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Còngo, Repùbblica Democràtica del-

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(République Démocratique du Congo). Stato dell'Africa centrale (2.344.858 km²). Capitale: Kinshasa. Divisione amministrativa: province (11). Popolazione: 64.704.000 ab. (stima 2008). Lingua: francese (ufficiale), kikongo, kiswahhili, kituba, lingala. Religione: cattolici 41%, protestanti 31,6%, altri cristiani 13,4%, animisti/credenze tradizionali 10,7%, musulmani 1,4%, altri 1,9%. Unità monetaria: franco congolese (100 centesimi). Indice di sviluppo umano: 0,361 (177° posto). Confini: Repubblica Centrafricana e Sudan (N), Uganda, Ruanda, Burundi e Tanzania (E), Zambia e Angola (S), Oceano Atlatico e Angola (W), Repubblica del Congo (NW). Membro di: ONU, SADC, UA e WTO, associato UE.

Generalità

Ex Congo Belga (e dal 1971 al 1997 Repubblica dello Zaire, nome datogli dal dittatore Mobutu) la Repubblica Democratica del Congo è una delle maggiori unità politiche dell'Africa; lo rendono tale non tanto la vera e propria ampiezza territoriale – lo precede solo, e di poco, il Sudan, che è però molto meno popolato – bensì le enormi ricchezze minerarie, per lo più concentrate nella regione dello Shaba, ex Katanga, al confine con l'Angola e la Zambia: rame, diamanti, cobalto, uranio ecc. Il Paese è stato teatro di una storia di sfruttamento, nonché scacchiere per le mire coloniali delle grandi potenze europee. Il Congo Belga è stato l'ultimo esempio di colonizzazione "privata", quando il re del Belgio si rese protagonista di un'operazione che gli assicurò il dominio su un territorio dieci volte più grande della madrepatria. Indipendente dal 1960, dopo la morte di Lumumba ha attraversato la feroce dittatura di Mobutu. All'inizio del XXI secolo il gigante africano, uno dei territori più ricchi di risorse del pianeta, grazie al sostegno della comunità internazionale ha finalmente gettato le basi per un possibile futuro di sviluppo e stabilità.

Lo Stato

La Repubblica Democratica del Congo ha iniziato nel 2003 una transizione verso la democrazia dopo anni di dittatura e guerra civile. In base alla nuova Costituzione del 2005, che sostituisce quella transitoria del 2003, il presidente della Repubblica è eletto a suffragio universale con mandato di 5 anni ed è rieleggibile una sola volta; il potere legislativo è diviso tra Assemblea nazionale e Senato. Alle province orientali è assicurata un'ampia autonomia. Il sistema giudiziario è basato sul diritto belga e su consuetudini locali e si articola nella Corte suprema, con sede a Kinshasa, in Corti d'appello e in Tribunali di prima istanza. È in vigore la pena di morte. La difesa del Paese è affidata all'AFDL (Alleanza delle Forze Democratiche per la Liberazione del Congo Zaire), che ha sostituito dopo la sconfitta di Mobutu, le forze armate; inoltre sono presenti numerose forze ribelli, contingenti di Stati confinanti e una forza dell'ONU.L'istruzione elementare è obbligatoria e gratuita, inizia a 6 anni di età e ha una durata di 6 anni. Quella secondaria dura da 2 a 4 anni a seconda dell'indirizzo scelto. In base a stime del 2006 la percentuale di analfabeti è relativamente contenuta per un Paese gravato da anni di guerriglia (32,8%), grazie anche all'apporto delle scuole religiose tenute dai missionari. L'insegnamento superiore si svolge in numerose università distribuite in varie città: Kinshasa, Bukavu, Kisangani, Goma e Lubumbashi.

Territorio: morfologia

Il Paese corrisponde in larga misura al bacino del fiume Congo, uno dei maggiori corsi d'acqua della Terra. Più specificatamente il territorio congolese è centrato sulla vasta depressione tettonica – forse la più marcata nella piatta, uniforme struttura dell'Africa – che si distende tra i rilievi marginali atlantici a W (sull'oceano in effetti il Paese ha uno sbocco assai esiguo oltre che morfologicamente piuttosto chiuso), i tavolati dell'Africa alta delimitanti il bacino del Nilo a E, la dorsale centrafricana demarcante il bacino del lago Ciad a N e gli altopiani dell'Angola delimitanti il bacino dello Zambesi a S. La subsidenza si è formata in seguito al lento, progressivo abbassamento di una zona crustale che è stata via via coperta da sedimenti continentali e marittimi. Dal Paleozoico sino agli inizi dell'era cenozoica, infatti, il mare occupò in varie riprese la depressione e vi ha lasciato diverse coltri sedimentarie sovrappostesi ai terreni archeozoici dello zoccolo continentale. Durante il Cenozoico la depressione venne definendosi nelle sue forme attuali attraverso episodi tettonici che hanno determinato un nuovo abbassamento della zona congolese (il fondo della conca è situato a ca. 400 m sopra il livello del mare) e l'assestamento della cintura montagnosa che la delimita tutt'intorno. Le dorsali periferiche e la cintura di altopiani che orlano la depressione sono costituite da rocce cristalline e scistose dell'antico imbasamento rimaste estranee alle sedimentazioni avvenute nella parte interna del bacino; tali formazioni archeozoiche non sono state tuttavia esenti da moti tettonici verticali: sono emersi così blocchi compatti di graniti e gneiss, che in taluni casi assumono l'aspetto di vere e proprie montagne. Un possente Horst è il Ruwenzori (5109 m), massima cima del Paese e seconda dell'Africa, incluso nella grandiosa serie di rilievi che orla la fossa (Rift Valley) estafricana e che comprende, in territorio congolese, imponenti edifici vulcanici come il Karisimbi (4507 m). L'altra principale area montuosa della Repubblica Democratica del Congo corrisponde alla sezione sudorientale, dove si stendono gli altopiani dello Shaba, a struttura prevalentemente tabulare; a essi si sovrappongono le masse paleozoiche che formano la catena dei Mitumba (1718 m), sviluppata dal lago Tanganica verso SW per oltre 600 km. L'orlatura occidentale, atlantica, è costituita essa pure da tavolati archeozoici; si abbassa sensibilmente nel corridoio in cui il fiume Congo si è incanalato, a iniziare dal Cenozoico, per raggiungere la costa; il fiume ha marcatamente inciso tali rilievi, dando origine a una serie di rapide e cascate intitolate a Livingstone. Manca infine di morfologia unitaria l'arco settentrionale del Paese; rotto da grandi solchi vallivi, mostra una successione di ondulazioni collinari tra aree depresse percorse dai fiumi.

