nome della loro rivista Lumír) che auspicarono un ampliamento dell'orizzonte letterario ceco attraverso contatti con le culture occidentali. I maggiori esponenti dei ruchovci furono S. Čech, E. Krásnohorská e L. Quis, mentre J. V. Sládek finì per assumere una posizione intermedia tra il rigido nazionalismo dei ruchovci e il cosmopolitismo dei lumírovci. L'esponente più significativo di questi ultimi – tra i quali emerse J. Zeyer, buon prosatore, oltre che poeta – fu indubbiamente l'originale poeta e fecondo traduttore J. Vrchlický. Il romanzo storico fiorì, intanto, con A. Jirásek, Z. Winter e V. Beneš Třebízský; il romanzo realistico fu coltivato da J. Herrmann, F. Herites, K. V. Rais, J. Herben, T. Nováková, J. Holeček. Tra la fine del sec. XIX e la prima guerra mondiale varie correnti poetiche vennero a incrociarsi: al realismo nazionale e storico di J. S. Machar si contrapposero il simbolismo di O. Březina, il decadentismo di K. Hlaváček, l'impressionismo di A. Sova; una sprizzante carica vitale contraddistinse l'opera di V. Dyk e P. Bezruč trovò accenti commossi e intensi per cantare la realtà sociale e i problemi nazionali della sua natia Slesia. Dal gruppo dei poeti modernisti, prevalentemente anarchici, quali F. Šrámek e K. Toman, si distaccò S. K. Neumann, il quale passò dai giovanili atteggiamenti di rivolta a una meditata analisi della problematica contemporanea. Nella narrativa, intanto, sui tradizionali motivi storici e folcloristici, ancora coltivati per esempio da A. Stašek e da K. V. Rais, si innestarono tematiche sociali nell'opera di J. Š. Baar, di T. Nováková e di M. A. Šimáček, e specialmente in quella dei naturalisti, quali i fratelli A. e V. Mrštík, J. K. Šlejhar, e soprattutto K. M. Čapek-Chod, acuto osservatore di ambienti urbani. Argomenti storici e sociali destarono pure l'interesse di autori di teatro, quali J. Kvapil, A. Dvořák e J. Hilbert. Sotto lo stimolo di una critica battagliera (il cui maggiore rappresentante fu F.X. Šalda) la letteratura ceca si sviluppò in tutti i campi. Dominano il periodo le atmosfere angoscianti e surreali delle opere di F. Kafka, che scrive le proprie opere in tedesco. Dopo la prima guerra mondiale due importanti correnti si susseguirono: quella della “poesia proletaria” e quella del “poetismo” che, elaborando principi teorici desunti dai simbolisti e dai parnassiani francesi, nonché dai futuristi italiani e russi, affermò il proposito di trasformare ogni manifestazione umana in una poesia intesa come strumento di diletto, in uno scintillante caleidoscopio di immagini e sensazioni. Alcuni dei poetisti pervennero, in seguito, a posizioni surrealiste o esistenzialiste. Maturazioni spesso tormentate caratterizzarono il cammino artistico di alcuni poeti che, avendo iniziato la propria attività attorno al 1920, la proseguirono fino al periodo successivo alla seconda guerra mondiale. Mentre J. Wolker compì la sua breve parabola nell'ambito di due sole raccolte, V. Nezval da esordi poetistici si volse a esperienze surrealiste e fu infine cantore della nuova realtà cecoslovacca; evoluzioni complesse ebbero pure F. Halas, J. Seifert (premio Nobel per la letteratura nel 1984) e K. Biebl; J. Hora, dopo aver esordito come poeta proletario, cantò i moti dello spirito umano; V. Holan alternò a temi politici liriche intimiste; J. Zahradníček fu il maggiore poeta cattolico. Nell'ambito della narrativa, J. Hasek creò l'avvincente personaggio del Buon soldato Svejk, cui arrise rinomanza mondiale; I. Olbracht ed E. Hostovský trattarono motivi psicologici; M. Majerová, A. M. Tilschová, B. Benešová, M. Pujmanová concentrarono la propria attenzione su problemi politico-sociali; J. Čep e F. Křelina si occuparono del mondo contadino; R. Medek e J. Kopta si ispirarono alla prima guerra mondiale; V. Vančura e J. Durych scrissero romanzi a sfondo storico o sociale; K. Poláček, come il già citato Hašek, si distinse nella narrativa umoristica e satirica; K. Čapek, uno dei più grandi scrittori cechi, puntò i suoi sguardi sul mondo circostante e propose soggetti avveniristici, sia in prose narrative sia in lavori teatrali. Alla vigilia della seconda guerra mondiale apparirono i versi di poeti quali F. Hrubín, J. Kainar, J. Kolár e O. Mikulášek, che rimangono, con F. Halas, V. Holan, J. Seifert e V. Nezval, tra i più grandi del dopoguerra. Nell'ambito della narrativa, tra gli scrittori affermatisi dopo il 1940 figurano J. Drda, J. Glazarová, V. Neff, V. Rezác, J. J. Otčenášek, J. Mucha. Un autore in particolare, J. Škvorecký, emerse negli anni Cinquanta e Sessanta, rappresentando il tramite con la narrativa del dopoguerra. Dopo la Primavera di Praga la letteratura ceca si sviluppò in tre direzioni. La prima, quella ufficiale e allineata con il regime, era composta per lo più da autori di scarso valore (I. Skála, J. Pilar, J.Kozák). La seconda, quella d'opposizione (B. Hrabal, L.Vaculik, J.Gruša), riusciva a sopravvivere clandestinamente pubblicando pochi testi in poche copie dattiloscritte, il cosiddetto samizdat. La terza, quella degli emigranti, veniva pubblicata all'estero. In quest'ultima categoria si affermava a livello internazionale soprattutto M. Kundera. Negli anni Settanta, accanto a Kundera, si mettevano in evidenza L. Fuks, B. Hrabal, V. Páral, I. Klíma, J. Procházka, alcuni fini umoristi come I. Vyskocil, M. Macourek e J. Suchý, oltre a prosatori perseguitati dal regime per la loro descrizione della realtà socialista, quali K. Pecka, K. Sidon, A. Kliment, E. Kriseová. Solo dopo il 1989 le varie letterature venivano di fatto unificate. Molti autori cancellati dal panorama editoriale, tornavano ad essere pubblicati in patria (Kundera, J. Deml, E. Hostovský, L. Klíma). Accanto ai dissidenti, negli anni Novanta, emergevano nuovi autori come M. Huptych, J. Topol, F. Dryje, J. Kratochvil, D. Hodrová, Z. Brabcová e M. Viewegh.

