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Casèrta (provincia)

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provincia della Campania, 2639 km², 897.820 ab. (stima 2007), 336 ab./km², capoluogo: Caserta. Comuni: 104. Sigla: CE.

Generalità

Conosciuta con il nome di Terra di Lavoro fino al 1927, anno della sua soppressione, ma ricostituita nel 1945 con un territorio più limitato, la provincia di Caserta ha rappresentato per un lungo periodo il retroterra agricolo di Napoli. Comprende l'intero settore nordoccidentale della Campania, si affaccia a W sul mar Tirreno ed è delimitata dalle province di Benevento, Napoli, Latina, Frosinone, Isernia e Campobasso.

Territorio

Morfologicamente corrisponde al bacino medio e inferiore del fiume Volturno, e comprende la pianura formata dalle alluvioni di questo fiume e da depositi piroclastici, buona parte della pianura alluvionale del Garigliano, separata dalla prima da una dorsale montuosa culminante a 812 m nel monte Massico, l'apparato vulcanico estinto di Roccamonfina (monte Santa Croce, 1005 m), il gruppo montuoso del Monte Maggiore (1037 m) e l'intero versante sudoccidentale del massiccio calcareo del Matese, che in territorio casertano culmina a 1923 m nella Gallinola. La costa è bassa e uniforme, mossa appena dal modesto delta del Volturno. Questo, che è il fiume maggiore della provincia, ha come affluente principale il Calore. Altri corsi d'acqua sono il Garigliano, i Regi Lagni, l'Agnena e il Savone. Nella zona nordorientale del territorio si trovano i laghi di Gallo, di Letino e del Matese. Le maggiori emergenze ambientali riguardano l'inquinamento idrico e del suolo, dovuto ai rifiuti industriali e domestici, e la condizione di media sismicità del territorio, nel quale il terremoto del 1980 ha causato gravi danni. Per la tutela del patrimonio naturalistico-ambientale sono state istituite alcune riserve naturali e aree protette, come i parchi regionali del Matese, del Partenio e di Roccamonfina e Foce del Garigliano. Le condizioni climatiche variano sensibilmente tra le pianure costiere, che presentano moderate escursioni termiche e scarse precipitazioni, e i rilievi dell'interno, dove le variazioni delle temperature stagionali sono piuttosto accentuate e le precipitazioni copiose, ma limitate perlopiù ai mesi autunnali e invernali. La popolazione provinciale, dopo il forte incremento registrato nei primi decenni del secondo dopoguerra, si è stabilizzata, facendo segnare una leggera crescita, dovuta a flussi migratori provenienti dalle altre province campane e dall'estero, che sono superiori sia alle migrazioni – ancora in atto, pur se moderatamente – verso le aree economicamente più vitali d'Italia, sia al saldo negativo del movimento naturale della popolazione. Questa ha una densità elevata e si concentra nella parte pianeggiante della provincia, in particolare nella zona immediatamente a S del capoluogo, ormai pienamente integrata nella conurbazione partenopea. Caserta riesce solo parzialmente a fungere da centro di attrazione per gli altri comuni del circondario, soprattutto a causa della vicinanza di Napoli; altri centri di una certa importanza sono Aversa, Maddaloni, Marcianise, Santa Maria Capua Vetere, Sessa Aurunca, Mondragone e Capua. Tutti ubicati nella pianura o ai piedi dei primi rilievi, ospitano, assieme al capoluogo, più di un terzo della popolazione della provincia. Le vie di comunicazione fondamentali, che si innestano nella rete stradale e ferroviaria napoletana, sono l'Autostrada del Sole (A1), la A30 Caserta-Salerno, la SS 7, principale collegamento con Benevento, e la SS 372 che taglia in senso NW-SE il territorio.

Economia

La fertilità dei terreni vulcanici e di quelli bonificati favorisce l'agricoltura, che costituisce ancora la principale risorsa economica della provincia. Nettamente prevalente è la produzione di cereali, che ha però registrato alla fine del sec. XX una riduzione ed è stata integrata da colture più redditizie, in primo luogo ortaggi, ma anche barbabietole da zucchero, patate, olive, uva da vino, tabacco e foraggi, destinati questi ultimi a un patrimonio zootecnico in continuo aumento. In particolare, notevole diffusione ha l'allevamento bovino e bufalino, praticato da numerose aziende che curano anche la vendita diretta del latte e dei latticini prodotti (come la rinomata mozzarella di bufala DOP) sui mercati delle città vicine. Per quanto riguarda le attività manifatturiere, alle tradizionali industrie alimentari, tessili e del vetro, ancora fiorenti, si sono affiancate quelle chimiche, elettroniche ed elettromeccaniche, della ceramica, della plastica e dei materiali da costruzione. Nella provincia sono tre distretti industriali: quello di Marcianise è attivo nella produzione orafa; quelli di Grumo Nevano-Aversa-Trentola Ducenta e di San Giuseppe Vesuviano, operanti nei settori tessile e dell'abbigliamento, rientrano nella conurbazione napoletana. La vicinanza con Napoli ha impedito lo sviluppo del terziario avanzato, ma sono cresciute le attività commerciali, soprattutto di beni di consumo. Negli ultimi decenni del Novecento il versante casertano del Matese è stato valorizzato mediante il potenziamento della struttura viaria e della sua capacità ricettiva, con la costruzione di villaggi turistico-residenziali e di nuovi esercizi alberghieri. Questo ha posto le premesse per un sempre più intenso sfruttamento turistico della zona interna della provincia, basato, oltre che su centri storici ben conservati, sulla bellezza e varietà dei paesaggi. Anche la parte litoranea ha sviluppato una certa vocazione turistica (Ischitella Lido, Villaggio Coppola, Castel Volturno, Mondragone, Baia Domizia), proponendosi non solo come zona balneare per la vicina area metropolitana napoletana, ma anche come meta per un turismo a più ampio raggio.