Territorio: idrografia

La ricchissima rete idrografica si incentra naturalmente sul Congo, il cui poderoso bacino (3.690.000 km²), essenzialmente disteso nella fascia equatoriale, è secondo solo a quello del Rio delle Amazzoni. Eccezionale è anche la sua costanza di portata (presso la foce va dai 30.000 m3/s dei periodi di magra ai 75.000 m3/s di quelli di piena), in quanto il tributo di acqua degli affluenti di sinistra e di destra è complementare nell'arco annuale dato che a S e a N dell'Equatore le stagioni più piovose sono alternate. Nato col nome di Lualaba dalla catena dei Mitumba, è alimentato da molteplici affluenti tra cui il Luvua, che gli apporta le acque del lago Mweru, e il Lukuga quelle del lago Tanganica. Descritto un ampio arco a cavallo dell'Equatore e arricchito dall'apporto di altri imponenti tributari, il Congo è un fiume ampio, maestoso, navigabile per oltre 1600 km. Prima di uscire dalla depressione, dove in vaste aree anfibie e lacustri (per esempio il lago Mai-Ndombe, ex Leopoldo II) scarica parte delle acque, forma una sorta di bacino lacustre, il Pool Malebo (ex Stanley Pool); quindi, scavato un angusto passaggio nei rilievi costieri, scende all'Atlantico con le già ricordate cascate Livingstone.

Territorio: clima

La Repubblica Democratica del Congo è per gran parte compresa entro l'isoieta dei 1200 mm: i massimi di piovosità si registrano nel centro della depressione con valori superiori ai 2000 mm annui. Nel centro del Paese si registra perciò un clima di tipo equatoriale, mentre il resto del territorio è interessato da un clima di tipo subequatoriale. Infatti nelle regioni settentrionali si ha una breve stagione stagione secca in dicembre-febbraio, cui segue una grande stagione delle piogge; a S, invece, la grande stagione delle piogge inizia a ottobre-novembre protraendosi, salvo un breve intervallo, fino ad aprile, mentre la stagione asciutta va da maggio a settembre. Nelle regioni più vicine all'equatore i periodi piovosi tendono ad avvicinarsi, mentre i periodi secchi divengono sempre più brevi e meno netti, fino al susseguirsi pressoché continuo di piccole e grandi piogge. Le temperature non registrano forti variazioni né annuali né giornaliere, tranne che sulle alteterre (Shaba, regione dei laghi), e si mantengono entro valori medi non eccessivamente elevati: a Kinshasa variano tra i 26 ºC e i 22 ºC. Sensibile è sempre il grado di umidità relativa, in media tra il 75% e l'80% nelle regioni interne della depressione.

Territorio: geografia umana

In relazione alla vastità del territorio e alla varietà dei suoi ambienti naturali, le etnie sono varie. Il principale gruppo etnico è quello bantu, che comprende a sua volta diversi sottogruppi (luba, lunda, kongo, mongo), caratterizzati da culture e strutture sociali diverse. Un'esigua minoranza di pigmei vive nel cuore della foresta. I gruppi etnici maggiormente rappresentati sono dunque luba (18%), kongo (16,1%), mongo (13,5%), rwanda (10,3%), azande (6,1%), bangi e ngale (5,8%), e altri (30,2%). I bantu giunsero probabilmente nel Paese provenienti dalle regioni settentrionali nei sec. X-XIV, fondando regni fiorenti; sono stanziati prevalentemente nelle regioni centrali e meridionali. A N invece predominano per importanza le genti sudanesi (sandè e mangbetu), che giunsero tra il sec. XVI e il XIX mentre, limitati all'estrema area nordorientale, si sono insediati alcuni gruppi nilotici, fra cui gli alur. Anche il numero degli europei, soprattutto belgi, portoghesi e italiani, che un tempo costituivano una cospicua colonia, si è molto ridotto. La popolazione della Repubblica Democratica del Congo ha una densità media di 28 ab./km². Soltanto negli ultimi decenni del Novecento l'andamento demografico del Paese ha segnato un ritmo notevole (nel 1955 gli abitanti erano poco più di 12 milioni), determinato da un accresciuto tasso di natalità, ma soprattutto da una forte contrazione del tasso di mortalità. Tuttavia, nonostante i sensibili progressi compiuti, continuano a essere presenti tutti quegli squilibri tipici dei Paesi in via di sviluppo, in particolare un'elevata mortalità infantile e una netta prevalenza delle classi giovani. Le densità più elevate si registrano nelle zone più dinamiche economicamente fin dall'inizio dell'epoca coloniale, cioè il medio e il basso corso del Congo, la regione occidentale che dal Pool Malebo si estende fino alla costa, gli altopiani del Kasai, nonché le alteterre orientali, favorite dall'ambiente più salubre. Il fenomeno dell'urbanizzazione si è però enormemente accentuato dopo la guerra civile, che ha visto afflussi di portata spesso drammatica e vere e proprie fughe dai villaggi rurali. L'esempio più macroscopico è offerto da Kinshasa, l'ex Leopoldville, capitale della Repubblica Democratica del Congo, situata sulle rive del Pool Malebo, vertice di tutta l'organizzazione territoriale del nuovo Stato, centro di mediazione tra il vasto bacino congolese – di cui è il maggior porto fluviale – e la costa atlantica. Kinshasa è di gran lunga la più popolosa città dell'Africa nera. La capitale, primario centro finanziario e culturale, è inoltre capolinea della ferrovia per Matadi, principale porto marittimo del Paese sull'estuario del Congo. Gli altri maggiori centri si sono in genere sviluppati in funzione delle attività minerarie e delle connesse industrie; è il caso di Kananga, ex Luluabourg, e della vicina Mbuji-Mayi, capoluogo rispettivamente del Kasai Occidentale e Orientale, e di Lubumbashi, ex Elisabethville, dove si raggruppano le principali industrie legate allo sfruttamento dei giacimenti dello Shaba; Kisangani, ex Stanleyville, nell'Alto Zaire, è invece soprattutto grande porto fluviale che raccorda l'alto e il basso bacino del Congo, attivissimo nodo commerciale per le comunicazioni con l'Africa orientale, mentre Bukavu è situata sulle rive del lago Kivu, in un'area di ricche piantagioni.

