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Casti, Giovàn Battista

letterato italiano (Acquapendente, Viterbo, 1724-Parigi 1803). Avventuriero, condusse vita errabonda: fu a Vienna, presso Giuseppe II, a Pietroburgo, presso la corte di Caterina II, e poi ancora a Vienna, chiamato da Francesco II, che lo nominò poeta cesareo. Nel 1796 si trasferì a Parigi, dove rimase fino alla morte. Casti nascose la sua morbosa compiacenza per l'osceno sotto le forme della satira dei vizi del suo tempo e della polemica antinobiliare, attirandosi il disprezzo del Parini. I particolari scabrosi abbondano nel Poema tartaro (1787), satira della società russa del Settecento, e nelle Novelle galanti (1793), in ottava rima. L'opera più significativa di Casti è costituita dal poema Gli animali parlanti (1802), raffigurazione satirico-allegorica del periodo tra la Rivoluzione francese e l'avvento napoleonico, che fu molto apprezzato nel primo Risorgimento. Significativi anche i libretti per opere buffe, dove la vena comica di Casti poté manifestarsi con particolare vivacità (Lo sposo burlato, 1779; Prima la musica poi le parole, 1785; Catilina, 1792).