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Castìglia

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Generalità

Regione storico-geografica della Spagnasettentrionale e centrale, compresa tra il golfo di Biscaglia e la Cordigliera Cantabrica, a N, e il versante settentrionale della Sierra Morena (che la separa dall'Andalusia), a S; a E è chiusa dall'orlo rilevato del Sistema Iberico, mentre verso W manca una netta divisione morfologica con il León e l'Estremadura. Estesa per ca. 140.000 km², occupa un vasto settore della Meseta, vasto penepiano elevato in media 600-800 m; una serie imponente di sierre del Sistema Centrale orientata da SW a NE (Sierre de Gredos, 2592 m, e de Guadarrama, 2430 m), divide la Castiglia nelle due regioni della Castiglia-La Mancha a S. e della Castiglia-León a N. In spagnolo, Castilla.

Storia

La regione, il cui nome significa “i castelli” (Castella) "Per la cartina storica (sec.XI - XV) vedi pg. 26 del 6° volume." , verso la metà del sec. IX era una “marca di frontiera” del regno asturiano-leonese verso oriente, ossia a immediato contatto con i nemici musulmani. Era una regione di piccoli proprietari liberi, divenuti “cavalieri” per necessità di difesa contro i Mori, ma nello stesso tempo con tendenze autonomiste nei confronti dei Leonesi. Verso l'850 la Castiglia appare governata da un conte Rodrigo, che in compenso di servigi avrebbe ricevuto dal re leonese l'ereditarietà del feudo (altri episodi, invece, in parte forse leggendari, parlano di scontri fra i conti e il re). Fernán González, che ottenne da Ramiro II diversi feudi (Burgos, Álava, Lara, ecc.), per cui prese il titolo di comes (sec. X), è considerato il vero creatore della Castiglia indipendente. Le dure lotte dei tempi di al-Mansūr ibn Abī ʽĀmir resero la Castiglia sempre più indipendente, di fatto, dagli Stati leonesi; ma il passo decisivo fu compiuto alla morte di Sancio III il Maggiore, re di Navarra, che lasciò la regione da lui conquistata al figlio Ferdinando, col titolo di re (1035). "Per la cartina storica (sec. XI-XV) vedi il lemma del 5° volume." L'erede di questi, Alfonso VI, unì i regni di Castiglia e di León e portò avanti la riconquista fino alla Spagna centrale conquistando Toledo (1085) e facendo di quello che era stato un pequeño rincón arroccato sui monti cantabrici l'asse dinamico dell'unificazione peninsulare. Alfonso VII l'Imperatore conquistò parte dell'Andalusia mora, Ferdinando III il Santo occupò Siviglia (1248) e Alfonso XI, approfittando della situazione internazionale (guerra dei Cent'anni), portò i confini fino a Algeciras (1344), dando alla regione anche una solida base economica e un rilievo europeo. In questo momento la riconquista poteva sembrare compiuta; ma la rapidità stessa dell'espansione e le lunghe lotte fra i vari Stati cristiani e all'interno della stessa Castiglia all'epoca dei Trastámara ne ritardarono di oltre un secolo il compimento. Solo quando al debole Enrico IV succedette l'energica sorella Isabella, maritata al re d'Aragona Ferdinando, venne conquistato l'ultimo regno musulmano: Granada (1492); nello stesso anno il viaggio di Colombo aprì alla Castiglia nuovi orizzonti. La modesta ricchezza dei suoi infanzones che ignoravano il latifondo, i contatti con l'Europa che avvenivanosia attraverso il camino de Santiago sia grazie ai legami matrimoniali dei suoi sovrani con le maggiori famiglie europee, il suo vigoroso diritto consuetudinario avverso all'applicazione del codice scritto visigoto e infine la lingua, semplice, chiara e dinamica, e il peculiare spirito epico che fiorì mirabilmente nei cantari e nel Romancero aiutarono la Castiglia a raggiungere una posizione di predominio tra gli Stati peninsulari tanto che la sua storia, dal matrimonio fra i re cattolici in poi, si identificò con quella della Spagna.