Territorio: ambiente

Il bassopiano congolese è ricoperto da una ricca foresta pluviale, che, verso S, trapassa in savane arborate o in foreste rade sugli altopiani dello Shaba, del Kasai e quelli centrafricani, venati dalle strisce sempreverdi della foresta a galleria lungo i fiumi. Ed è qui, sul tratto finale del fiume Congo, che nasce una densa vegetazione di mangrovie e palme della specie Phoenix spinosa. La fauna del Paese è particolarmente diversificata e abbondante, sul territorio sono presenti numerose specie di mammiferi come la giraffa, il leopardo, il leone, il gorilla, lo scimpanzé, l'elefante, l'ippopotamo e la zebra, varie specie di rettili e uccelli e molti insetti, alcuni dei quali dannosi per l'uomo e per gli animali in quanto trasmettono gravi infezioni, come la mosca tsé-tsé e la zanzara Anopheles. L'inquinamento delle acque, causato dai rifiuti, dai liquami non trattati, dai prodotti chimici industriali scaricati nei fiumi, e l'inquinamento dell'aria dovuto ai gas di scarico nelle città costituiscono le principali cause di degrado del Paese. Inoltre l'attività estrattiva dei minerali, come p. es. il coltan (si presenta come una sabbia nera radioattiva e contiene minerali di columbite e tantalite), e la continua deforestazione sono all'origine di gravi danni ambientali. Nella Repubblica Democratica del Congo esistono sette parchi nazionali, di cui quattro parchi e una riserva sono patrimonio mondiale dell'umanità: il Parco nazionale di Virunga (1979), il Parco nazionale di Kahuzi-Biega (1980), il Parco nazionale di Garamba (1980), il Parco nazionale di Salonga (1984) e la Riserva naturale di Okapi (1996). Le aree protette costituiscono il 12,2% dell'intero territorio.

Economia: generalità

Date le molteplici e poderose risorse naturali di cui dispone, la Repubblica Democratica del Congo rappresenta forse l'esempio di malgoverno, di scelte errate, di sfruttamento improduttivo più macroscopico di tutta l'Africa.La Repubblica Democratica del Congo è uno dei Paesi più ricchi di materie prime, ma la sua economia continua a essere molto arretrata a causa della mancanza di infrastrutture, dell'inefficienza e della corruzione della pubblica amministrazione e dei conflitti che da lungo tempo la travagliano. Durante l'occupazione coloniale furono create città, vie di comunicazione, industrie e infrastrutture in funzione diretta delle richieste delle società straniere interessate a sfruttare le risorse dell'immenso territorio. Situazione questa tipicamente africana, ma aggravata dal fatto che nella Repubblica Democratica del Congo, l'ex Congo Belga, lo sfruttamento coloniale fu particolarmente rozzo, di immediato depredamento; in particolare l'Union Minière du Haut Katanga operò con la massima spregiudicatezza come un vero e proprio Stato nello Stato. Così quando i belgi improvvisamente si ritirarono, nel 1960, fu la crisi generale del Paese: crisi politica oltre che economica, in quanto il Belgio aveva sistematicamente tenuto lontani i congolesi da ogni attività di rilievo. Per non essere paralizzato dalla crisi totale lo Stato fu costretto a mantenere i precedenti rapporti con il capitalismo occidentale; l'Union Minière, benché venisse nazionalizzata nel 1967 e assumesse la nuova denominazione di GECAMINES (La Générale des Carrières et des Mines du Zaïre), continuò ad assicurarsi una parte ingente dello sfruttamento minerario. A partire dal 1973 il governo avviò una serie di nazionalizzazioni delle altre principali società estere, adottando la cosiddetta “politica di zairizzazione” o “via zairese al socialismo”. Ciò poteva significare un'autentica riappropriazione da parte dello Stato delle ricchezze nazionali, un nuovo e corretto modo di programmare l'economia grazie agli enormi profitti che il Paese avrebbe ricavato dalla vendita all'estero dei propri prodotti. In realtà espropri e nazionalizzazioni si tradussero nel puro e semplice accrescimento di privilegi per i pochi al potere, specie per gli esponenti della borghesia nazionale tipicamente burocratica, inefficiente quanto corrotta. Un ulteriore deterioramento dell'economia del Paese si verificò nel corso degli anni Ottanta del Novecento, in parallelo alla caduta dei prezzi internazionali delle materie prime: solo una drastica riduzione delle importazioni, con pesanti conseguenze sociali ed economiche (per la carenza di beni di consumo e di produzione), permise di registrare saldi attivi nella bilancia commerciale, comunque insufficienti a onorare gli impegni dettati dall'ingente indebitamento estero; l'indebolimento delle attività industriali (estrattive, soprattutto) e l'elevata inflazione produssero infine forti tensioni sociali, approfondendo la crisi del Paese e accelerandone lo sgretolamento fino alla soppressione degli aiuti internazionali e dell'assistenza finanziaria del FMI (1991) e alla cacciata di Mobutu. Lo scoppio del conflitto civile nel 1998 rese ancor più negativo il quadro economico. Dal 2002 la situazione cominciò a migliorare anche se corruzione, mancanza di trasparenza nella gestione politica, pesante debito estero e l'alto tasso di inflazione continuano a frenarne lo sviluppo (il PIL pro capite era nel 2008 di appena 184 $ USA): comunque la crescita del PIL che nel 2008 si attestava su i 11.589 ml $ USA delinea il lento recupero che il Paese sta compiendo.

