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Cendrars, Blaise

pseudonimo dello scrittore francese di origine svizzera Frédéric Sauser (La Chaux-de-Fonds 1887-Parigi 1961). A sedici anni iniziò con una fuga verso la Russia, l'Asia e l'America una vita avventurosa che continuò anche dopo l'amputazione di un braccio in seguito a ferite di guerra. La sua opera nasce sotto il segno del cosmopolitismo, dell'avventura e della modernità, influendo in questa direzione sulle più importanti figure dell'arte contemporanea, da Apollinaire a Picasso, a Picabia e a Braque. Nel 1909 venne pubblicata la sua prima opera poetica, La légende de Novgorod (La leggenda di Novgorod), cui seguirono Les Pâques à New York (1912; Pasqua a New York), La prose du Transsibérien et de la petite Jehanne de France (1913; La prosa della Transiberiana), Du monde entier au coeur du monde (1919; trad. it. Dal mondo intero) eKodak (1924). Nei saggi e nei romanzi, intessuti di digressioni anche quando sono autobiografici, Cendrars aspira a cogliere l'immediatezza della vita più che a ottenere la perfezione formale: L'or (1925; L'oro), Éloge de la vie dangereuse (1926; Elogio della vita pericolosa), Les confessions de Dan Yack (1929; Le confessioni di Dan Yack), Rhum (1930), L'homme foudroyé (1945; L'uomo fulminato), La main coupée (1946; La mano mozza), Le lotissement du ciel (1949; La lottizzazione del cielo), Emmène-moi au bout du monde (1955; Portami in capo al mondo) e Trop c'est trop (1957; Il troppo è troppo).

J. Rousselot, Blaise Cendrars, Parigi, 1955; J. Chadourne, Blaise Cendrars, poète du cosmos, Parigi, 1973; A. Giuliani, Le droghe di Marsiglia, Milano, 1977.