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Còrsica

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(Corse). Regione della Francia mediterranea insulare, 8680 km², 322.120 ab. (stima 2013), 37 ab./km², capoluogo: Ajaccio. Dipartimenti: Corse-du-Sud, Haute-Corse. Confini: mar Tirreno (E), Bocche di Bonifacio (S), mar Mediterraneo (W), Mar Ligure (N).

Generalità

L'isola è una regione amministrativa autonoma della Francia, prevalentemente montuosa all'interno e con un clima torrido in estate. È la più piccola, la meno popolosa e la meno ricca fra le regioni francesi, con forti tendenze autonomistiche. Nel 1982 la Corsica fu trasformata in regione autonoma (collectivité territoriale).

Territorio

I due dipartimenti che compongono il territorio regionale sono divisi secondo una linea che grosso modo corre da NW a SE, congiungendo il golfo di Galéria col settore meridionale della piana di Aléria, passando a NE del monte Rotondo. L'isola si allunga in direzione meridiana per 183 km, da Capo Pertusato, a S, a Capo Corso, a N; la sua larghezza massima raggiunge gli 83 km. L'isola è geologicamente collegata alla Sardegna, da cui la divide a S una fossa tettonica occupata da un braccio di mare largo 12 km (Bocche di Bonifacio). Dista appena 82 km dalle coste (promontorio di Piombino) della penisola italiana: a NE il Canale di Corsica la separa dalle isole dell'Arcipelago Toscano. Geologicamente l'isola è caratterizzata da una netta distinzione tra il settore occidentale, in cui prevalgono rocce granitiche, e quello orientale, in cui sono diffusi i calcescisti e altre rocce interessate dai corrugamenti alpini. Essenzialmente montuosa, l'isola è percorsa da una dorsale (massime cime il monte Cinto, 2710 m, e il monte Rotondo, 2625 m) che la divide in due sezioni: a W la Banda di Fuori, a E la Banda di Dentro. Dal versante occidentale della dorsale si staccano alcuni imponenti contrafforti, pressoché paralleli, che si allungano verso SW, terminando con scoscesi promontori rocciosi; a NE si protende la caratteristica penisola di Capo Corso, che ha nel monte Stello (1305 m) la sua altitudine massima. Tale struttura è separata dalla dorsale centrale da una stretta depressione che segna il limite tra la Corsica cristallina e la Corsica scistosa; essa continua in direzione meridiana con un'altra catena montuosa, che giunge a S sino al corso del fiume Tavignano. Anche le coste, che si sviluppano per ca. 1200 km, presentano notevoli diversità tra il litorale occidentale, in genere alto, scosceso e molto articolato (golfi di San Fiorenzo, Calvi, Porto, Sagone, Ajaccio, Valinco), e quello orientale, basso e rettilineo, orlato di lagune e stagni (Biguglia, Diana, Urbino) e sul quale si aprono le maggiori pianure, tra cui quella di Aléria. I fiumi della Corsica sono brevi e dal regime spiccatamente torrentizio, per cui sono caratterizzati da magre accentuate nei mesi estivi e da piene in quelli invernali; i principali sono il Golo (84 km) e il Tavignano (80 km), sul versante orientale, il Taravo (53 km) e il Gravone (42 km) sul versante occidentale. Il clima è di tipo mediterraneo, con estati molto calde e secche e inverni miti e piovosi; nell'interno le temperature decrescono con l'altitudine, mentre aumentano le precipitazioni (1000-2000 mm annui). Tra i venti predominano lo scirocco, il libeccio e, nella zona montana, il “muntese”. La popolazione ha raggiunto il suo massimo verso il 1900 contando circa 270.000 abitanti. Nel 1995, in seguito a un consistente flusso migratorio la popolazione ha raggiunto il minimo con 190.000 abitanti, nel 2013 è risalita fino a superare le 320.000 unità grazie a un saldo migratorio positivo alimentato dalla popolazione straniera. La Corsica interna è praticamente spopolata, con una densità di circa 7 ab/km². Il turismo è una risorsa importante e in costante sviluppo grazie alla bellezza ancora in gran parte selvaggia del territorio. In particolare, la zona del golfo di Porto, con capo Girolata e la riserva naturale di Scandola, sulla costa occidentale, è stata dichiarata dall'UNESCO patrimonio dell'umanità nel 1983. I centri principali sono Bastia, Aleria, Porto Vecchio, Bonifacio, Ajaccio, Calvi, tutti sulla costa e dotati di buoni porti; nell'interno, Corte e Sartene. Le comunicazioni ferroviarie sono assicurate dalla linea Ajaccio-Bastia con diramazione per Calvi; aeroporti principali sono quelli di Ajaccio (Campo del Oro) e di Bastia (Poretta), a cui si aggiungono quelli di Figari, nella Corsica meridionale, e quello di Calvi a NW. Molto intense le comunicazioni marittime con i principali scali francesi e italiani sul Tirreno.

