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Caillaux, Joseph-Marie

uomo politico francese (Le Mans 1863-Mamers 1944). Ministro delle Finanze nei gabinetti di Waldeck-Rousseau (1899-1902) e di Clémenceau (1906-09), repubblicano moderato, passò poi alla sinistra diventando nel 1911 capo del Partito radicale. Presidente del Consiglio all'epoca dell'incidente di Agadir (1º luglio 1911), seppe risolverlo pacificamente con il Trattato del 4 novembre 1911. Accusato dai nazionalisti di favorire la politica tedesca, ebbe tuttavia da Doumergue il portafoglio delle Finanze nel 1913, ma dovette dimettersi nel marzo 1914 dopo lo scandalo verificatosi quando sua moglie uccise G. Calmette, direttore del giornale Le Figaro, che aveva promosso una spietata campagna di stampa contro la sua politica. Durante la prima guerra mondiale, che disapprovava, auspicò una pace firmata il più presto possibile e fu incaricato di diverse missioni all'estero (Argentina, 1914; Italia, 1917). Il 14 gennaio 1918 Clémenceau lo fece arrestare accusandolo di complotto contro la sicurezza dello Stato. Incarcerato per tre anni, fu giudicato solo nel febbraio 1920 sotto l'accusa di connivenza con il nemico e condannato a tre anni di prigione, nonché alla perdita dei diritti politici. La legge del 1º gennaio 1925 sull'amnistia lo restituì alla vita politica; senatore della Sarthe, fu più volte ministro delle Finanze. Alla dichiarazione della seconda guerra mondiale, si ritirò a vita privata e dedicò il tempo alla redazione delle sue memorie: Mes mémoires (2 vol., 1942).