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Congrèsso Nazionale Indiano

partito sorto in India nel 1885 per iniziativa di A. O. Hume. Inizialmente fu solo una fucina di petizioni al governo coloniale per migliorare le condizioni degli Indiani nell'ambito dell'amministrazione inglese. Dal 1905, anche sotto la spinta di Tilak, Gokhale e altri, il Congresso Nazionale Indiano non fece più mistero di aspirare all'ottenimento di un'amministrazione autonoma indiana. Nel 1916 si unì a esso nella lotta anche la Lega Musulmana. Dal 1920, per ispirazione di Gandhi, adottò la politica della “non-cooperazione non-violenta” e dal 1930 iniziò il movimento della Disubbidienza Civile. Le elezioni del 1937, indette dopo la concessione di un'autonomia limitata, videro il Congresso conquistare quasi ovunque la maggioranza assoluta. Durante la II guerra mondiale si astenne dal prestare aiuto agli Inglesi. Nel 1946, proclamata l'indipendenza indiana, scoppiò però il dissidio tra il Congresso e la Lega Musulmana, che rivendicava uno Stato musulmano separato e che ottenne nel 1947 la costituzione del Pakistan. Dalla morte di Gandhi, nel 1948, fino al 1964, il partito del Congresso venne diretto da J. Nehru che, quale capo del governo, avviò una robusta politica di riforme speciali, economiche e amministrative. Le elezioni del 1957 videro però una diminuzione del potere del Congresso Nazionale Indiano , il cui processo di indebolimento si accentuò con la presidenza di Shastri e nel 1966 con quella di Indira Gandhi. Nel 1969, l'esasperazione di divisioni già esistenti nel partito, portò a una scissione, da cui si formarono l'Opposition Congress e il Ruling Congress Parliamentary Party (diretto da Indira Gandhi). Quest'ultimo, vincitore nelle elezioni del marzo 1971, finì con l'essere travolto dagli scandali amministrativi e dagli immani problemi politici e sociali del Paese affrontati con piglio incautamente autoritario dalla stessa figlia di Nehru. Alle elezioni generali del 1977 fu così clamorosamente battuto dal partito Janata, provocando una ulteriore scissione da cui il gruppo fedele alla leadership di Indira Gandhi uscì minoritario. Questa nuova formazione (denominata Congresso “I”, dall'iniziale del nome di Indira) riuscì a riconquistare il potere vincendo le elezioni del gennaio 1980. Indira Gandhi fu assassinata nel 1984 e le succedette alla guida del governo e del partito il figlio Rajiv. Le elezioni del dicembre 1984 furono clamorosamente vinte dal Congresso Nazionale Indiano con l'80% dei suffragi. Nelle competizioni elettorali che si tennero in vari Stati dell'Unione tra il 1985 e il 1988 il partito ottenne risultati alterni, subendo invece una netta sconfitta nelle elezioni generali del 1989, passando da 400 a 192 deputati. Un recupero (225 seggi), sufficiente a riportare il partito del Congresso al potere, si determinò nelle elezioni anticipate del 1991. Durante la campagna elettorale, svoltasi in un clima di forti violenze, venne però assassinato lo stesso Rajiv Gandhi (21 maggio) e a capo del partito fu nominato il suo stretto collaboratore Narashima Rao. Ma le tendenze liberiste di Rao, che con il governo aveva avviato un vasto piano di privatizzazioni, spaccarono il partito che si divise tra i sostenitori del leader e quelli di Arjun Singh. Del resto le politiche di risanamento attuate da Rao si scontrarono con la società indiana alle prese con difficoltà economiche e continui episodi di violenza. Le elezioni svoltesi in vari Stati tra il 1993 e il 1994 videro una costante flessione del Congresso nazionale Indiano senza che ciò portasse correttivi nella gestione del governo e del partito. D'altra parte, se la scelta dell'economia di mercato consentiva l'avvio di un vasto processo di modernizzazione del Paese, essa comportava per il partito anche i rischi di una diffusa corruzione. Proprio questo tema divenne il cavallo di battaglia dell'oppositore interno di Rao, Arjun Singh, che alla fine del 1994 si dimise dal governo denunciando la corruzione imperante e per ciò fu espulso dal partito (febbraio 1995). I nuovi rovesci in alcune elezioni parziali del 1995 determinarono anche una scissione di alcuni membri del partito in contrasto con la politica liberista di Rao. La disaffezione dell'elettorato verso il partito venne clamorosamente confermata nelle consultazioni generali del 1996 (aprile-maggio) per il rinnovo della Camera del Popolo, vinte dalla destra induista del Bharatiya Janata. L'ingresso nel partito di Sonia Gandhi, vedova di Rajiv Gandhi, prima in qualità di "membro primario" (maggio 1997), poi come presidente (marzo 1998), portava a un successo del Congresso nazionale Indiano nelle elezioni locali del novembre 1998, ma non serviva però a invertire una tendenza negativa confermata dalle consultazioni generali del settembre 1999 e dalle successive elezioni svoltesi nel 2000 negli Stati federati, dove la formazione politica registrava un passo indietro. Nel 2005 S. Gandhi è stata rieletta presidente del partito.