Preistoria e storia

Le testimonianze più antiche degli insediamenti preistorici sono i rari resti della cultura della ceramica impressa del Neolitico arcaico, comprendenti anche asce levigate e punte di freccia; più copiosi i ricordi dei tempi successivi, costituiti specialmente da dolmen e menhir tipologicamente collegabili al megalitismo dell'Europa occidentale; le zone meridionali presentano invece circoli di pietre simili a quelli sardi. All'antica e alla media età del bronzo sono databili alcuni sepolcreti in cavità naturali assimilabili ai coevi “tafoni” della Gallura. Va sottolineata l'importanza del rinvenimento, a Filitosa, di ceramica di stile appenninico, presumibilmente importata dall'Italia centrale tirrenica. Dall'inizio del I millennio a.C. sempre maggiore si fece infine l'influenza delle genti fenicie. § L'isola fu occupata in un primo tempo dai Focesi, che vi fondarono la colonia di Alalia (odierna Aléria) e nel 540 a.C. furono espulsi dai Cartaginesi. Nel 259 a. C., durante la I guerra punica, Alalia fu occupata da Scipione, ma solo dopo dieci spedizioni l'isola cadde completamente sotto il dominio romano; nel 227 il governo dell'isola venne affidato a un pretore che comandava Sardegna e Corsica, nel 93 a.C. venne fondata Mariana, una colonia di veterani. Provincia autonoma dall'anno 6 d.C., dopo Diocleziano la Corsica fu compresa nella prefettura d'Italia e nel vicariato di Roma. Nel Medioevo fu occupata da Genserico, re dei Vandali (ca. 431), ed entrò quindi a far parte dell'impero bizantino (534), fu conquistata da Totila (549) e ripresa da Narsete (552) ritornando sotto il dominio bizantino, dove rimase fino al 725 quando, dopo la conquista di Pisa da parte dei Longobardi, fu annessa ai loro possedimenti. Nel 774 Carlo Magno, vinti i Longobardi, riconfermò la donazione fatta da Pipino il Breve a papa Zaccaria. Nel 1078 Gregorio VII attribuì l'amministrazione della Corsica al vescovo di Pisa, al quale fu riconosciuta da Urbano II nel 1092 confermando così l'appartenenza dell'isola ai Pisani, che già l'avevano difesa contro i Saraceni. Dal 1132 era iniziata in Corsica anche la penetrazione dei Genovesi che nel 1195, favoriti indirettamente dalle lotte nella penisola tra guelfi e ghibellini e dagli interventi papali, scacciarono i Pisani e si impadronirono gradualmente dell'isola. Negli anni di lotte tra Pisa e Genova, la Corsica tentò di conquistare l'indipendenza, parteggiando ora per una città ora per l'altra, ma la sconfitta di Pisa alla Meloria (1284) e le ulteriori conquiste di Luchetto Doria (1289) contribuirono in modo determinante al successo di Genova, che si assicurò il dominio assoluto dell'isola. Nel sec. XV i re di Aragona tentarono di valersi dei diritti acquisiti sull'isola nel 1297, quando Bonifacio VIII aveva dato investitura per i regni di Sardegna e di Corsica a Giacomo II d'Aragona. Nel 1408 Alfonso di Aragona, con l'aiuto di Vincentello d'Istria, un signore locale, occupò Calvi, Sagone e Ajaccio, ma abbandonò poi l'impresa e il suo alleato. Dal 1390 al 1409 la Corsica fu sotto la protezione della Francia, il cui intervento era stato richiesto dai Genovesi. La situazione raggiunse un tale stato di disordine che Genova nel 1453 vendette i diritti sull'isola al Banco di San Giorgio; questo, non riuscendo a disciplinare gli isolani, nel 1463 vendette a sua volta l'isola a Francesco I Sforza, duca di Milano, il quale la cedette in seguito ai Fregoso, che a loro volta la cedettero nuovamente al Banco di San Giorgio (1485). Perfezionata l'organizzazione amministrativa, elaborando nel 1572 uno statuto, il Banco giunse in quegli anni a domare i ribelli, ma dovette affrontare il pericolo della Francia che, in seguito alla lotta con Carlo V, mirava a possedere una base navale nel Tirreno. Il re di Francia, Enrico II, con l'aiuto di Sampiero di Ornano e dei Turchi (1553), fomentò la ribellione nell'isola. Nel 1557 