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Calderón de la Barca, Pedro

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Biografia

Poeta e drammaturgo spagnolo (Madrid 1600-1681). Figlio di un funzionario statale, ebbe compiuta formazione umanistica presso il collegio dei gesuiti di Madrid e quindi nelle università di Alcalá e di Salamanca: cultura classica e teologia scolastica rimasero sempre i supporti essenziali della sua visione del mondo. Si ha notizia di qualche bravata compiuta dal giovane Calderón de la Barca in quella Madrid filippina le cui cronache sono gremite di autentiche commedie di cappa e spada (risse, duelli, ratti, sanzioni poliziesche e ufficiali allegramente evase, ecc.); si ignora però del tutto la vita sentimentale e amorosa del futuro poeta, che non dovette essere priva di avventure. Certo è soltanto che ebbe, forse da un'attrice, un figlio naturale chiamato prima, in taluni documenti, “nipote” e più tardi (quando Calderón de la Barca era già sacerdote) francamente riconosciuto. Poco si sa anche della sua vita militare, se non che prese parte alla campagna del 1640 in Catalogna, comportandosi onorevolmente. Da qualche allusione contenuta ne El sitio de Breda (L'assedio di Breda) e in altri drammi, si è ipotizzata una presenza di Calderón de la Barca anche nelle Fiandre. Comunque, fu precoce la sua vocazione poetica e drammatica: nel 1622 prese parte a un concorso poetico su Sant'Isidoro di Madrid e venne elogiato da Lope de Vega; almeno dal 1629 frequentò i teatri e cominciò a comporre opere teatrali. Nel 1636 un suo intermezzo, Los tres mayores prodigios (I tre maggiori prodigi), in realtà piuttosto mediocre, fu molto applaudito alla corte di Filippo IV – il massimo centro di attività teatrale del Paese – e forse per questo gli fu concessa la croce di Santiago, che implicava un riconoscimento di hidalguía. Nel 1651 Calderón de la Barca si fece sacerdote e fu dapprima nominato cappellano dei Reyes Nuevos di Toledo (1653) e quindi cappellano onorario di corte, a Madrid. Quivi trascorse gli ultimi venti anni di vita, rispettato e agiato, volontariamente appartato dal “rumor mondano”, in una bella casa piena di libri, di quadri e di strumenti musicali, dando ancora al teatro molte opere, soprattutto di argomento religioso.

La critica

Delle cinque “parti” delle opere teatrali pubblicate mentre Calderón de la Barca era in vita (1636, 1637, 1664, 1672 e 1677), nessuna fu curata personalmente da lui e l'ultima fu anzi disapprovata dall'autore; Calderón de la Barca pubblicò solo, molto tardi (1677), una raccolta di dodici autos sacramentales, evidentemente l'unica parte del suo teatro che lo appassionava, almeno in vecchiaia. Per fortuna, alla vigilia della morte (1680), su richiesta del duca di Veragua, giustamente preoccupato per le opere apocrife e scadenti che gli venivano attribuite, Calderón de la Barca compilò una lista delle proprie commedie profane; sulla scorta di questa Juan de Vera Tassis pubblicò l'edizione postuma (1682-91), largamente incompleta – molte opere calderoniane andarono in tal modo perdute, sebbene sia sempre possibile qualche ritrovamento, come quello avvenuto in Cecoslovacchia nel 1958 del Gran duca di Gandía – che servì di base alle edizioni posteriori e raccoglie quanto rimane del teatro di Calderón de la Barca: circa 120 commedie e drammi, 80 autos sacramentales, una ventina di intermezzi e altre operette minori. Calderón de la Barca ebbe quindi un'esistenza in complesso felice e una “vita” postuma più felice ancora: ebbe infatti numerosi continuatori, imitatori ed epigoni, anche in America, e continuò a essere rappresentato, pur con qualche interruzione, fino al Romanticismo, quando ebbe un definitivo rilancio europeo, con ammiratori quali Goethe e Shelley, e poi esaltatori come Verlaine, che lo antepose a Shakespeare. La vida es sueño e diversi altri suoi drammi sono ormai riconosciuti come capolavori indiscutibili del teatro universale. Ed è quasi un luogo comune paragonarlo a Dante, per l'altezza della poesia religiosa e teologica (un Dante, è ovvio, non medievale ma controriformista e barocco).