Cultura: arte

In seguito alla conversione del principato di Boemia al cristianesimo (845), che segnò l'inizio dell'accostamento della regione alla cultura latina, in Boemia furono costruite le prime chiese in pietra, di tipo carolingio (Rotonda di S. Venceslao nel castello di Praga, sec. X). Nel sec. XI comparvero chiese basilicali senza transetto e basiliche a due cori contrapposti di tipo ottoniano. Un'intensa attività edilizia si ebbe in Boemia e in Moravia nel periodo romanico (complesso romanico di Praga: castello, chiesa di S. Giorgio, ponte in pietra sulla Moldava, case del suburbio; sec. XII), sia pure in forme architettoniche molto semplici cui corrisponde la scarsità della decorazione plastica e pittorica. Assai vivace l'arte della miniatura, in cui all'influenza tedesca prevalente (Ratisbona) si mescolarono quella austriaca e quella italiana. Nel Duecento l'intensificarsi della colonizzazione tedesca e la diffusione degli ordini monastici portarono all'adozione dello stile gotico, sia nelle forme borgognone dei cistercensi (castello di Zvíkov, 1240-60), sia in forme gotiche pure (sinagoga di Praga, 1230-40). Dopo la graduale assimilazione dello stile tardogotico tedesco (chiesa “a sala” di S. Bartolomeo a Plzeň, 1330), si sviluppò in Boemia uno stile gotico assolutamente originale. Nel campo dell'architettura e della scultura prevalse lo svevo P. Parler, la figura più importante di tutta una famiglia di artisti (coro di S. Vito a Praga; busti-ritratto del triforio di S. Vito). In pittura, dopo la lunga fase bizantineggiante (sec. XIII - inizi del XIV), fu decisiva l'assimilazione dei modi italiani, noti sia direttamente (Tommaso da Modena) sia indirettamente attraverso l'Austria (Maestro di Vyšší Brod) e Avignone, finché una pittura boema originale, parallela all'arte dei Parler, comparve con Teodorico da Praga (affreschi del castello di Karlštejn, ca. 1360-70). Verso la fine del secolo alla corrente naturalistica dei Parler si affiancò una tendenza al linearismo e alla stilizzazione, in accordo col gusto gotico internazionale (il “bello stile”). Questa splendida fioritura artistica cessò quasi completamente in seguito alla crisi hussita; soltanto verso la fine del 1400 si verificò una ripresa della produzione artistica e dell'attività edilizia. L'architettura sviluppò le premesse dei caratteri tardogotici dei Parler (Sala di Ladislao, nel castello di Praga, di B. Rejt, 1493-1502), mentre in pittura e in scultura gli influssi tedesco e fiammingo prevalsero sulla tradizione locale del “bello stile”. Soltanto dopo l'annessione da parte degli Asburgo (1526) si diffusero, a opera di maestri italiani (soprattutto veneti e lombardi), il classicismo e il manierismo (Belvedere di Praga, 1534-60). Nell'architettura della borghesia cittadina si verificò la contaminazione di elementi gotici, italiani e fiamminghi (come i frontoni “a fasce”), mentre l'architettura religiosa continuò a esprimersi con forme gotiche. Un episodio culturale di estremo interesse è rappresentato dal manierismo “rudolfino”: l'imperatore Rodolfo II (1576-1612) trasferì la residenza a Praga e chiamò a corte artisti olandesi, fiamminghi, tedeschi, italiani (B. Spranger, A. de Vries, H. von Aachen, J. Heintz, l'Arcimboldi) che diedero vita a una variante tra le più spregiudicate del secondo