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Commèdia dell'Arte

genere teatrale nato in Italia e attivo nei sec. XVI-XVIII, recitato da attori professionisti e caratterizzato da interpretazione improvvisata sulla base di canovacci e dalla presenza di maschere fisse. I primi esempi di cui rimanga testimonianza risalgono al 1550 ca. e sono atti di costituzione di compagnie o notizie su spettacoli nelle corti venete o emiliane: è l'inizio di una lunga storia che si prolungò non soltanto in Italia, ma anche in Francia (Parigi divenne presto per i comici italiani una seconda patria e la Comédie-Italienne rivaleggiò con fortuna con la Comédie-Française), in Spagna, in Germania, in Austria, in Inghilterra. Per una più precisa definizione è opportuno registrare le varie denominazioni che questo teatro ha avuto. Commedia dell'Arte (arte nell'accezione medievale di mestiere): era un teatro di attori professionisti, uomini e donne, organizzati in compagnie (i Gelosi, i Confidenti, gli Uniti, i Desiosi, gli Accesi, i Fedeli, ecc.), protetti da nobili signori e maturati attraverso un duro periodo di addestramento. Commedia a soggetto (o all'improvviso), in cui non si recitavano commedie scritte, ma si lavorava su uno scenario estremamente schematico (originale o derivato da un qualunque testo letterario), da riempire con parole, gesti, movimenti (i cosiddetti lazzi, che erano i contributi estemporanei di maggiore efficacia dei singoli attori), qualche volta improvvisati al momento, più spesso elaborati nelle prove o nel quotidiano lavoro davanti ai pubblici più diversi. Commedia di maschere, in cui le situazioni svolte nei vari spettacoli erano quasi sempre le stesse (fame e sesso come motivi dominanti), animate da un gruppo di personaggi più o meno fissi. Si ebbero così due figure di vecchi: Pantalone, mercante veneziano moralista e segretamente libidinoso, e il dottore, pacioso bolognese con il gusto delle citazioni arzigogolate, della buona cucina e delle donnine compiacenti; una servetta, vispa e intrigante; un capitano, spesso di origine spagnola, spaccone e vigliacco; due coppie di innamorati eleganti e sospirosi; e infine, e soprattutto, due servi, o zanni (Zanni, probabile corruzione di Giovanni, era il nome che si dava a Venezia agli uomini di fatica, provenienti in genere dalle valli bergamasche). Erano questi ultimi i motori autentici degli spettacoli dell'arte: acrobati abilissimi, inventori inesauribili di lazzi, perennemente pronti a intrigare, a menare o ricevere botte, ad aguzzare l'ingegno per placare una fame di generazioni. Col tempo si distinse lo zanni sciocco (Arlecchino) dallo zanni furbo (Brighella), ma la distinzione non fu sempre valida, mentre si registrarono innumerevoli varianti: da Brighella, per esempio, derivarono Pulcinella, Scapino e Pierrot. Commedia all'italiana, infine, perché in Italia nacque e qui cessò di esistere, nello splendido tramonto settecentesco della Serenissima, dopo aver improntato di sé due secoli di teatro europeo.

Bibliografia

M. Apollonio, Storia della Commedia dell'Arte, Milano, 1930; K. M. Lea, Italian Popular Comedy, a Study in the Commedia dell'Arte, Oxford, 1934; A. Nicoll, Il mondo di Arlecchino, studio critico sulla Commedia dell'Arte, Milano, 1965; F. Taviani, La Commedia dell'Arte e la società barocca, Roma, 1969; V. Pandolfi, La Commedia dell'Arte, Firenze, 1988.

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