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Consìglio di fàbbrica

organismo rappresentativo dei lavoratori all'interno di un'azienda. I primi Consigli di fabbrica in Italia sorsero a Torino nel 1919 fra gli operai metallurgici in appoggio alle commissioni interne. Il consiglio era eletto da tutti i lavoratori, iscritti o meno ai sindacati; ogni reparto eleggeva il proprio “commissario” e questo formava con i commissari degli altri reparti il consiglio di fabbrica. Fra i commissari erano scelti tre operai che costituivano la Commissione interna. L'esempio dei soviet di recente costituzione in Russia portava i nuovi Consigli di fabbrica ad allargare la loro attività assumendosi compiti economici e mettendosi in grado di dirigere tutto il processo produttivo dell'azienda. In questo senso il Consiglio di fabbrica diventava l'unione omogenea, reale, diretta dei produttori radunati in una unità sociale-politica. L'esperienza non ebbe un seguito per le violenze fasciste, l'ostilità dei dirigenti sindacali, conniventi con il potere governativo, e l'incertezze degli stessi organismi allora appena messi in piedi. In seguito, e in tutt'altro clima, si diede vita a Consigli di fabbrica che, particolarmente alla fine degli anni Sessanta del Novecento, nascevano dall'esigenza politico-sindacale di una rappresentanza di base di tutti i lavoratori della fabbrica; tale esigenza fu raccolta dai sindacati confederali che, grazie allo Statuto dei Lavoratori (legge 20 maggio 1970, n. 300) consolidavano e diffondevano come proprie rappresentanze i Consigli di fabbrica; successivamente al loro posto si affermavano le Rappresentanze sindacali aziendali.