Economia: agricoltura, foreste, allevamento e pesca

Ben il 60% della popolazione attiva è occupato nell'agricoltura, che peraltro dispone di aree piuttosto esigue, poco più del 3% della superficie territoriale. Forte è ancora la contrapposizione tra agricoltura di sussistenza e agricoltura commerciale. Le produzioni di sussistenza, cui attende l'assoluta maggioranza dei contadini, sono in genere costrette nelle aree più distanti e peggio servite dalle vie di comunicazione; le rese sono piuttosto scarse. All'ambiente tropicale si adattano soprattutto tuberi come la manioca e la batata; tra i cereali hanno una certa diffusione solo il mais e il riso, mentre fra le colture ortofrutticole prevalgono i pomodori, gli agrumi, gli ananassi e le banane. Le colture commerciali, invece, sono localizzate nelle aree più fertili e vengono gestite da compagnie straniere: principale prodotto è il caffè, diffuso nelle alte terre orientali, a cui segue il cotone, coltivato prevalentemente nelle aree savaniche a N dell'Equatore; nelle pianure costiere e nel medio bacino del Congo è invece ben rappresentata la palma da olio; altre oleaginose sono il sesamo, la soia e soprattutto le arachidi. Si coltivano inoltre tè, diffuso nella regione del Kivu, cacao, tabacco, canna da zucchero, piante tessili come il kenaf e l'agave sisalana. La situazione politica e sociale dell'ultimo decennio del Novecento e dei primi anni del Duemila ha inciso negativamente su entrambi i settori produttivi. § Ingente è il patrimonio forestale; boschi e foreste coprono ca. il 59,6% del territorio e costituiscono la più estesa superficie forestale del continente, da cui si ricava legname, caucciù e ingenti essenze pregiate come il kambala, il limbali e l'acajù, nonché di Hevea. Lo sfruttamento è al solito limitato dalla mancanza di idonee vie di comunicazione. § Scarsamente praticato è l'allevamento, anche per le sfavorevoli condizioni ambientali; in particolare i bovini sono fortemente ostacolati dalla presenza, in tutta l'area congolese, della mosca tsé-tsé: le zone migliori sono gli altopiani dell'Ituri, del Kivu, dello Shaba e del Kasai. Si allevano altresì caprini, ovini e suini e volatili da cortile. § Un ruolo piuttosto modesto ha anche la pesca, praticata con metodi arretrati e in prevalenza nelle acque interne.

Economia: industria e risorse minerarie

I tradizionali settori produttivi concernono soprattutto la trasformazione delle materie prime locali; le lavorazioni agricole e zootecniche sono in genere effettuate da aziende piccole e medie, gestite da congolesi, mentre nelle grandi industrie estrattive e manifatturiere prevale la direzione straniera. La metallurgia rimane di gran lunga l'industria fondamentale del Paese. Essa annovera complessi per la raffinazione del rame, dello zinco, di piombo, stagno, cadmio, cobalto, petrolio ecc. Le altre principali industrie riguardano la lavorazione dei prodotti alimentari (zuccherifici, oleifici, birrifici, complessi molitori), le manifatture di tabacchi e la produzione di altri beni di largo consumo (saponifici, concerie, calzaturifici, ecc.); discretamente sviluppata è l'industria tessile, che lavora soprattutto cotone. § La grande ricchezza del Paese è costituita dalle risorse minerarie, in particolare la Repubblica Democratica del Congo possiede grandi quantitativi di diamanti, cobalto e rame. La principale area estrattiva è quella dello Shaba (oggi Katanga), per la presenza di vasti giacimenti di minerali cupriferi (continuazione del Copper Belt della Zambia e dello Zimbabwe) che contengono anche zinco e cobalto. Oltre a rame e cobalto sono estratti zinco e manganese. Dal Katanga provengono inoltre argento, stagno, cadmio, tungsteno, uranio, radio e germanio. Un'altra ricca area mineraria si trova nel Kasai, specie per i diamanti nella cui produzione la Repubblica Democratica del Congo è ai vertici della classifica mondiale (i principali giacimenti sono quelli di Tshikapa e di Mbuji-Mayi). Infine in varie località, ma soprattutto nelle province settentrionali del Paese nelle zone del fiume Uele e nell'Ituri, si estrae oro. Dai primi anni Settanta del Novecento si estrae petrolio dalla piattaforma continentale e viene raffinato nell'impianto situato nei pressi di Muanda. Larghissime possibilità esistono però in campo idroelettrico; la colossale diga di Inga sul fiume Congo alimenta due centrali ed è destinata ad accrescere sensibilmente la produzione di energia elettrica (quasi interamente di origine idrica).

