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Chruščëv, Nikita Sergeevič

uomo politico vissuto in epoca sovietica (Kalinovka, Ucraina, 1894-Mosca 1971). Di famiglia contadina, lavorò fin dall'infanzia nelle miniere. Nel 1918 ottenne l'iscrizione al Partito comunista e durante la guerra civile combatté fra i partigiani ucraini. Iscritto dal partito alla facoltà proletaria ucraina nel 1920, completò gli studi all'Accademia industriale di Mosca. Nel 1924 sposò in seconde nozze l'insegnante ucraina Nina Petrovna. Nel 1923 nella burocrazia del partito, iniziò una carriera che gli fruttò incarichi di sempre maggiore prestigio; passò indenne attraverso le sanguinose epurazioni staliniane del 1934. Durante la seconda guerra mondiale fu nominato membro del consiglio militare, distinguendosi sul fronte di Stalingradoa sua attività al servizio dell'esercito. Nel settembre 1953, a pochi mesi dalla morte di Stalin, assunse la carica di primo segretario del partito. Durante il XX Congresso del PCUS (1956), con la lettura del celebre rapporto segreto, Chruščëv diede avvio al processo di destalinizzazione, denunciando il “culto della personalità” e i crimini stalinisti. Eliminati via via i numerosi rivali (Berija, Molotov, Kaganovič, Malenkov, Šepilov e Žukov) ed estromesso infine Bulganin, il 27 marzo 1958 Chruščëv assunse anche la carica di presidente del Consiglio dei Ministri. La sua politica, condotta con energia e disinvoltura spesso sconcertanti, promosse all'interno del Paese un'economia con maggiori consumi individuali e a più alto sviluppo industriale, in concorrenza con il mondo capitalistico, e nei confronti dell'Occidente fu tesa a promuovere un clima di distensione e di “coesistenza pacifica”. Tuttavia la politica economica, nonostante l'aumentato tenore di vita, l'industrializzazione e i risultati della scienza in campo spaziale, non sempre ebbe successo (si ricorda il fallimento della campagna per lo sfruttamento delle terre vergini) e, per contro, la politica di riavvicinamento all'Occidente parve ottenere risultati ragguardevoli: la temporanea sospensione degli esperimenti nucleari, l'incontro di Chruščëv con Eisenhower, il “dialogo” stabilitosi con Kennedy, seguito dall'incontro con il presidente americano a Vienna nel giugno 1961. In seguito alla crisi di Cuba (ottobre 1962) i rapporti Pechino-Mosca, già difficili, risultarono ulteriormente aggravati. Sembrò infatti trovar conferma l'accusa, mossa dai Cinesi al comunismo sovietico, di aver ceduto di fronte all'imperialismo sia nella scelta degli obiettivi prioritari in politica interna, sia nell'impegno di contrapposizione agli Stati capitalisti. Infine, il 14 ottobre 1964 sopravvennero, inaspettate, le dimissioni di Chruščëv, ufficialmente per motivi di salute. Da quel momento scomparve definitivamente dalla scena politica.

Bibliografia

D. J. Dallin, Soviet Foreign Policy after Stalin, Filadelfia, 1961; A. Werth, Russia under Khrushchev, New York, 1962; H. Weber, Konflikte im Weltkommunismus, Monaco, 1964; G. von Rauch, Storia della Russia sovietica, Milano, 1965; M. Tatu, La lotta per il potere nella Russia sovietica (1960-66), Milano, 1968; P. F. de Villemarest, La marche au pouvoir en U.R.S.S. (de Lénine à Brejnev 1917-1969), Parigi, 1969; R. Medverev, Ascesa e caduta di Nikita Chruscëv, Roma, 1982.

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