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Clarín (Leopoldo Gracía de las Alas y Ureña)

pseudonimo (tratto da La vida es sueño di Calderón) del romanziere, giornalista e critico spagnolo Leopoldo García de las Alas y Ureña (Zamora 1852-Oviedo 1901). Visse quasi sempre a Oviedo, dove fu docente di diritto. Positivista in gioventù, si fece in seguito assertore di una nuova e più profonda religiosità. Critico vivace e di vasta informazione, dal 1879 al 1892 scrisse innumerevoli articoli – poi raccolti in diversi volumi, tra cui Solos de Clarín (5 vol., 1898; Assoli di Clarín), Folletos literarios (8 vol., 1886-99), Paliques (1893; Chiacchiere) – di intonazione satirica alla maniera di Larra, nei quali si batté per l'integrità morale dell'arte e per la diffusione delle idee europee nel suo Paese. Alla narrativa Clarín ha dato due soli romanzi: La Regenta (1885; La Presidentessa), spietato e magistrale quadro della borghesia e del clero in una città di provincia (Oviedo) che, nonostante la rassomiglianza con Madame Bovary di Flaubert, è uno dei migliori romanzi spagnoli del sec. XIX; e Su único hijo (1890; Il suo unico figlio), che appartiene al periodo di tendenza spiritualistico-religiosa di Clarín. Tendenze idealistiche si avvertono anche nei racconti e nelle novelle: Pipá (1886), ¡Adiós cordera! (1893; Addio agnellina), di ispirazione bucolica, Cuentos morales (1896; Racconti morali), El gallo de Sócrates (1901), venato di simbolismo, El sombrero del Señor Cura (1901; Il cappello del signor parroco), El Doctor Sutilis (postumo, 1916). Per sensibilità critica e per lo stile Clarín è considerato un precursore di Unamuno e di Ortega y Gasset.

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