Economia: commercio e comunicazioni

Il saldo della bilancia dei pagamenti è largamente deficitario (2007). Le esportazioni riguardano essenzialmente rame, cobalto, diamanti, petrolio e caffè in Belgio, Francia, Stati Uniti e Cina. Le importazioni sono soprattutto rappresentate da beni di consumo e materie prime da Sudafrica, Belgio e Francia. § Anche per quanto riguarda le vie di comunicazione, il Paese rivela immediatamente il pesante passato coloniale. Furono infatti create dai belgi delle pure e semplici arterie di penetrazione dalla costa alle zone minerarie e alle aree occupate da piantagioni, in genere seguendo i passaggi naturali già segnati dalla straordinaria idrografia congolese, grazie alla quale i fiumi hanno sempre rappresentato agevoli vie di comunicazione – anzi sovente le uniche – all'interno della vasta depressione: ben 16.400 km sono navigabili. Dato il ruolo ancora fondamentale delle vie d'acqua interne, le ferrovie (che si sviluppavano nel 2005 per ca. 3641 km, solo in minima parte elettrificati) in pratica congiungono o raccordano i tratti fluviali inadatti alla navigazione: la ferrovia tra Matadi, sull'estuario del Congo, e Kinshasa, dove inizia la navigazione fluviale, appositamente costruita per superare le cascate Livingstone, è l'asse fondamentale delle comunicazioni del Paese. Un'altra linea molto importante è la Ilebo-Lubumbashi, che collega il Kasai con lo Shaba, mentre un'altra si dirige verso W collegandosi a Dilolo alla rete dell'Angola e dando così al Paese un'apertura atlantica tramite il porto angolano di Lobito, in aggiunta ai porti congolesi di Boma e di Matadi. Quanto alla rete stradale, benché il suo sviluppo sia apparentemente piuttosto cospicuo (ca. 154.000 km nel 2004), è formata in genere da poco più di semplici piste. I servizi aerei possono contare sui cinque aeroporti internazionali di Ndjili (Kinshasa), di Luana (Lubumbashi), di Kisangani, di Bukavu e di Goma, nonché su altri adibiti a linee interne.

Storia: dalle origini all'indipendenza

L'area geografica dell'odierna Repubblica Democratica del Congo era stata sede, prima ancora che i portoghesi raggiungessero nel 1482 la foce del Congo, di numerosi regni autoctoni di notevole ampiezza e prestigio come quello del Congo o come quelli Kuba, Luba, Lunda. Verso la fine del sec. XVIII e durante il sec. XIX, con l'inizio delle grandi esplorazioni e quindi con l'acuirsi dell'interesse dell'Europa per l'hinterland africano, il bacino del Congo cominciò a essere percorso dai portoghesi Lacerdo e Monteiro e poi da Tuchey, da Livingstone e soprattutto da Stanley, da Brazzà, da Wissmann e da Grenfell. Proprio mentre Stanley stava compiendo la straordinaria traversata africana dall'Oceano Indiano all'Atlantico (1874-77), Leopoldo II del Belgio fondò l'Association Internationale Africaine per lo studio e la messa a valore del bacino del Congo. Alla convocazione nel 1876 di una Conferenza geografica internazionale a Bruxelles, seguì l'invio di una prima spedizione guidata da ufficiali belgi, che si spinse dalla costa orientale dell'Africa fino al lago Tanganica. Assicuratosi poi i servigi di Stanley, Leopoldo II diede vita a un Comité d'études du Haut-Congo e inviò nel Congo, nel 1879, lo stesso Stanley, affiancato da tredici ufficiali belgi. Il Comité d'études, poi trasformato in Association Internationale du Congo, acquistò le caratteristiche di un vero e proprio organismo di governo, suscitando le reazioni della Francia (che attraverso Savorgnan di Brazzà si affrettò a stabilire la sua influenza sulla riva destra del Congo), dell'Inghilterra, del Portogallo, della Germania e dell'Olanda. Per definire il futuro assetto dell'immensa e delicata area dell'Africa equatoriale, lo stesso Leopoldo II patrocinò la convocazione di una Conferenza, che dal 15 novembre 1884 al 26 febbraio 1885 riunì a Berlino le maggiori potenze del tempo. La Conferenza riconobbe i diritti dell'Association Internationale du Congo e quindi la creazione dello Stato indipendente del Congo, del quale Leopoldo II si proclamò sovrano a titolo personale. Nel 1908 il Congo passò sotto l'amministrazione diretta del governo belga che emanò una “Carta coloniale” e inviò sul posto un governatore generale. Durante la I e la II guerra mondiale l'esercito congolese combatté a fianco degli Alleati in Africa. Le prime istanze per un'evoluzione politica della colonia si manifestarono nel Congo a iniziare dal 1955-56 e si accentuarono nel 1959 attraverso l'azione di P. E. Lumumba, leader del Mouvement National Congolais, e di J. Kasavubu, leader dell'Abako. Nella Conferenza a tavola rotonda del gennaio-febbraio 1960 il Belgio fissò la data dell'indipendenza del Congo al 30 giugno 1960. Ma subito dopo questo evento, il Paese piombò in una drammatica guerra civile, culminata nell'uccisione di Lumumba (1961), nella secessione del Katanga a opera di Tshombe e nella ribellione di alcune province. Il 1º agosto 1964 la Repubblica del Congo si diede la prima Costituzione, ma nell'autunno del 1965 il generale Mobutu Sese Seko, del Mouvement Populair de la Révolution (MPR), esonerò il presidente Kasavubu e assunse le redini del Paese.

