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Calatabiano

comune in provincia di Catania (43 km), 60 m s.m., 26,30 km², 5215 ab. (calatabianesi), patrono: san Filippo (terza domenica di maggio).

Centro alle pendici nordorientali dell'Etna, situato sulla destra del fiume Alcantara, presso la foce; è compreso nel Parco Fluviale dell'Alcantara. Di origine saracena (Kalghata Biano), fu poi conquistato dai Normanni. Concesso dall'imperatore Federico II ai vescovi di Catania, fu poi di Ruggero di Lauria e di altri feudatari, gli ultimi dei quali furono i Gravina, principi di Palagonia (sec. XVII-XIX). § L'abitato è formato da due nuclei, quello più antico su un colle e quello più recente, edificato dopo il terremoto del 1693, che si estende in pianura; entrambi sono caratterizzati dalla presenza di due castelli: il castello arabo-normanno (sec. IX) sul colle, di cui restano le rovine e la cinta murata che ancora racchiude l'abitato, e il castello di San Marco (sec. XVII) presso la costa, che fu residenza dei Gravina. La chiesa del Santissimo Crocefisso o di San Filippo (1482), nel nucleo antico, ha due bei portali ogivali; la chiesa madre dell'Annunziata, nel centro a valle, conserva una croce dipinta (1502) di Giovanni Salvo d'Antonio; qui è anche la chiesa di Gesù e Maria (1695), un bell'esempio di barocco siciliano. § L'economia si basa sull'agricoltura, con vaste coltivazioni di agrumi, alberi da frutto (soprattutto nespoli), olivi e ortaggi; è inoltre molto diffusa la coltivazione in serra di fiori e piante ornamentali. Sono presenti aziende alimentari, cartotecniche, della lavorazione del legno, dei metalli e del marmo, ed è attiva la produzione artigianale di ceramiche. È zona di turismo estivo con buona ricettività e strutture balneari. § Il terzo sabato di maggio si svolge la famosa “calata” di San Filippo: con una corsa spericolata, la statua del santo viene portata a spalle dal castello sul monte alla pianura.