Questo sito contribuisce alla audience di

Capodimónte (Napoli)

quartiere di Napoli, alla periferia settentrionale della città. Vi si trova la celebre manifattura di porcellana e il Palazzo Reale eretto a partire dal 1738 da Carlo III di Borbone (su disegno di G. A. Medrano), come casino di caccia, residenza suburbana e sede in cui collocare le raccolte di arte e antichità ricevute in eredità da sua madre Elisabetta. Dopo un secolo di intermittenti lavori l'edificio giunse a termine e poté svolgere sia le mansioni di reggia (nel primo decennio dell'Ottocento fu la residenza preferita dei sovrani francesi e nella prima metà del Novecento fu sede ufficiale dei duchi d'Aosta), sia quelle di museo. Nel secondo dopoguerra (1948-57) la collezione d'arte è stata riorganizzata, in parte (le antichità) nel Palazzo degli Studi (attuale Museo Archeologico Nazionale), in parte (la pinacoteca e le altre raccolte) nella sede originaria modernamente attrezzata (Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte). § Il Museo Archeologico Nazionale, fondato dai Borbone nel 1822, è tra i più ricchi d'Europa e raccoglie sia i materiali delle antiche collezioni Borgia e Farnese, sia i reperti di duecento anni di scavi a Pompei ed Ercolano. Oltre a celebri sculture greco-romane (Eracle e Toro Farnese, stele Borgia, i Tirannicidi, rilievo di Orfeo ecc.) e alla ricca collezione di vasi greci e italioti, spiccano per importanza le statue e i busti di bronzo della villa dei Papiri di Ercolano e la serie di pitture e mosaici delle città vesuviane (Pompei, Ercolano, Stabia), tra cui il grande mosaico policromo con La battaglia di Alessandro, dalla casa del Fauno a Pompei. La Galleria Nazionale comprende un gruppo di dipinti del Tre-Quattrocento, non ricchissimo ma di qualità eccezionale, formato in prevalenza da acquisizioni ottocentesche (le requisizioni napoleoniche, l'acquisto del Museo Borgia di Velletri ecc.) o recenti. Vi sono rappresentati tra altri S. Martini, Masaccio e S. Botticelli. Eccezionale è il complesso dei dipinti del Cinquecento, soprattutto per quanto riguarda le scuole veneta ed emiliana e i manieristi. Si ricordano soprattutto il gruppo dei lavori di Tiziano (Carlo V, Filippo II, Paolo III, Paolo III con i nipoti, Danae, Lavinia) e quello del Parmigianino (Antea, Galeazzo Sanvitale, Lucrezia, Sacra Famiglia). Di Michelangelo e Raffaello si conservano due cartoni preparatori, rispettivamente, del gruppo dei soldati nella Crocifissione di san Pietro della cappella Paolina e del Mosè davanti al roveto ardente nella stanza di Eliodoro. Per la pittura del Seicento le scuole meglio rappresentate sono quella bolognese (i Carracci, G. Reni, Domenichino) e, naturalmente, quella napoletana, che prevale anche per quanto riguarda il Settecento (F. Solimena, F. De Mura, G. Traversi, C. Giaquinto). La Galleria conserva numerose e interessanti raccolte, comprendenti bronzi del Pollaiolo, di P. J. Alari Bonacolsi, di G. Del Duca, del Giambologna; medaglie e placchette del Rinascimento; disegni e stampe; avori, bronzi, smalti, argenti medievali e rinascimentali; armi e armature delle armerie dei Farnese e dei Borbone; arazzi (tra cui la bellissima serie della Battaglia di Pavia, da B. van Orley), maioliche e porcellane della fabbrica reale di Capodimonte. Due sale sono dedicate alla collezione De Ciccio (donata nel 1958), comprendente ceramiche e porcellane di ogni epoca e paese, argenti, vetri, tessuti, sculture ecc. § La fabbrica di porcellana, istituita nel 1743 nel parco della reggia, era animata dall'arcanista L. O. Schepers, dai pittori G. e M. Caselli, dal modellatore G. Gricci e da altri valenti artisti che realizzarono opere degne di fama europea, tra cui il “salottino della regina” interamente in porcellana, eseguito per il Palazzo Reale di Portici (poi trasferito al museo). La produzione in biscuit e in pasta tenera di alta qualità e di colore bianco latteo annoverava una grande varietà di vasellame, tabacchiere, medaglioni-ritratto, elaborate composizioni di fiori, trionfi, cestini traforati. La decorazione del primo periodo si ispirò ai modelli di Meissen, successivamente prevalse uno stile a delicati ritmi rococò; vi furono anche rappresentazioni tratte da opere di pittori napoletani e di Annibale, Agostino, Ludovico e Antonio Carracci. Le graziose statuette raffiguranti maschere e popolani nei tipici costumi sono modellate con finissima arte e dipinte con lievi tonalità di colore. La marca di questo periodo è costituita da una stella a otto punte oppure dal giglio. Quando, nel 1759, Carlo divenne re di Spagna, trasferì artigiani e modelli a Buen Retiro. Nel 1771 il figlio di Carlo, Ferdinando I, ripristinò l'impresa prima a Portici e successivamente nel Palazzo Reale di Napoli, dove fu attiva fino al 1806. I prodotti della Real Fabbrica Ferdinandea recano come marca i monogrammi N, RF oppure FRF, coronati. § A Capodimonte è situato un osservatorio astronomico con precedenti storici illustri e molto antichi; fu eretto e costituito in forma ufficiale, a breve distanza dalla celebre reggia, nei primi anni del sec. XIX e le osservazioni vi si iniziarono nel 1819. Pur non essendo mai stato dotato di strumenti di grande potenza, acquistò grande fama, particolarmente per quanto attiene l'accuratezza degli studi geodetici e astrometrici.

E. Romano, La porcellana di Capodimonte. Storia della manifattura borbonica, Napoli, 1959; A. Lane, La porcellana italiana, Firenze, 1963; S. Miller, A Picture History of Capodimonte Pottery, Boston, 1982.