manierismo internazionale. Con il ritorno della capitale a Vienna e la guerra dei Trent'anni iniziò per la regione un periodo estremamente travagliato. La produzione artistica riprese soltanto verso la metà del secolo, in relazione alle esigenze di propaganda del cattolicesimo vittorioso. Fino al 1680 ca. le maestranze lombarde e venete legate al tardomanierismo (C. Luago, F. Caratti) continuarono a detenere il monopolio dell'attività edilizia. Poi giunsero a Praga il francese J. B. Mathey (1675), che introdusse il classicismo romano e francese, i maggiori esponenti dell'architettura aulica di Vienna (Fischer von Erlach, D. Martinelli, J. L. von Hildebrandt), e soprattutto il Guarini (1679). L'esperienza del Guarini fu decisiva nella formazione dei due creatori dell'architettura tardobarocca boema e morava, aliena sia dal classicismo sia dal rococò: il bavarese K. I. Dientzenhofer e il boemo J. Santin-Aichel. Contemporaneamente fiorì in Boemia una vivace scuola di scultura (i berniniani M. B. Braun e F. M. Brokoff, nella prima metà del Settecento; J. Hiernle, i Quittainer e F. Weis a metà secolo; i Platzer dopo il 1750) e di pittura (F. G. Eckstein, J. P. Brendl, L. Reiner, F. X. Palko, J. L. Kracker). In Moravia, invece, la pittura e la scultura furono monopolio di artisti austriaci. Il panorama dell'arte ceca dell'Ottocento è più modesto. Dopo una tarda affermazione del neoclassicismo si diffuse lo storicismo neogotico e neorinascimentale, nelle forme viennesi e tedesche. Il rinnovamento razionalistico è rappresentato da J. Kotěra, allievo a Vienna di O. Wagner, a cui seguono B. Hübschmann e A. Engel. Più solidamente si affermò il razionalismo tra le due guerre (P. Janák, J. Gočár, O. Novotný). In pittura l'aggiornamento sulle avanguardie europee avvenne intorno al 1910 col cubista E. Filla, proseguendo nei decenni successivi specialmente sul versante che va dall'esperienza dadaista al surrealismo. Gli artisti cechi rivestirono un ruolo di primo piano nel movimento surrealista europeo. Nel 1934 fu fondato il gruppo surrealista ceco intorno alla figura del poeta V. Nezval. Il gruppo fu frequentemente in contatto con i francesi A. Breton e P. Eluard, insieme ai quali fondò il Bulletin international du surrealisme. Dopo la Primavera di Praga riemersero il naturalismo per la pittura e le forme monumentali per la scultura, con chiara affinità al realismo socialista. In seguito alla repressione del 1968, però, in molte città del Paese si sviluppò parallelamente un'arte al di fuori dei circuiti espositivi ufficiali, orientata verso le novità dell'arte concreta, della poesia visiva, del neodadaismo, del Nouveau Réalisme (L. Novák, J. Kolář) e dell'arte pop (J. Balcar), malgrado la linea ufficiale, sostenuta a livello governativo, sia stata, sino alla fine degli anni Ottanta, quella del realismo socialista, inteso però con notevole libertà di espressioni figurative, fino all'astrattismo. Negli anni Ottanta emergevano diverse tendenze tra cui l'espressionismo di L. Dudor. Per quanto riguarda l'architettura, dopo il divorzio dalla Slovacchia, oltre alla costruzione di moderni edifici commerciali e grattacieli per uffici nelle zone periferiche delle città, è stata eretta nel centro di Praga la Casa Danzante (Tančící dům), su progetto di Frank O. Gehry e Vlado Milunič.