Storia: la dittatura di Mobuto e la Repubbica dello Zaire

Mobutu nel 1970 fu ufficialmente eletto presidente e instaurò un regime fortemente autoritario. Nel 1971 la Repubblica Democratica del Congo prese la denominazione di Repubblica dello Zaire. Nel corso della guerra civile angolana (1975-76), il Paese assunse una posizione ambigua, ospitando e favorendo la fazione guidata da Holden Roberto (parente di Mobutu). Nei primi mesi del 1977 il governo fronteggiò una rivolta, appoggiata da mercenari stranieri, nella provincia di Shaba. L'Angola fu accusata di aver fomentato i disordini e la situazione fra i due Paesi si fece tesa. La rivolta fu repressa e nel 1978 vi fu la riconciliazione fra Angola e l'allora Repubblica dello Zaire. La situazione interna rimase però difficile e incerta, in particolare per le precarie condizioni economiche dell'assoluta maggioranza della popolazione; tuttavia Mobutu fu rieletto e mantenne inalterato il proprio potere attraverso una gestione autocratica e dispotica dello Stato, sempre più corrotto nelle sue istituzioni. Cresciute nella seconda metà del decennio le critiche della comunità internazionale al regime zairese, che cercò quindi nuove alleanze (allontanamento da Stati Uniti e Belgio, avvicinamento a Francia e Libia), e istituiti alcuni governi di transizione, nel 1990 sembrò prendere avvio un processo pur incerto e contraddittorio di liberalizzazione: alcuni emendamenti costituzionali ridussero i poteri presidenziali (giugno) e permisero la ricostituzione dei partiti (novembre). Nel 1991 fu istituita una Conferenza Nazionale (CN) intesa quale forum di riconciliazione e d'elaborazione di una nuova carta costituzionale; questa si trovò però presto paralizzata fra i sostenitori del presidente (Forze Democratiche Unite) e i partiti d'opposizione, coalizzati in un'Unione Sacra. La Conferenza Nazionale venne infine a configurarsi quale potere antagonista a quello presidenziale di Mobutu, fino a proclamare il 14 aprile 1992 la propria sovranità e il valore vincolante delle proprie deliberazioni. Benché Mobutu avesse, su designazione della CN, nominato primo ministro Étienne Tshisekedi, leader dell'Unione Sacra (15 agosto), il conflitto fra le due istituzioni non venne meno. A dicembre la CN si sciolse, dopo aver concluso i propri lavori con la nomina dei membri dell'Alto Consiglio della Repubblica, una sorta di parlamento provvisorio, alla cui presidenza fu chiamato l'arcivescovo di Kisangani monsignor L. Monsegwo Pasinya, già presidente dell'organismo. Mobutu però destituì i membri del governo provvisorio formato da Tshisekedi e impedì, col ricorso alla forza, le riunioni dell'Alto Consiglio della Repubblica. La crescente tensione politica fece precipitare il Paese in una grave crisi economica, sfociata sempre più nel disordine e nella violenza. Nella situazione di crisi politica, esasperata dalla gravissima situazione economica, si inserirono varie sommosse di militari. Mobutu tentò di riallacciare un dialogo con l'opposizione dell'Unione Sacra; ciò portò alle dimissioni del governo filo-presidenziale istituito nel 1993 e alla formazione di una nuova Assemblea con un criterio sostanzialmente paritetico tra membri dell'opposizione e seguaci del presidente, criterio che venne confermato nella composizione di un nuovo governo nel luglio del 1994. A complicare ancora di più le già complesse vicende interne si aggiunse il problema dei rifugiati ruandesi, che il governo volle rimpatriare forzatamente, provocando le reazioni di protesta della comunità internazionale. La rivolta, nel settembre 1996, di una popolazione di origine tutsi, i banyamulenge, insediata nella parte orientale del Paese, diede l'avvio agli eventi che portarono al rovesciamento di Mobutu. I ribelli, infatti, si unirono ad altri gruppi organizzati su base etnico-politica guidati da Laurent-Désiré Kabila, leader del Partito rivoluzionario del popolo (formazione lumumbista fondata negli anni Sessanta). Nacque così l'Alleanza delle Forze Democratiche per la Liberazione del Congo-Zaire (AFDL), la cui avanzata fu inarrestabile. Inutili si rivelavano gli appelli dell'ONU, che chiesero il ritiro di tutte le forze straniere nell'Est dello Zaire, e i tentativi di Mobutu di dare una credibilità al proprio governo sostituendo una serie di primi ministri. Nel maggio 1997 le truppe dell'AFDL entrarono a Kinshasa e Kabila si proclamò presidente della Repubblica Democratica del Congo, ripristinando così il nome che il Paese aveva avuto dal 1960 al 1971. Mobutu riuscì a fuggire (morirà a Rabat nel settembre 1997) e Kabila assunse i pieni poteri.

Storia: Laurent-Désiré Kabila e suo figlio Joseph Kabila

D. Kabila creò un parlamento transitorio formato da 300 deputati nominati per decreto dal presidente. Nel Paese dilagava la guerra civile con il coinvolgimento di altri Paesi del continente (Ruanda e Uganda dalla parte dei rivoltosi, Angola, Namibia e Zimbabwe a favore di Kabila). Nonostante i ripetuti appelli del presidente francese J. Chirac e del segretario dell'ONU K. Annan, la firma di accordi per il cessate il fuoco e l'avvio di negoziati tra le fazioni rivali per indire nuove elezioni, la guerra civile divenne un vero e proprio genocidio. Nel gennaio 2001, in un clima che sembrava sempre più avverso al raggiungimento di un accordo con gli ex alleati, Uganda e Ruanda, ritenuti ormai aggressori da cacciare, il presidente D. Kabila venne assassinato dalle sue stesse guardie del corpo. Gli succedette il figlio Joseph Kabila, già capo delle Forze armate del Paese, che rimasto alla guida dell'esercito rinsaldò le alleanze del padre con Angola, Namibia e Zimbabwe. Nel luglio 2002 J. Kabila firmò uno storico accordo per la pace con il presidente del Ruanda. Pochi giorni più tardi annunciò anche la normalizzazione dei rapporti con il governo ugandese che, di conseguenza, ritirò gradualmente le sue truppe dal territorio congolese. Nel dicembre dello stesso anno il governo firmò un accordo per la pace, a Pretoria, con i principali movimenti di ribelli. Dopo oltre un anno di negoziati nell'aprile del 2003 furono firmati gli accordi di Sun City che, oltre alla stesura di una Costituzione transitoria, posero le basi per il processo di democratizzazione del Paese. Nel luglio dello stesso anno si insediò un governo di unità nazionale presieduto da J. Kabila che portò il Paese alle elezioni del 2006-2007. Queste consultazioni confermarono J. Kabila alla guida della Repubblica Democratica del Congo. Restavano però attivi gruppi di ribelli, in particolare gruppi tutsi nel Kivu e, nonostante gli accordi, forte instabilità continuava a registrarsi sul confine con il Ruanda con la presenza dei ribelli hutu delle FDLR (Forze democratiche di liberazione del Ruanda). Nel dicembre del 2011 si svolgevano le elezioni presidenziali che riconfermavano Kabila, anche se le opposizioni denunciavano brogli e irregolarità nello svolgimento delle consultazioni. Nella primavera del 2012 iniziava una rivolta nel Nord Kivu denominata M23 (Movimento 23 marzo), guidata dal generale Bosco Ntaganda, che portava all'occupazione da parte dei ribelli della città di Goma (novembre 2012).