Arte

Nella Castiglia si trovano alcuni importanti esempi di architettura visigotica (Quintanilla de las Viñas presso Burgos; S. Pedro de la Mata presso Toledo) e mozarabica (S. Maria di Lebeña presso Santander; S. Maria di Melque presso Toledo; S. Baudel di Berlanga), che prepara quella romanica, apparsa precocemente in Castiglia, León e Galizia con caratteri di scuola regionale unitaria, sotto l'influenza francese. L'esempio più completo è rappresentato da S. Martin di Frómista (1066), una chiesa di pellegrinaggio sorta sulla via di Compostella. Della chiesa di S. Domingo di Silos (1073-88), sede di un pellegrinaggio nazionale, resta solo il chiostro. Nel sec. XII la Castiglia si riempie di chiese romaniche di questo tipo, spesso fornite di un porticato sul fianco meridionale (Segovia, Sepúlveda, Soria, ecc.). Un importante complesso romanico è quello di Ávila (cattedrale, chiesa di S. Vicente, le mura, ecc.) in cui forme borgognone (come l'arco e le volte a ogiva) si mescolano a elementi musulmani. In generale il tardoromanico spagnolo accoglie, insieme ai primi elementi gotici, forme musulmane, fondendole in uno stile nazionale assai caratteristico (mudéjar) che dura fino alle soglie del Rinascimento e in Castiglia ha importanti esempi a Toledo (sinagoga di S. María la Blanca, sec. XII-XIII; sinagoga di S. María del Transito, 1356), a Segovia (Alcázar) e altrove. Alla fine del sec. XII e agli inizi del XIII si diffonde in Castiglia l'architettura cistercense (S. María de la Huerta) a cui si ricollegano anche fondazioni secolari come la cattedrale di Sigüenza. Ma nella prima metà del Duecento la Castiglia è la prima regione della Spagna in cui si afferma lo stile gotico nella sua purezza. Dopo le documentazioni francesizzanti di Las Huelgas presso Burgos e della cattedrale di Cuenca, sorgono nelle forme del gotico francese maturo le grandi cattedrali di Toledo (dal 1226) e di Burgos (dal 1221). Solo dalla fine del Trecento si afferma in Castiglia e León uno stile gotico nazionale, che accoglie in misura sempre maggiore elementi moreschi. A Burgos, Toledo, Segovia, Ávila sorgono palazzi gotico-moreschi; numerosissimi, nella regione, sono i castelli (celebre quello mudéjar di Coca, iniziato nel 1418). Verso la metà del Quattrocento si diffondono le forme del tardogotico tedesco fiammingo, con centro a Burgos. Il tardogotico spagnolo sfocia nell'arte fastosa ed esuberante dei re cattolici, sotto cui si dispiega una ricca attività costruttiva in cui si fondono il gotico fiammeggiante e la tradizione moresca e mudéjar. Capolavori di questo periodo si trovano ad Ávila, Burgos, Segovia (conventi del Parral e di S. Cruz), Toledo (monastero francescano di S. Juan de los Reyes, iniziato nel 1478 da Juan Guas), Guadalajara (Palazzo dell'Infantado dello stesso Guas, 1461-83). In scultura prevale, a partire dalla metà del Quattrocento, l'influsso franco-fiammingo, evidente nelle opere di Gil de Siloé a Burgos e nella certosa di Miraflores. Anche in pittura l'influsso fiammingo è determinante. Tra i maggiori esponenti della pittura ispano-fiamminga in Castiglia si ricorda Fernando Gallego, mentre Pedro Berruguete, il più importante pittore castigliano del tempo dei re cattolici, unisce alla formazione fiamminga la lezione italiana. Questo stile persiste ancora nei primi decenni del Cinquecento con Juan de Flandes, Juan de Borgoña, Antonio Comontes, Pedro de Cisneros. Nella prima metà del Cinquecento gli architetti usano indifferentemente lo stile tardogotico e il nuovo linguaggio rinascimentale, anche se più nelle forme esuberanti e decorative del “plateresco” che accogliendone le novità strutturali. La