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Caronìa

comune in provincia di Messina (144 km), 304 m s.m., 226,55 km², 3589 ab. (caroniesi), patrono: san Biagio (3 febbraio e seconda domenica di agosto).

Centro situato su una dorsale alla destra della fiumara di Caronia, in prossimità della costa tirrenica, sulla quale è la frazione di Caronia Marina; è compreso nel Parco Regionale dei Nebrodi. Fu forse fondato in epoca saracena presso il sito dell'antica Calacte di ciceroniana memoria (sec. V a. C.). Ebbe numerosi signori, gli ultimi dei quali furono i Pignatelli (sec. XVI). § Delle fortificazioni trecentesche restano l'arco della porta principale e una torre della cinta muraria; ben conservato è il castello di origine normanna. La chiesa madre è intitolata a San Nicolò di Bari (sec. XVII). Il bel portale in pietra, coevo, ha arco a tutto sesto e, all'interno, la volta è affrescata con il Paradiso di B. Ferro e A. Petringa (sec. XVIII). § L'economia si basa in parte sull'agricoltura (agrumi, olive e uva) e sull'allevamento, in parte sull'industria, attiva nei settori alimentare e dell'abbigliamento. È rilevante il ruolo della pesca e del turismo balneare. § Nei pressi è il bosco di Caronia, fitto di frassini, olmi e faggi, mentre la località Marina di Caronia è nota per uno scoglio, la cosiddetta “pietra di San Biagio”, cui è legato un culto folcloristico-religioso. Poco a valle di Caronia si incontra il sito dell'antica Calacte (sec. V a. C.): della necropoli e dell'antico abitato sono stati ritrovati resti in tutta l'area.