Cultura: musica

Le prime testimonianze musicali in Boemia risalgono alla fine del sec. X ca. e riguardano il canto liturgico, nel quale, fin da quel periodo, il ceco coesisteva col latino, come poi anche nei drammi liturgici, di notevole interesse, del sec. XII. Praga era già allora un centro musicale di rilievo e tale rimase nei sec. XIII-XIV, accogliendo celebri Minnesänger e il più significativo rappresentante dell'Ars nova francese, G. de Machault. Una svolta nella vita musicale del Paese fu segnata dal movimento hussita, che portò alla creazione di numerosi canti e inni religiosi in lingua ceca, di intonazione popolare, stimolando con l'efficacia di tale produzione (che durò fino al Settecento) un'analoga fioritura in campo cattolico e luterano. Nella seconda metà del Cinquecento si sviluppò la polifonia ceca, anche sotto l'influsso di musicisti come de Monte, J. Handl, Luyton, che risiedettero a Praga alla corte di Rodolfo II. Il primo compositore ceco di rilievo, Adam Michna da Otradovice, emerse nel sec. XVII, durante il quale si ebbe uno sviluppo della musica strumentale, con un notevole centro a Kromeríž in Moravia. Verso la fine del Seicento e per tutto il Settecento si verificò l'emigrazione dei maggiori musicisti cechi in Francia, in Italia e soprattutto in Austria e Germania; nella civiltà musicale dell'Europa centrale l'apporto dei compositori cechi fu assai significativo, esercitando un grande influsso sulla formazione del classicismo e in particolare di Mozart (e dopo di lui di Schubert). Ricordiamo, fra i molti compositori di questa epoca, H. I. F. von Biber (1644-1704), fondatore della scuola violinistica tedesca; B. M. Černohorský (1684-1742), nella cui produzione, influenzata dalla scuola italiana, ebbe notevole rilievo la musica per organo; l'organista J. Seger (1716-1782), che fu allievo di Černohorský, e l'organista F. X. Brixi (1732-1771), che insieme con la famiglia Benda (attiva soprattutto in Germania) e gli altri compositori cechi che formarono la scuola di Mannheim, soprattutto J. V. Stamitz (1717-1757) e F. X. Richter (1709-1789), affermò il gusto per un linguaggio di grande scorrevolezza melodica, di una cantabilità legata al canto popolare, giocato sul luminoso equilibrio dei pesi sonori, su una trama discorsiva, quasi di conversazione, e su una spiccata sensibilità per il colore strumentale. L'emigrazione dei musicisti cechi, che portò in Austria e Germania anche F. X. Dušek (1731-1799) e il suo allievo L. A. Koželuh (1747-1818), spinse in Italia J. Mysliveček (1737-1781), detto il Venatorini, che si affermò come operista, in Francia l'arpista J. B. Krumpholtz (1742-1790) e A. Reicha (1770-1836). Va ricordato anche J. L. Dussek (1760-1812), acclamato pianista e autore di significative musiche per il suo strumento. Ai primi decenni dell'Ottocento l'emigrazione si arrestò e fino alla metà del secolo scorso non emersero grandi figure: degno di nota è però F. Škroup (1801-1862), autore della prima opera teatrale su un libretto originale ceco. La scuola nazionale ceca raggiunse il momento di massimo splendore con B. Smetana (1824-1884), A. Dvořák (1841-1904) e L. Janáček (1854-1928). L'acquisizione del canto popolare, che in Smetana e Dvořák si innestò su un linguaggio strettamente legato a quello del romanticismo tedesco, divenne in Janáček la componente essenziale dello stile. Allievi di Dvořák furono J. Suk (1874-1935) e V. Novák (1870-1949); tra i musicisti del Novecento spiccano A. Hába (1893-1972), audace e isolato sperimentatore di nuove possibilità linguistiche, E. Suchon (n. 1908) e l'eclettico B. Martinu (1890-1959). Tra i compositori delle successive generazioni (che, accanto alla lezione di Bartók, accolgono le esperienze delle avanguardie europee) sono da menzionare Z. Vostrák (n. 1920), M. Kopelent (n. 1932), L. Kuprovic (n. 1936).

