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Cerenzìa

comune in provincia di Crotone (44 km), 664 m s.m., 24,28 km², 1371 ab. (cerentinesi), patrono: san Teodoro (9 novembre).

Centro posto sul versante ionico della Sila Grande, nel medio bacino del fiume Neto. In origine denominato Pumeto, nel sec. XII fu già noto come Cerenzia. Aggregato alla Contea di Cariati, appartenne a varie famiglie di feudatari fino a quando divenne possesso dei Rota di Pedace, che dal 1717 ebbero il titolo di principi, e dei Giannuzzi-Savelli. Nel 1860 l'abitato di Cerenzia Vecchia fu abbandonato a causa della malaria e dei terremoti e rifondato nel luogo attuale. § L'importanza che il paese ebbe in passato è documentata da Cerenzia Vecchia, dove sorgono il campanile e i ruderi della cattedrale cinquecentesca, oltre ai resti di vari edifici. A Cerenzia Nuova è la parrocchiale di San Teodoro, che conserva un crocifisso ligneo del sec. XVIII, una croce astile in argento (proveniente dalla cattedrale di Cerenzia Vecchia) e paramenti sacri dei sec. XVII-XVIII. § Le principali risorse economiche provengono dalla coltivazione dei cereali, dell'olivo e della vite, oltre che dall'allevamento ovino e caprino. Sono attivi alcuni frantoi e sopravvive l'artigianato del ferro battuto. Nel territorio si trovano estesi castagneti e sorgenti d'acqua sulfurea.