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Còmmodo, Marco Aurèlio

(latino Marcus Aurelíus Commŏdus Antonīnus). Imperatore romano (Lanuvio 161-Roma 192). Appena succeduto al padre Marco Aurelio nel 180, ripristinando il principio dinastico della successione, concluse frettolosamente la pace con i Marcomanni e i Quadi, contro i quali aveva intensamente combattuto lo stesso Marco Aurelio. Esercitò dispoticamente il potere in Roma, infierendo contro l'aristocrazia senatoria, rompendo così un equilibrio politico che aveva avuto tanto successo nell'era degli Antonini. Anche in campo religioso forzò la tradizione, assumendo nome e attributi di divinità: si identificò con Ercole, si disse figlio di Giove. Circondato da cortigiani corrotti, sventò congiure con esecuzioni sommarie di cui furono vittime anche familiari e stretti collaboratori. In un'ennesima congiura, tramata dalla concubina Marcia, fu egli stesso ucciso da un gladiatore. Gli fu inflitta la damnatio memoriae. Con il suo regno, l'Impero romano entrò in una grave crisi politica, militare e finanziaria. § Nei numerosi ritratti, databili dal confronto con le varie monete che lo effigiano, appare prima giovinetto, poi con barba sempre più folta, anche per la sua assimilazione a Ercole. Il più interessante artisticamente è quello in cui è raffigurato con l'aspetto di Ercole, al Museo dei Conservatori di Roma.

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