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Calvino, Giovanni

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Biografia

(francese Jean Cauvin; latino Calvinus, donde il più comune Calvin). Teologo riformatore francese (Noyon, Piccardia, 1509-Ginevra 1564) di famiglia borghese; compì a Parigi gli studi classici e nel 1528 si recò a Orléans per intraprendervi lo studio del diritto; nel 1532, durante un secondo soggiorno parigino, venne a contatto con il movimento di Riforma francese, il cui carattere fondamentale era peraltro assai più affine allo spirito critico-moralistico di Erasmo che non al luteranesimo vero e proprio. Questo primo incontro di Calvino con la Riforma si concretò particolarmente in un suo viaggio a Bourges, dove trovavano asilo, sotto la protezione di Margherita di Navarra (sorella del re Francesco I), gli evangelici, e nella conoscenza del luterano Melchior Wolmar; ma non è da escludere che già nel 1528 Pierre Robert (l'Olivetano) avesse avuto una certa influenza su Calvino, mentre pare indubbio che Calvino stesso conoscesse direttamente sino dal 1529 gli scritti di Lutero. Dottore in diritto, nel 1533 Calvino lasciò Orléans recandosi nuovamente a Parigi: qui, un discorso sulla “filosofia cristiana” di chiarissima ispirazione evangelica, pronunciato il 1º novembre dal rettore dell'università, Nicolas Cop, venne riconosciuto per suo, sicché egli si trovò infine apertamente compromesso per via della propria fede e fu, insieme a Cop, costretto ad abbandonare la città e a riparare a Basilea, dove, nel 1536, si pubblicò la sua Christianae Religionis Institutio, che costituì il testo dogmatico fondamentale della Riforma protestante. Nello stesso anno fu chiamato da Guillaume Farela Ginevra, perché vi consolidasse l'opera riformatrice: con la pubblicazione degli Articles del 1537 e l'imposizione della confessione di fede e della disciplina dei costumi, Calvino iniziò quindi la propria opera di radicale evangelizzazione della città, presto interrotta però dall'opposizione interna e da quella bernese, che lo costrinsero (aprile 1538) a un nuovo esilio. Tra il 1538 e il 1541 Calvino soggiornò a Strasburgo: qui, l'incontro con Bucer (che ne influenzò le vedute intorno all'organizzazione ecclesiastica e alla liturgia) e poi la partecipazione ai colloqui tra cattolici e protestanti di Francoforte, dove conobbe Melantone (1539), Worms (1540) e Ratisbona (1541) lo inserirono pienamente nell'ambito del protestantesimo europeo; nello stesso periodo cade il suo matrimonio con Ideletta de Bure, vedova di un anabattista. Tornato a Ginevra (settembre 1541), Calvino poté quindi finalmente organizzarvi la costituzione ecclesiastica e la vita stessa dell'intera città, che dopo l'espulsione o le condanne dei suoi avversari (i libertins) e l'accoglimento di numerosi rifugiati evangelici si configurava ormai come una comunità molto omogenea sia nella fede sia nel costume morale: le Ordonnances ecclésiastiques del 1541 stabilivano nella chiesa i quattro ministeri dei pastori, dei dottori, degli anziani e dei diaconi, oltre a ordinare le due istituzioni della Venerabile Compagnia dei pastori e del Concistoro, formato da anziani e da pastori, preposto alla sorveglianza della vita etica della comunità ginevrina, che fu caratterizzata da un severo rigorismo morale. Nel 1559 venne fondata l'Accademia teologica che, insieme con l'intensissima attività epistolare di Calvino stesso, in contatto con evangelici di tutta Europa, fece di Ginevra il centro del protestantesimo di allora. Il culmine della lotta contro l'opposizione anticalvinista si ebbe con la condanna al rogo di Serveto (1553) e poi con la vittoria del 1555 sui perrinisti (i libertins capeggiati da Ami Perrin); nel frattempo, sino alla morte, Calvino si dedicò a una vastissima, instancabile produzione teologica (riedizioni della Istituzione, trattati, commentari all'intera Bibbia).

La teologia di Calvino

La teologia di Calvino s'inserisce nell'arco dell'ormai consolidata teologia evangelica della metà del sec. XVI con aspetti e accentuazioni particolari: le è proprio innanzitutto un teocentrismo rigoroso, per cui Dio si configura come potenza e sovranità assoluta, autoglorificantesi nel mondo, che perciò viene a essere “teatro della gloria di Dio”; strettamente legata a questa concezione è la nota dottrina della “doppia predestinazione” dei reprobi e degli eletti. La condizione degli eletti, giustificati per fede e rigenerati dallo Spirito Santo, è però, secondo il pensiero calvinista, dialettica: per quanto l'uomo una volta eletto non possa ricadere (contrariamente all'opinione luterana) nella perdizione, l'elezione non coincide con la perfezione terrena, e l'eletto non è dunque “santo” nel senso anabattistico della parola, bensì sempre in via sul cammino della propria santificazione. Nella teologia di Calvino è mantenuta la tensione escatologica della vita cristiana, e questo va tenuto presente anche a proposito della comune definizione di “teocrazia” con cui si designa in genere l'organizzazione ginevrina di Calvino e che va assunta criticamente, in quanto appunto la Ginevra di Calvino non è una “città dei santi” anabattistica; tanto più che, nella concezione politica di Calvino, Stato e Chiesa, tra i quali intercorre un rapporto di distinzione e parallelismo a un tempo, sono entrambi sottoposti al criterio e al giudizio della parola di Dio. La santificazione degli eletti non è fine a se stessa, bensì, nella misura in cui l'eletto è uno strumento per l'affermazione della gloria di Dio, essa stessa strumento di tale affermazione: in questa prospettiva Calvino ha visto nella prassi umana la possibilità di un valore positivo e ha tratto dalle proprie premesse teologiche l'indicazione per un impegno attivo e costruttivo del cristiano nella sfera mondana, ciò che caratterizzerà in misura eminente il calvinismo a differenza del luteranesimo. Infine va ricordata la concezione calvinista della Santa Cena, che si differenzia nettamente da quella zwingliana, ammettendo la presenza reale, e non meramente simbolica, del Cristo nell'eucarestia, ma anche da quella luterana, dalla quale si distingue per la dottrina della presenza spirituale, e non corporea, del Cristo: la Cena veniva celebrata a Ginevra quattro volte all'anno, mentre le componenti del culto erano la predicazione, le preghiere e il canto dei Salmi.

A. Omodeo, Giovanni Calvino e la Riforma in Ginevra, Bari, 1947; A. Biéler, La pensée économique et sociale de Calvin, Ginevra, 1958; F. Wendel, Calvin, sources et évolution de sa pensée religieuse, Parigi, 1960; J. Rilliet, Calvin, Parigi, 1963; J. Cadier, Calvino, l'uomo domato da Dio, Torino, 1964; A. Biéler, L'umanesimo sociale di Calvino, Torino, 1964; I. Caldier, Che cosa ha veramente detto Calvino, Roma, 1972; H. Dubief, La Réforme et la littérature française, Parigi, 1972; U. Stagnaro, L'homme de Genève, Torino, 1986.