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Celestina, La-

titolo che si suole dare, dal nome del personaggio principale, alla Tragicomedia de Calixto y Melibea, uno dei capolavori della letteratura spagnola. Pubblicata anonima a Burgos (1499) in 16 atti e sotto la denominazione di Comedia, nella terza edizione (Siviglia 1502) l'opera fu portata a 21 atti e cambiò il titolo in quello di Tragico-media, più adatto al tragico scioglimento. Da alcuni versi acrostici posti all'inizio dell'opera si è riconosciuto come autore Fernando de Rojas, il quale probabilmente dovette temere i rigori dell'Inquisizione, non tanto per la licenziosità del linguaggio e delle azioni, quanto per l'agnosticismo che pervade l'opera, dove l'amore umano prevale sull'amore divino. Due sono i mondi inconciliabili in cui si svolge la semplice trama: quello aristocratico e già rinascimentale dei due amanti Calisto e Melibea (reso con un linguaggio assai colto e concettoso) e quello popolare e ancora pienamente medievale della mezzana Celestina, dei servi e delle prostitute. Varie e numerose sono le fonti della Celestina: Terenzio, Seneca, Ovidio, Virgilio, Petrarca, Boccaccio, Alfonso X il Dotto, Juan Ruiz o Arciprete di Hita (Libro de buen amor), Alfonso Martínez o Arciprete di Talavera (Corbacho), Pedro López de Ayala. E numerosi furono gli scrittori che a essa si ispirarono: Francisco Delicado nel Retrato de la lozana andalusa (1528), Feliciano de Silva ne La segunda Celestina (ca. 1534), l'anonimo autore della Tragicomedia de Lisandro y Rosalía (1542), Lope de Vega ne La Dorotea, ecc. L'opera ha cominciato ad avere una sua vita scenica nel secolo attuale, in Spagna, in Francia, in Inghilterra e in Italia, ma sempre in riduzioni e adattamenti.

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