venne ratificata da Giordano Orsini l'unione della Corsica al regno di Francia che però due anni dopo, con la Pace di Cateau-Cambrésis, dovette restituirla al Banco di San Giorgio. Dopo un altro tentativo di ribellione guidato da Sampiero e che proseguì anche dopo la sua morte, fino al 1569, sotto la guida del figlio Alfonso, la Corsica ridivenne genovese. La pacificazione fu opera di Giorgio Doria, ma l'eccessiva tassazione risvegliò lo spirito di indipendenza: nel 1729 scoppiò la rivolta capeggiata da Luigi Giafferi, Andrea Colonna e dal canonico Orticoni, durante la quale i Corsi acquistarono coscienza nazionale. Più volte repressa e ripresa, essa lasciò spazio a iniziative quali l'effimera regalità di Teodoro di Neuhoff. La Francia apparentemente offrì il suo aiuto ai Genovesi (10 novembre 1737), ma dal 1740 in poi essa favorì al massimo la ribellione degli isolani contro Genova. L'elezione a generalissimo di Pasquale Paoli (13 luglio 1755) diede nuovo vigore alla rivolta: egli fu capo e organizzatore militare, legislatore, economista, diplomatico e diede una struttura al governo dell'isola. Con i due trattati di Compiègne (1759 e 1764), i Genovesi lasciarono le trattative con Paoli in mano alla Francia, alla quale infine, nel 1768, con il Trattato di Versailles cedettero l'isola. La battaglia di Pontenuovo (8 maggio 1769) tra Corsi e Francesi assicurò alla Francia il dominio dell'isola e segnò la fine della rivolta di Paoli. Il governo della Corsica venne affidato a un'amministrazione militare e severe misure furono prese contro i ribelli e le loro famiglie. Dopo che, il 30 novembre 1789, l'Assemblea Nazionale ebbe dichiarato la Corsica parte integrante della Francia, Paoli, vissuto in esilio fino a quel momento, fece ritorno in patria dove si pose a capo di una rivolta sviluppatasi in seguito all'introduzione della costituzione civile del clero, e chiese aiuto agli Inglesi che però nell'ottobre 1796 dovettero evacuare l'isola. L'isola ritornò allora a far parte definitivamente della Francia. Dopo la I guerra mondiale, l'Italia cercò di far valere i suoi diritti sulla Corsica; va segnalato che nel 1942 gli Italiani sbarcarono nell'isola e, unendosi ai Corsi, lottarono contro i Tedeschi. L'isola fu liberata il 4 ottobre 1944. Negli ultimi decenni del Novecento la Corsica fu teatro delle imprese terroristiche del Fronte di Liberazione Nazionale della Corsica (FLNC), un gruppo armato che reclamava la separazione dell'isola dalla Francia. Proprio per placare le istanze dei secessionisti, nel 1982 la Corsica venne trasformata in regione autonoma (collectivité territoriale), dotata di un'Assemblea legislativa di 61 membri. Il lento e graduale riconoscimento della identità corsa faceva segnare, nel 1991, un ulteriore passo in avanti con la concessione di uno statuto, innovativo rispetto a quello del 1982, che attribuiva all'Assemblea legislativa la facoltà di eleggere un Consiglio esecutivo. Non veniva riconosciuta l'esistenza di un popolo còrso quale componente del popolo francese, ma più semplicemente si ammetteva la specificità di una collettività territoriale della Corsica. Queste riforme, seppur apprezzate dalla popolazione, non attenuarono l'ondata di attentati terroristici, che riprese con vigore nell'estate del 1996, in concomitanza con una grave crisi economica. Per fronteggiare questa situazione, il governo Jospin si impegnò a garantire alla Corsica, a partire dal 2004, uno statuto speciale, con parziale potestà legislativa. Impegno ripreso dal governo Raffarin, che nel 2003 sottopose a referendum una proposta di riforma delle istituzioni. La riforma prevedeva la costituzione di un'Assemblea regionale dotata di poteri autonomi, ma limitati alla gestione del territorio, delle risorse e delle tasse, lasciando al governo francese i poteri legislativi. Malgrado le concessioni ai separatisti, il referendum ebbe tuttavia esito negativo.

