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Caltabellòtta

comune in provincia di Agrigento (71 km), 949 m s.m., 123,58 km², 4448 ab. (caltabellottesi), patrono: san Pellegrino (18 agosto).

Centro situato nella valle del fiume Verdura, alle pendici di uno spuntone roccioso. Di origine antichissima, forse sicana (nel territorio sorgeva, secondo la leggenda, la città del re Cocalo), è identificato da alcuni con l'acropoli di Triokala, al centro della protesta servile del sec. II a. C. Fu sede vescovile prima dell'occupazione degli Arabi, che chiamarono il borgo Kalat al-Ballut (“castello delle querce”), da cui deriva il nome attuale. I Normanni, giunti nel sec. XI, si stabilirono nel castello eretto dagli Arabi. Qui fu firmata, il 29 agosto 1302, la pace tra gli Angioni di Carlo di Valois e gli Aragonesi di Federico d'Aragona, che pose fine alla guerra dei Vespri Siciliani. I suoi ultimi feudatari furono gli Alvarez de Toledo. § La chiesa madre, di origine normanna, venne fondata dal conte Ruggero il Normanno dopo la vittoria sui musulmani; ha un portale ogivale e conserva alcune statue cinquecentesche dei Gagini. Altre testimonianze di architettura gotica si ritrovano nel portale della chiesa delle Raccomandate e nella chiesetta di San Salvatore, da cui si accede ai resti del castello arabo-normanno. La chiesa di Santa Maria della Pietà è una piccola costruzione molto suggestiva, in parte scavata nella roccia e collocata sopra una grotta. Nella parte più alta del paese sorge l'eremo di San Pellegrino, edificato nel Seicento, con un portale decorato di stile barocco. § Compongono il quadro economico l'agricoltura, con agrumi, olive, mandorle e uva da vino (sciacca DOC), alcune piccole industrie (attive nei settori oleario e conserviero) e il turismo, assai sviluppato.