Le opere

Per comodità critica, si è soliti classificare le opere di Calderón de la Barca in diversi gruppi: A) drammi e commedie di argomento religioso, tratti dalla Bibbia, dal leggendario dei santi e dalla tradizione agiografica, tra cui spiccano capolavori quali El mágico prodigioso (Il mago dei prodigi), La devoción de la cruz (La devozione della croce), El purgatorio de San Patricio (Il Purgatorio di San Patrizio) e Los dos amantes del cielo ( I due amanti del cielo); B) drammi storici, fra i quali emergono soprattutto El príncipe costante ( Il principe costante) e El Alcade de Zalamea (Il sindaco di Zalamea); C) commedie d'intreccio e di cappa e spada, in cui risalta la somma abilità del commediografo, capace di trarre effetti nuovi, con umoristica grazia, da situazioni arcinote e da luoghi comuni: La dama duende (La dama fantasma), El escondido y la tapada (Il nascosto e la velata), Casa con dos puertas mala es de guardar ( Una casa con due porte è difficile da custodire), ecc.; D) commedie cavalleresche e mitologiche, a volte romanzesche come El castillo de Lindabridis (Il castello di Lindabris), La puente de Mantible (Il ponte di Mandible), a volte delicatissime fiabe teatrali come Eco y Narciso, La purpura de la rosa (La porpora della rosa); E) drammi dell'onore e della gelosia, che trattano con crudezza uno dei motivi essenziali della morale sociale spagnola del Secolo d'Oro: El médico de su honra (Il medico del proprio onore), A secreto agravio secreta venganza (A segreta offesa segreta vendetta), El pintor de su deshonra (Il pittore del proprio disonore), El mayor monstruo, los celos (Il maggior mostro è la gelosia); F) commedie “filosofiche” o simboliche, con capolavori come La vida es sueño (1635; La vita è sogno), vera e suprema sintesi drammatica delle idee morali e religiose della Spagna barocca; G) farse, intermezzi e altre operette minori, scintillanti di fresco umorismo; H) il gruppo degli 80 autos sacramentales, drammi eucaristici in un atto, in cui la rigorosa argomentazione teologica è vivificata, con effetti spesso indimenticabili, da un fiotto inesauribile di alto lirismo: El gran teatro del mundo (Il gran teatro del mondo), No hay más fortuna que Dios (Non ha più fortuna di Dio), El nuevo hospicio de pobres (Il nuovo ospizio dei poveri) e numerosi altri. Si è detto che il teatro di Calderón de la Barca ha due difetti principali: povertà d'invenzione – sicché a volte non esita a riprendere argomenti già trattati da Lope de Vega e da altri – e debole caratterizzazione dei personaggi (già Goethe osservò che i personaggi di Calderón de la Barca sembrano spesso soldati di piombo fusi nello stesso stampo). Palese è anche il totale conformismo nei riguardi delle idee ufficiali della Spagna filippina: la società del teatro calderoniano è indubbiamente statica, di un aristocraticismo sclerotizzato. Ciò tuttavia non toglie molto al valore artistico e teatrale dei capolavori di Calderón de la Barca, che resistono al tempo in virtù di una sofferta concezione cristiana della vita e di un'intensa energia drammaturgica e poetica. Lo stesso linguaggio barocco, che spiacque ai secoli del razionalismo (XVIII e XIX), affascina oggi (dopo le esperienze di avanguardia) per la folgorante originalità: in particolare quello degli autos sacramentales.

A. L. Constandse, Le Baroque espagnol et Calderón de la Barca, Amsterdam, 1951; G. Mancini e altri, Calderón in Italia, Pisa, 1955; A. A. Parker, The Theology of the Devil in the Drama of Calderón, Londra, 1958; H. Lund, Calderón de la Barca. A Biography, Edimburgo, 1963; A. Valbuena Briones, Perspectiva crítica de los dramas de Calderón, Madrid, 1965; G. De Gennaro (a cura di), Atti del Colloquium calderonianum internazionale, L'Aquila, 1983.