Dialetti

Mentre la lingua ufficiale della Corsica è il francese, i dialetti sono chiaramente di tipo toscano. Ciò si spiega con le vicende storiche che hanno unito l'isola alla Toscana. Forme toscane arcaiche sono, per esempio, le terminazioni -emu, -imu in luogo di -iamo per la prima persona plurale dei verbi della seconda e terza coniugazione (sapemu, sappiamo; perdemu, perdiamo); le forme di passato remoto in -si(volsi, volli; vensi, venni); l'anteposizione del pronome oggetto a quello che esprime il complemento di termine (un la ti possu prummette, non te lo posso promettere). La parte meridionale dell'isola presenta ancor oggi caratteristiche tipiche dei dialetti sardi. Come in questi, anche nei dialetti corsi meridionali si mantengono distinti í ed ē, ŭ e ō: vidua (vedova; latino vídua), acetu (aceto; latino acētum). Un'altra caratteristica che accomuna i dialetti corsi meridionali a quelli sardi è la consonante cacuminale geminata in luogo di ll: steḍḍa(stella), staḍḍa (stalla). Piuttosto limitata è stata l'influenza del francese sui dialetti corsi, che presentano solo uno scarso numero di gallicismi: cammin di ferru (ferrovia; francese chemin de fer), dipescia (telegramma; francese dépêche), cajé (quaderno; francese cahier), meru (sindaco; francese maire). In Corsica esistono anche due piccole isole alloglotte costituite da Bonifacio, nella parte meridionale, dove si parla genovese, e da Cargese, sulla costa occidentale, dove si parla greco.

