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Còrdova (città)

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(Córdoba). Capoluogo della provincia omonima (comunità autonoma: Andalusia, Spagna), 124 m s.m., 321.164 ab. (stima 2005).

Generalità

"Per la pianta della città vedi il lemma del 6° volume." Situata nella media valle del Guadalquivir, sulla destra del fiume (moderni quartieri della città sorgono però sulla sponda opposta), ai piedi della Sierra de Córdoba (Sierra Morena). "La pianta della città è a pag. 261 del 7° volume." Il nucleo antico della città conserva la struttura tipica dei centri musulmani, con vie strette che si snodano a serpentina e si incrociano irregolarmente, piccole piazze (campos), vie a fondo cieco, case basse con cortili interni (patios). Diversamente dalle altre città spagnole, manca una piazza che faccia da centro cittadino. L'espansione moderna si è svolta quasi esclusivamente nelle zone periferiche, lasciando intatta la fisionomia originaria del vecchio centro musulmano. Grazie alle sue numerose e insigni testimonianze artistiche specie del periodo arabo, nel 1984 l'antico abitato medievale è stato incluso nel patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. Dal 1972 è sede di un'università.

Storia

Di antichissima origine, fu colonia fenicia (il nome deriva forse dal fenicio corteb, molino da olio) alleata dei Cartaginesi e dal 206 a. C. ricca e colta colonia patrizia romana, patria dei Seneca e di Lucano. Regno libero dopo l'invasione visigota, fu conquistata da Leovigildo (subendo gravissimi danni) nel 572. Fin dall'inizio dell'invasione musulmana fu preferita a Siviglia, diventando una delle capitali dell'impero islamico in Spagna. Venti emiri vi si succedettero fra il 715 e il 756, quando diventò capitale di un emirato indipendente da Damasco e governato da ʽAbd ar-Rahman I. Un suo successore, ʽAbd ar-Rahman III, nel 929 diede inizio al califfato indipendente di Cordova. Sotto gli Omayyadi la città fiorì, diventando uno dei principali centri europei, fino a contare, con i sobborghi, 300.000 abitanti e 300 moschee. Patria del filosofo Averroè e di molti altri pensatori e poeti arabi ed ebrei (fra cui Maimonide), fu un fiorentissimo centro culturale e artistico (celebre la scuola di intagliatori d'avorio che vi sorse nei sec. X-XI). La sua decadenza ebbe inizio dopo l'invasione dei Berberi (1010) e la caduta del califfato (1031). Dopo la riconquista cristiana, avvenuta nel 1236 a opera di Ferdinando III di Castiglia, diventò in breve tempo un modesto centro provinciale; con la partenza della comunità musulmana, la città perdette infatti anche le sue famose industrie (i celebri cuoi “cordovani”), le scuole e i commerci internazionali. Nel 1304 vi fu concluso un trattato di pace tra Ferdinando IV e il regno di Granada. Nel 1808 fu saccheggiata dalle truppe napoleoniche, che la evacuarono solo nel 1812. Durante la guerra civile fu in mano alle truppe di Franco fin dall'inizio delle ostilità (1936) e le truppe repubblicane del generale Miaja tentarono invano di riconquistarla.

Arte

Il monumento più famoso e meglio conservato della Cordova islamica è la Grande Moschea (La Mezquita), iniziata nel 785 da ʽAbd ar-Raḥmān I, ma ampliata tra il sec. IX e il X da ʽAbd ar-Raḥmān II e al-Mansūr, che le conferì l'aspetto che ancora conserva. Convertita in cattedrale cristiana nel sec. XIII, a partire dal 1523 fu più volte rimaneggiata. In origine, essa consisteva in una sala di preghiera con nove navate ortogonali al muro della qibla, di cui quella centrale più larga delle altre, secondo la tradizione islamica siriana. Le colonne, provenienti da precedenti edifici romani o visigoti, reggono un doppio ordine di archi a ferro di cavallo. Le parti più notevoli dell'edificio, quali il miḥrāb, con le porte che lo circondano e le tre superbe cupole antistanti, impostate su archi incrociati, con nervature di origine iranica, si debbono ad al-Ḥākam II (961-976). La decorazione interna è basata sul contrasto di colore delle fasce alternate di mattoni e pietra e sull'orlo degli stucchi inquadranti porte e miḥrāb. Cordova annovera inoltre alcune chiese in cui è ancora riconoscibile l'originaria struttura medievale (Santa Marina, gotica; San Pablo, tardoromanica; San Bartolomé, cappella dell'Ospedale Generale, gotica mudéjar); altre conservano i minareti delle originarie moschee (San Juan, Santiago, Santa Clara), ma la maggioranza venne radicalmente trasformata in epoca barocca. Il Museo Archeologico conserva una ricca raccolta di antichi reperti iberici, visigoti e moreschi. Il Museo Provinciale delle Belle Arti, che ha sede nell'originario edificio dell'Hospital de la Caridad, conserva opere di maestri spagnoli, tra cui Ribera, B. E. Murillo e F. Goya. Il Museo Diocesano conserva testimonianze dell'arte medievale, libri e arazzi. "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 3 pp 189-195" "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 3 pp 189-195"

Economia

Al centro di una fertile area, Cordova è tradizionalmente un vivace mercato agricolo. L'industria è attiva soprattutto nei comparti alimentare, conciario, chimico, tessile e del cemento. Apprezzato e fiorente è l'artigianato della ceramica, della filigrana d'argento e del ferro battuto. In pieno sviluppo è il settore terziario. La città è una frequentata meta turistica. Aeroporto.

Curiosità e dintorni

Nel mese di maggio si svolge il Festival dei patii, durante il quale i cortili più belli della città vengono aperti al pubblico. A pochi chilometri sono le imponenti rovine di Madīnat az-Zahrā, la città fatta costruire a partire dal 936 dal califfo ʽAbd ar-Raḥmān III. Distrutta nel 1010, ne è stato ricostruito, con i frammenti originali, uno degli edifici, il Salón Rico.