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Carlo V (imperatore)

imperatore, I come re di Spagna, IV di Napoli (Gand 1500-San Jeronimo de Yuste 1558). Fu l'ultimo “vero sovrano” del Sacro Romano Impero, che durò fino al 1806, ma dopo Carlo V perse la tradizionale connotazione politico-religiosa e gran parte dei poteri, non più potenza unitaria ed egemone capace di contrastare la progressiva crescita degli Stati nazionali e la profonda crisi sociale e religiosa espressasi nella Riforma "Vedi cartine storiche vol. V, pag. 463" . "Per le cartine storiche vedi il lemma del 5° volume." Figlio di Filippo il Bello arciduca d'Austria e di Giovanna la Pazza, erede perciò dell'imperatore Massimiliano d'Asburgo e di Ferdinando il Cattolico di Spagna, crebbe alla corte di Fiandra, presso sua zia Margherita d'Austria, dove fu educato da Adriano di Utrecht (poi papa Adriano VI) e da Guillaume di Croy, signore di Chièvres. Dichiarato maggiorenne nel 1515, entro il 1516 divenne signore dei Paesi Bassi. Nominato erede dal secondo, e definitivo, testamento di Ferdinando il Cattolico, si trasferì in Castiglia (1517) dove, per l'incapacità di sua madre, assunse il regno. La sua permanenza in Spagna provocò l'ostilità delle Cortes e la rivolta nazionalistica dei comuneros. Carlo V infatti era male accetto per i suoi legami con la corte di Fiandra dalla quale aveva portato con sé un seguito di dignitari, alcuni dei quali famosi per rapacità e nepotismo, che non lo aiutavano a capire i problemi di un Paese nel quale era straniero. Alla morte di Massimiliano (1519) si recò in Germania a porre la propria candidatura all'impero, animato dalle concezioni umanistiche e universalistiche dei suoi maggiori consiglieri, Adriano di Utrecht e il cancelliere Gattinara, suo braccio destro politico e amministrativo. Solo le ingenti sovvenzioni dei banchieri di Augusta e Anversa (soprattutto i Fugger) e l'esercito della Lega Sveva decisero però gli elettori a preferirlo ai concorrenti Francesco I di Francia, Enrico VIII d'Inghilterra e Federico il Saggio di Sassonia. L'incoronazione ad Aquisgrana (1520) aprì il periodo di lotta con Francesco I per la conquista del Milanese, via strategica verso i domini spagnoli del sud. Carlo V ottenne una serie di successi per il predominio in Italia (battaglia di Pavia, 1525) e contro gli Stati italiani riunitisi nella Lega di Cognac fino alla pacificazione, per lui vantaggiosa, del 1529 (Patti di Cambrai e Barcellona). Il Congresso di Bologna, che sancì la sua vittoria fu seguito dalla solenne incoronazione compiuta da papa Clemente VII in S. Petronio il 24 febbraio 1530. Nel ventennio successivo, mentre riaffermava la sua potenza sia con la conquista del Messico e del Perú, finanziata dai banchieri Welser, sia battendo due volte Francesco I (1535 e 1542) nella ripresa della guerra per Milano, Carlo V dovette affrontare due problemi gravi e interdipendenti: il particolarismo tedesco e lo scisma protestante. Dopo la morte del Gattinara (1530), Carlo V , che si era accinto alla ristrutturazione politica e finanziaria dell'impero, incontrò da parte dei principi sempre maggiori ostacoli all'accentramento; troppo deboli erano invece le leghe, le città e la piccola nobiltà della Germania. Le frequenti intromissioni di Carlo V negli affari tedeschi, di competenza del fratello Ferdinando (governatore di Germania, 1530; re dei Romani, 1531) rivelarono l'impossibilità di un effettivo controllo su tutto l'impero; si aggiunse a ciò, favorita dalla Francia, la minaccia turca, incombente a E (vittoria di Mohács sugli Ungheresi, 1526) e quella delle imprese piratesche nel Mediterraneo. Di fronte all'avanzata del movimento luterano, che esaltava le tendenze centrifughe e autonomistiche in Germania, Carlo V dovette tergiversare a lungo, anche a causa dell'irresolutezza dei papi: dalla Dieta di Worms (1521) in avanti si susseguirono diete, accordi, interim, soluzioni transitorie del problema religioso in attesa del concilio in materia, che fu indetto da Paolo III nel 1537 (ma l'inizio a Trento si ebbe solo nel 1545). Nel frattempo le posizioni dei protestanti si rafforzavano, con la nascita della Lega di Smalcalda e il rifiuto del pericoloso estremismo anabattista (Confessio augustana, 1530); l'autonomismo dei principi tedeschi trovava d'altronde facile appoggio nella Francia, come nel caso della pur cattolica Baviera. La crisi doveva condurre a una guerra (1546-47) in cui Carlo V riuscì vittorioso sui protestanti fino alla battaglia di Mühlberg (24 aprile 1547). La vittoria militare lo rese però troppo temibile agli occhi, oltre che dei principi tedeschi, dello stesso papa: la politica conciliare tornava in contestazione non meno di quella imperiale. In seno alla stessa famiglia Asburgo scoppiarono contrasti per la successione imperiale tra il ramo austriaco e quello spagnolo; i principi, guidati da Maurizio di Sassonia, già alleato di Carlo V , prendevano accordi con la Francia, favorendone l'occupazione dei vescovati di Metz, Toul e Verdun (1552), e sconfiggevano l'imperatore a Innsbruck, costringendolo al Trattato di Passavia (2 agosto 1552). Il fallimento della missione imperiale di Carlo V culminò con l'abdicazione ai domini spagnoli in favore del figlio Filippo, che già possedeva Milano e Napoli, mentre il resto dell'impero (eredità degli Asburgo) passava al fratello Ferdinando che già più volte aveva tenuto la reggenza dell'impero e al quale dal 1521 aveva ceduto gli Stati patrimoniali austriaci. Carlo V si ritirò in Estremadura, presso il monastero di San Jeronimo de Yuste, dove, continuando a interessarsi attivamente degli affari dell'impero, dettò i Commentari sul suo regno. § Le collezioni d'arte di Carlo V , che formarono il primo nucleo del Museo del Prado, comprendevano stoffe, mobili, gioielli, dipinti dei grandi fiamminghi del Quattrocento, opere di scuola tedesca e italiana. Carlo V ammirò soprattutto Tiziano, che fu da lui nominato pittore di corte e che eseguì più di 40 ritratti dell'imperatore.