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Carso

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Territorio

Regione all'estremità nordorientale dell'Italia, divisa politicamente fra Italia (province di Gorizia e di Trieste), Slovenia e Croazia, limitata dai corsi dei fiumi Vipava (Vipacco) e Timav (Timavo), a NE, e da una linea che unisce idealmente punta Grossa (golfo di Trieste) con la città di Buzet (Pinguente), in Istrea (Istria), a SW. Si tratta di un esteso altopiano calcareo che, con forma allungata da NW a SE, si spinge dal basso corso del fiume Isonzo sino al golfo di Kvarner (golfo del Quarnaro) e che costituisce il Carso propriamente detto, nel cui ambito si sogliono distinguere le seguenti subregioni: Carso Monfalconese, a N di Monfalcone, comprendente il laghetto di Doberdò e culminante a 274 m nel monte San Michele; Carso Triestino, a N di Trieste, un altopiano di 200-400 m, in cui vengono distinti il Carso di Comeno, tra i rilievi longitudinali del monte Terstel (644 m) a N e quelli del monte Lanaro (545 m) a S, e il Carso di Villa Opicina, a S del monte Lanaro; Cicarija (Carso della Cicceria), esteso nella sezione nordorientale dell'Istrea, tra l'alto corso del Timav e la depressione di Buzet; Carso di Castua, altopiano digradante a SE sul golfo di Kvarner. Nel Carso furono studiati e descritti i fenomeni provocati dall'erosione chimica delle acque nella roccia calcarea e oggi noti col nome di fenomeni carsici. Presenta un paesaggio interessantissimo e peculiare, dovuto alla mancanza di un'idrografia superficiale. Allargando per dissoluzione chimica le fenditure della roccia, le acque sono infatti sprofondate nel sottosuolo, creando un “secondo paesaggio” ipogeo con caverne e fiumi sotterranei che costituiscono oggi una grande attrazione per i turisti (fra le emergenze più significative sono da ricordare la grotta Gigante presso Trieste e le grotte di Postumia in territorio sloveno). In superficie, la mancanza di corsi d'acqua ha impedito l'erosione valliva, cosicché il Carso si presenta oggi come un vasto tavolato uniforme, coperto da una vegetazione adattata all'insolito ambiente e punteggiato da doline, pozzi e inghiottitoi dove l'acqua delle piogge scompare rapidamente. Date le caratteristiche peculiari del territorio la flora è ricca di specie endemiche di cui un'ampia raccolta si trova presso il Giardino Botanico “Carsiana” presso Trieste; altrettanto ricca è la presenza faunistica dove, fra gli anfibi, si segnala il proteo, una specie di “relitto preistorico”. Per l'analogia del paesaggio del Carso con quelli delle regioni vicine, il termine Carso è stato poi esteso ad altre regioni. Si distinguono così un Carso Istriano, esteso a SW del Carso propriamente detto, mentre a NE si usa distinguere l'Alto Carso, tra i fiumi Isonzo, il Vipava e Idrijca (Idria), e il Carso Carniolino, che si continuano verso SE nel Carso Liburnico, nel Carso Dalmata e nel Carso Bosniaco. In sloveno e serbocroato, Kras.

Popolazione ed economia

Data l'impossibilità di praticare l'agricoltura – salvo che sul fondo delle maggiori doline, dove le acque depositano uno strato di fertile “terra rossa” – la popolazione del Carso (costituita da croati e sloveni, questi ultimi anche nel Carso italiano) è sempre stata scarsa; grazie al miglioramento delle comunicazioni, oggi molti abitanti trovano lavoro nei maggiori centri finitimi alla regione, come Monfalcone, Trieste, Koper (Capodistria) e Rijeka (Fiume). Merita comunque una segnalazione la produzione del tipico vino sloveno noto in Italia come terrano; un particolare itinerario a lui dedicato nel Carso Triestino offre l'occasione per ammirare le caratteristiche case rurali carsiche.

Storia

Già i Romani considerarono la regione quale presidio dei confini settentrionali e vi costruirono campi fortificati, tra cui quelli di Plezzo, Aquileia e il Castrum Iuliense. Anche la Repubblica di Venezia volle proseguire in quest'opera (inizi del sec. XVI) per difendersi dall'Impero, ma ne fu impedita dalla guerra della Lega di Cambrai. Durante la prima guerra mondiale, il Carso fu sede di violentissime offensive delle armate italiane (che dovevano superare il Carso per raggiungere Trieste) contro le quote che gli Austriaci avevano organizzato come difesa (battaglie dell'Isonzo); l'offensiva di Caporetto costrinse gli italiani alla ritirata.

M. Gortani, Compendio di geologia, vol. II, Udine, 1948; C. Chersi, Itinerari del Carso Triestino, Trieste, 1956; G. Valussi, La pietra calcarea in Italia e nel Carso Triestino, Trieste, 1957; D. Cannarella, Il Carso e la sua preistoria, Trieste, 1959; L. Gorlato, Il Carso e la sua vegetazione, in “L'Universo”, Firenze, 1965; R. Mezzena, Flora del Carso, Trieste, 1965; F. Forti, Invito alla conoscenza del Carso triestino, Trieste, 1988.