Cultura: generalità

Il tipo di villaggio più diffuso ha in genere capanne di legno e fibre intrecciate, a pianta rettangolare, con tetto a doppio spiovente, strade ben pulite e totalmente sgombre d'erba. In genere, la struttura del villaggio è regolare, ma non di rado le capanne sorgono disordinatamente le une accanto alle altre, e anche la tecnica della costruzione può rivelarsi più grossolana. Vi sono poi differenze insediative, più o meno accentuate, fra i vari gruppi: presso i mongo compare la capanna con tetto "a testuggine", mentre dove si è fatta maggiormente sentire la penetrazione di genti da S si è diffusa la capanna a tetto conico. Tipica è a tal proposito l'abitazione dei bakete, a pianta circolare un po' sollevata dal suolo e sormontata da un tetto ad "alveare". Lungo i corsi d'acqua sono frequenti le abitazioni palafitticole (tipiche quelle dei bangala), mentre alcune popolazioni nordoccidentali, tra cui gli stessi bakete, costruiscono i loro villaggi nel fitto della foresta. Molto elementare è il villaggio pigmeo, diffuso soprattutto nelle zone forestali dell'Ituri, che si compone di un insieme di rifugi di scorza o di foglie intrecciate disposte su un'intelaiatura di rami flessibili. Aspetti del tutto particolari ha invece l'insediamento presso i mangbetu, negli altopiani dell'est: agricoltori sedentari, vivono in abitazioni disposte linearmente lungo i corsi d'acqua e le valli, oppure a mezza costa, separate dalle bassure da gruppi di banani e circondate da campi coltivati.

Cultura: linguistica

Le lingue indigene della Repubblica Democratica del Congo sono quasi trecento, per la maggior parte appartenenti alla famiglia linguistica bantu. Si ricorre perciò all'uso di lingue franche, che sono essenzialmente quattro, tutte della famiglia bantu: il kiswahili e la sua varietà detta kingwana sono diffusi in tutta la parte orientale del Paese (Shaba, Kivu, Kasai Orientale) e contano ca. 5 milioni di parlanti; il kikongo (e la sua forma semplificata detta kituba), diffuso nella provincia di Bandundu e di uso prevalente anche nella capitale Kinshasa, conta almeno 3 milioni di parlanti; il lingala, parlato lungo il fiume Congo al confine con la Repubblica del Congo da quasi 3 milioni di persone; il kiluba, parlato da oltre 2 milioni di persone nelle due province del Kasai Orientale e Occidentale e in parte dello Shaba. Ciascuna di queste lingue è anche usata, nella propria zona di influenza, come lingua amministrativa locale accanto al francese. Tra le altre lingue bantu, il lomongo e il lonkundo sono parlate nella provincia dell'Equateur. Lungo il confine settentrionale con la Repubblica Centrafricana si parlano lingue del gruppo adamaoua orientale come il sango e lo zande, che con le lingue bantu formano la più vasta famiglia linguistica niger-congo. Sempre nella regione settentrionale, a N del fiume Aruwimi, si parlano lingue del gruppo nilotico-sahariano come il mangbetu o mambettu o mombuttu.

