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Carta del Lavóro

documento costituito da trenta dichiarazioni programmatiche che sintetizzavano i principi fondamentali dell'ordinamento sindacale-corporativo fascista. Fu emanata il 21 aprile 1927, quando il Gran Consiglio del fascismo era ancora un organo interno del partito; quindi il documento rappresentava solo la concezione fascista dello Stato e non costituiva fonte di norme giuridiche. Questo scopo si ottenne con il R.D.L. 6 maggio 1928, n. 1251, che imponeva ai sindacati d'ispirarsi, nei contratti, ai principi della Carta del Lavoro, mentre la legge 13 dicembre 1928, n. 2832 autorizzò il governo a emanare disposizioni per la sua completa applicazione. Suoi principi fondamentali erano il rifiuto della lotta di classe, l'affermazione della preminenza dell'iniziativa privata in campo economico, la creazione del sindacato unico e l'istituzione della magistratura del lavoro. Introdotta nel Codice Civile nel 1941, venne abrogata nel 1944.