Arte

Al periodo della dominazione pisana risalgono alcune chiese romaniche (il più antico monumento cristiano è rappresentato dalla basilica di S. Laurina ad Aleria), come la Canonica di Mariana presso Casamozza (1119) con copertura a capriate, arricchita più tardi da un'abside ad arcate cieche, la chiesetta di S. Perteo (1119-23) e la chiesa dell'Assunzione del Nebbio presso S. Fiorenzo (seconda metà sec. XII), con facciata a due ordini di arcate cieche falcate. Da questi esempi si svilupparono le chiese di S. Cristina a Cervione, S. Marione a Corte e di S. Maria della Chiappella presso Capo Corso. Sostituitasi all'influenza pisana quella genovese, nella chiesa di S. Michele a Murato (fine sec. XIII-inizi XIV) compare la tipica dicromia ligure del paramento murario. Da questi modelli discende una robusta tradizione “romanico-paesana” che domina nell'architettura religiosa dell'isola fino al Cinquecento inoltrato, senza influenze né gotiche né rinascimentali (chiese di Arengo, Ropale, Pieve, Lunio, Cuscianella, Brando, Giuncaggio, Suerta ecc.; nei sec. XV-XVI di Canari, Sisco, Morosaglia). Esempi isolati di romanico e di rinascimentale restano le chiese di S. Maria Maggiore a Bonifacio, eretta nel sec. XIV da maestranze genovesi in forme ogivali, e l'oratorio di S. Antonio a Calvi, che ormai agli inizi del sec. XVI propone forme brunelleschiane. Nel campo dell'architettura militare, la Corsica vanta una serie di edifici che sono tra i più interessanti del Cinquecento italiano. Ceduta l'isola al Banco di S. Giorgio, questo ne intraprese la fortificazione, rinnovando le quattro piazzeforti di Ajaccio (fine del sec. XV), Bastia (bastione di S. Giovanni), Calvi e Bonifacio, migliorando la viabilità con la costruzione di ponti (Ponte Nuovo, Lento, Pallano, Pianella, Castirla ecc.) e innalzando torri litoranee di difesa contro i Barbareschi, per lo più rotonde (ne restano un centinaio). Fino al 1729 le condizioni di tranquillità politica permisero il fiorire di una vivace attività architettonica. Alla tradizione locale del romanico paesano si sostituì, a partire dalla seconda metà del sec. XVI, l'influenza del barocco genovese. Sulla falsariga della genovese Assunta di Carignano, di G. Alessi, si costruirono chiese a pianta centrale o tendente alla centralità, con forte predominio della cupola e due campanili in facciata (Bastia: S. Giovanni Battista, S. Maria, S. Rocco, Oratorio della Concezione; Calvi: S. Giovanni Battista, S. Maria Assunta; chiese di Pino, Piedicroce, Orezza ecc.). Nel campo della pittura l'influenza ligure, già prevalente nel sec. XV (Foppa, Brea) insieme a quella toscana e sardo-catalana, divenne esclusiva nei due secoli successivi.

Folclore

Costumi e usanze sono ormai in gran parte dimenticati; rimane tuttavia una serie di manifestazioni consistenti specialmente nei riti religiosi connessi con il matrimonio, il battesimo e la morte, oltre che con le grandi ricorrenze delle feste dei patroni e delle solennità cattoliche. Frequentate sono le feste della Settimana Santa (il “Catenacciu” di Sartene, la “Cerca” di Erbalunga) e del Lunedì di Pasqua, le grandi feste del Niolo a Casamaccioli e della Madonna di Lavasina per la Natività della Vergine. Tra le feste non religiose si possono citare le Giornate napoleoniche, che celebrano ad Ajaccio il suo cittadino più famoso con commemorazioni, sfilate, musica, culminanti il 15 agosto.

Bibliografia

Per la geografia

P. Rondeau, Recherches morphologiques en Corse, Parigi, 1961; Y. Kolodny, La géographie urbaine de la Corse, Parigi, 1962; A. Rondeau, La Corse, Parigi, 1964; Les Guides Bleus, Corse, Parigi, 1968; M. Ambrosoli, J. Symonds, Agricoltura e politica in Corsica, Torino, 1974.

Per la preistoria

P. Grosjean, La Corse avant l'histoire, Parigi, 1966.

Per la storia

C. Bordini, Rivoluzione corsa e illuminismo italiano, Roma, 1979; S. Acquaviva, Corsica. Storia di un genocidio, Milano, 1988; G. Gorani, Repubblica di Genova, Corsica e Principato di Monaco, Pisa, 1988.

Per i dialetti

A. M. Melillo, Corsica. I dialetti, Pisa, 1977; G. Marmi, Parliamo il corso, Roma, 1979.

Per l'arte

C. Enlart, Monuments du MoyenAge en Corse, Parigi, 1924; P. Morel, La Corse, Grenoble, 1938; G. Moracchini, Trésors oubliés des Eglises de Corse, Parigi, 1959; R. Cattone, In Corsica, Milano, 1990.