Cultura: teatro

Le origini del teatro ceco sono rintracciabili nei riti e nelle cerimonie delle tribù slave che si insediarono in Boemia e Moravia dopo il sec. V: in elementi che poi confluirono nel teatro religioso medievale, fiorito nei sec. XIII e XIV e arricchito, nella tematica sacra, generalmente in latino, da motivi realistici e satirici in volgare. Lo sviluppo del teatro ceco, ormai bene avviato, fu bloccato nel sec. XV dalla rivoluzione hussita e riprese soltanto nel Cinquecento, nelle forme del teatro dotto, in gran parte in lingua latina, con drammi biblici, drammi storici e con interludi o intermezzi comici. Si affermarono allora un fiorente teatro gesuitico, in ceco, e compagnie professionali che recitavano in tedesco. Dopo la disfatta della Montagna Bianca (1620) rimasero soltanto i gesuiti e le compagnie straniere, mentre il teatro ceco si esprimeva nelle rappresentazioni sacre dei villaggi, ricche di elementi satirici e di protesta sociale e riferibili a un'importante tradizione di teatro popolare, proseguita anche nel sec. XVIII e viva tuttora, con molte opere conservate in repertorio. I primi teatri regolari all'inizio del Settecento erano ancora riservati alle compagnie straniere; soltanto nel 1783 sul palcoscenico del teatro Nostic di Praga cominciarono a recitare occasionalmente attori cechi. Il teatro divenne allora uno degli strumenti per affermare una dignità nazionale attraverso drammi d'ambiente contadino o piccolo-borghese e anche attraverso spettacoli di marionette. Una sala autonoma fu costituita a Praga nel 1862; nel 1881 venne quindi inaugurato il Národní divadlo (Teatro nazionale), ricostruito nel 1883 dopo un incendio. Durante l'età romantica il teatro fiorì per merito di V. K. Klicpera e di J. K. Tyl. Negli anni seguenti la produzione e l'attività teatrali hanno seguito, spesso su posizioni avanzatissime, l'evoluzione della scena contemporanea, con risultati di particolare rilievo negli anni tra le due guerre (quando registi come Burian e Frejka assorbirono e portarono avanti le lezioni delle avanguardie russa e francese) e negli anni Sessanta, che, con il venir meno dell'oppressione dogmatica staliniana e con la graduale maturazione e il rapido sboccio della “primavera di Praga”, sono stati teatralmente anni di arditi esperimenti e di notevoli innovazioni, che hanno avuto vastissima eco anche all'estero (citiamo, fra gli altri, i registi A. Radok, O. Krejca, J. Grossmann e lo scenografo J. Svoboda). Questa situazione è stata peraltro interrotta dall'occupazione militare del 1968 e dal conseguente processo di “normalizzazione”, imposto per un ventennio anche al teatro. Negli anni Settanta solo Svoboda poté continuare il lavoro in patria, mentre la maggior parte dei drammaturghi cechi fu costretta ad espatriare. Allo sviluppo del teatro ceco hanno contribuito maggiormente, nel nostro secolo, J. Hilbert, J. Mahen, F. Langer, J. Voskovec e J. Werich, oltre a K. Čapek e suo fratello Josef. Tra i drammaturghi cechi più originali del Novecento sono considerati M. Kundera, V. Havel, J. Topol, P. Kohout e V. Blažek. Il risveglio della cultura ceca seguito alla svolta democratica del 1989 ha visto protagonista anche il teatro, finalmente affrancato dalle censure del regime. La svolta democratica ha prodotto anche una rivoluzione di contenuti. La ricorrente dissacrazione della macchina burocratica del regime lasciava il posto alla riflessione spesso dolorosa sull'isolamento e l'alienazione dell'individuo. Nei primi anni Novanta alcuni testi cechi hanno trovato notevole diffusione sulle scene internazionali, in particolare l'opera L'affare Makropulos (1922) di K. Capek.

Cultura: cinema

Fino al 1993 la produzione cinematografica si è fortemente caratterizzata come cecoslovacca. Dopo lo scioglimento della Federazione il cinema ceco si è imposto immediamente alla ribalta internazionale, in particolar modo con le opere di M. Forman (già vincitore del Premio Oscar nel 1975 e nel 1984 rispettivamente con Qualcuno volò sul nido del cuculo e Amadeus) tra le quali Larry Flint-Oltre lo scandalo (1996), Man on the moon (1999) e con quelle di J.Jires (Il maestro di danza, 1994; Dvojrole, 1999). Nel 1997 Kolja di Jan Svěrák è stato insignito del titolo di miglior film sia al Festival di Cannes sia alla cerimonia degli Oscar.

Media

Cecoslovacchia.Cecoslovacchia.

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