stessa incertezza tra la tradizione ispano-fiamminga e l'esempio del classicismo e del manierismo italiani regna nella pittura. Più coerente è il percorso della scultura, che registra l'adesione al classicismo italiano da parte di maestri come Felipe Vigarny (attivo a Burgos e a Toledo), Diego de Siloé (pure a Burgos), Vasco de la Zarza (ad Ávila). Alonso Berruguete e, nel secondo Cinquecento, Gaspar Becerra e Juan de Juní sono già pienamente manieristi. In architettura soltanto la costruzione dell'Escorial a opera di Juan de Herrera e Juan Bautista de Toledo (1563-84) segna il ripudio dell'ibrido stile plateresco per un purismo aggiornato sui maggiori esempi italiani ed europei. All'Escorial lavorano i pittori manieristi italiani Luca Cambiaso, Pellegrino Tibaldi e Federico Zuccari, oltre agli scultori Leone e Pompeo Leoni. A Toledo, isolato, è attivo dal 1577 El Greco. Nel periodo barocco la Castiglia conserva la sua importanza, mentre Madrid, la nuova capitale fondata nel 1561 da Filippo II, acquista un ruolo di primo piano nello sviluppo artistico del Paese, attraverso una serie di realizzazioni architettoniche e la splendida stagione della scuola madrilena di pittura. Invece in scultura l'età barocca vede il decadere dei vecchi centri castigliani come Toledo in confronto alle nuove scuole dell'Andalusia e anche a Madrid non riesce a formarsi una scuola autonoma. Nei primi decenni del Settecento l'architettura tardobarocca castigliana si distingue per l'esuberanza e la libertà delle forme, memori della tradizione moresca e mudéjar. In pittura la scuola di Madrid decade, mentre diventa decisivo l'apporto dei maestri stranieri. A partire dal secondo quarto del secolo i re della nuova dinastia borbonica danno un vivace impulso all'architettura delle residenze reali (Sitios Reales): sorgono il palazzo della Granja e il palazzo reale di Madrid, viene completato il cinquecentesco palazzo di Aranjuez, viene ampliato il Pardo. Mentre nel resto della Spagna sopravvivono le scuole barocche regionali, nella seconda metà del Settecento Madrid diventa uno dei centri europei del neoclassicismo, favorito dalla fondazione dell'Accademia di S. Fernando (1752) e soprattutto dall'insegnamento di A. R. Mengs. A Madrid dal 1775 è Francisco Goya, il maggiore artista europeo del tempo, che collega direttamente il rococò col romanticismo senza residui neoclassici. Meno vivace l'attività artistica nell'Ottocento, mentre il Novecento vede un'affermazione tardiva e incerta dello stile moderno. "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 4 pp 184-191; 5 pp 389-392; 7 pp 82-89" "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 4 pp 184-191; 5 pp 389-392; 7 pp 82-89"

Per la geografia

A. Domínguez Ortiz, La clase social de los conversos en Castilla en la Edad Moderna, Madrid, 1955; T. López Mata, Geografía del condado de Castilla a la muerte de Fernán González, Madrid, 1957; H. Lautensach, Die Iberische Halbinsel, Monaco, 1964; Autori Vari, Das Bild unserer Welt, Stoccarda-Monaco, 1989.

Per la storia

J. Pérez de Urbel, Historia del condado de Castilla, 3 voll., Madrid, 1945; R. Menéndez Pidal, El imperio hispánico y los cinco reinos, Madrid, 1950.

Per l'arte

F. Layna, La provincia de Guadalajara, Madrid, 1948; Marqués de Saltillo, Artistas sorianos de los siglos XVI y XVII, Madrid, 1948; O. Gil, B. G. Proske, Castilian Sculpture, Gothic to Renaissance, New York, 1951; S. Alcolea, Segovia y su provincia, Barcellona, 1958; A. Sanz Serrano, Cuenca y su provincia, Barcellona, 1960; J. Ruiz Galarreta, S. Alcolea, Logroño y su provincia, Barcellona, 1962; S. Comin, Noticia de Castilla, Cádice-Madrid, 1976.