Cultura: letteratura e teatro

Di fronte a una ricca tradizione letteraria orale, la letteratura scritta appare nella Repubblica Democratica del Congo tardivamente, a causa della scarsa alfabetizzazione. Le prime opere di un certo interesse datano dagli anni Cinquanta del Novecento, quando si affacciano sulla scena letteraria i narratori Ch. Samudju, M. Kasongo, D. Mutombo, J. Bolikwango e P. Lomami-Tshibamba, e romanzieri come F. J. Mopila e Ph. Edme. Contemporaneamente si sviluppava un teatro concepito come spettacolo, del quale A. Mongita è l'autore più noto. Nel 1957 sorse un teatro anche a Elisabethville (odierna Lubumbashi), che rivelò i talenti di L. S. Bondekwe, J. Kiwélé, A. Ngongo. I nuovi fermenti di rivendicazione e rivolta confluirono negli scritti dei futuri uomini politici, come Albert Kalonji, Moïse Tshombe e Anicet Kashamura, ma soprattutto nei discorsi di Patrice E. Lumumba (1926-1961). Il periodo che precedette l'indipendenza vide sorgere una poesia più impegnata e militante, benché piuttosto semplice e ingenua, con E. Boundzéki-Dongala, Ntetembo Eto, A. Ngongo, P. Kabongo, J. M. Kitikwa. Con la pubblicazione della raccolta poetica Esanzo (1955), Roger-Antoine Bolamba (1913-2002) compiva una felice sintesi fra la poesia tradizionale mongo e il surrealismo imponendosi all'attenzione dell'Occidente. Dopo la proclamazione dell'indipendenza vennero fondate le nuove università di Lubumbashi e Kisangani, vari centri di studio e riviste. Nel 1966 il poeta E. Witahnkengé pubblicava opere di G. I. Kabulu, P. Musangi, S. Magys Mukoko, G. Kajiga, A. Vianda, G. Bokémie. Si formavano frattanto molte compagnie teatrali, che rivelarono buoni talenti, come il già citato Bolamba e M. Mulumba. Con la pace ritrovata, da idealista e romantica la letteratura diventa realista e politicizzata. Tutti i generi letterari si sviluppano grazie a varie iniziative. In campo narrativo, dopo alcune buone prove di Th. Malembe, Th. Kanza e Batukezanga, si impongono i romanzi Entre les eaux (1972) di V. Y. Mudimbe (n. 1941) e Deux vies un temps nouveau di Ngombo Mbala, che analizzano i problemi psicologici determinati dalla trasformazione della società. In linea con la dottrina di Mobutu, si preconizza un ritorno ai valori ancestrali come punto di partenza per l'edificazione di nuove strutture socio-culturali conformi alla realtà moderna. Altri romanzieri trattano temi di attualità, come D. J. Bassembe e M. M. Ngal, mentre tre nomi dominano il campo della novellistica: P. Lomami-Tshibamba, M. Mushiete e Marie Caroline Nsugi. I poeti riprendono i temi già scontati della Nègritude. Gran parte dei poeti universitari si ispirano inoltre ai poeti afroamericani, ma trovano anche accenti personali, in una poesia politica centrata particolarmente sull'opposizione al colonialismo, al razzismo e alle lotte tribali. Fra questi si ricordano: M. M. Tschiakatumba, il citato V. Y. Mudimbe, E. T. Lukumbi, Ph. N. N. Masegabio (n. 1944), P. O. Musangi (n. 1946), A. F. T. Ngoie. Un'altra corrente si ricollega alla tradizione orale, con Clémentine Madiya Faïk Nzuji (n. 1944), Bukulu e Gabriel N. L. Sumaili (n. 1946). Ma esiste anche una corrente individualista, che tratta i temi eterni dell'amore e della morte, rappresentata da Elisabeth Françoise Mweya, E. T. Lukumbi, Ph. E. Lisembe, B. I. Bolumbé, D. M. Kadima-Nzuji, P. Wabeno, F. M. Mayengo e altri. Anche il teatro è in espansione, caratterizzato da drammi storici, che esaltano gli eroi nazionali, e da drammi socio-politici, che trattano temi attuali. Gli autori di maggior rilievo, Kuseluka, Mvumbi-Mvindu, Hassóudy, J.-M. Kanku, N. L. Mikanza, Bolamba, Nyemba Ndilu, Ph. L. Elepe e A. Letembat-Ambily. Dagli anni Ottanta il panorama letterario presenta due produzioni scritte: una in lingue africane, largamente ispirata alle nuove chiese messianiche, che mobilitano l'immaginazione intorno a simboli e visioni; e una in lingua francese che si rifà a modelli del sec. XIX. Molteplici circoli letterari lanciano nuove tendenze: melangismo, concretismo, iper-simbolismo, tradizionalismo. Il romanzo, che prevale sulla poesia, si sviluppa lungo due linee principali: da una parte racconti lineari che tendono ad aderire alla realtà e a denunciare le tare sociali; dall'altra romanzi caratterizzati da un potere di mitizzazione che esprimono, in forme novatrici, problemi di coscienza. Ma il genere che continua a conseguire un posto di primaria importanza è ancora il teatro, spesso epico e ridondante, che privilegia temi quali la dissoluzione della famiglia, la demistificazione delle antiche credenze ma anche il rifiuto del modernismo. Sui numerosissimi autori domina la figura di B. E. Tandundu, implacabile e torrenziale critico delle società africane postcoloniali. A partire dalla fine degli anni Ottanta e ancora agli inizi del XXI secolo il Paese, soffocato dalla guerra civile, non ha saputo elaborare una produzione letteraria.

Cultura: arte

La produzione artistica tradizionale della Repubblica Democratica del Congo va divisa tra i due grandi gruppi etno-linguistici dei sudanesi, che occupano il nord del Paese, e dei bantu, che costituiscono la maggior parte della popolazione. Tra i primi, oltre a una modesta plastica paliforme, va distinta la grande tradizione artistica del gruppo Mangbetu, con una notevole produzione della ceramica e della metallurgia, oltre a una raffinata arte decorativa. I bantu congolesi sono stati divisi in otto province artistiche (F. M. Olbrechts): nell'area del basso Congo, che subì tra il sec. XV e il XVII influssi cristiani, vi è una singolare arte di età archeologica attribuita al gruppo dei fiote. Si tratta di una statuaria in pietra tenera, in cui i personaggi presentano i tratti facciali e la posizione del corpo che ricordano inspiegabilmente l'arte indiana. A influssi europei sono attribuibili altre produzioni di quest'area, come le raffinate maternità con bambino, probabili reminiscenze di statue della Vergine, o come i “feticci con lo specchio”, statuine il cui ventre cavo, riempito di sostanze magiche, veniva chiuso sul davanti da uno specchio d'importazione, forse derivati dai reliquiari cristiani. Ma i prodotti più noti di quest'area sono i cosiddetti feticci chiodati, figure lignee antropomorfe letteralmente ricoperte di chiodi. Altra area di notevole importanza artistica è quella abitata dai kuba e gruppi affini, dove si trova una produzione di maschere lignee adorne di cauri nonché di tessuti di rafia ricamati, impropriamente noti col nome di “velluti del Kasai”. Celebri in tutto il mondo sono le 17 statue regali raffiguranti altrettanti sovrani di quell'antica dinastia. Altrettanto importante la regione abitata dai luba e dai popoli affini (lunda, songhe); qui, accanto a un'arte dell'intaglio decorativo che ricopre la superficie degli oggetti d'uso, s'è sviluppata una scultura tridimensionale dai tratti levigati, che raggiunge la sua massima espressione nel villaggio di Buli, con le caratteristiche “facce allungate”. Da menzionare infine i rega (Lega), autori di una raffinatissima arte su avorio, tra cui maschere in miniatura. A se stanti sono i lulua, le cui statuine, dal collo estremamente allungato e caratteristicamente rappresentato a torciglione, sono tra le più notevoli produzioni del Paese.

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