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Conservative Party

partito politico inglese, che ha origine nella fase di trasformazione politica dei tories intorno ai primi anni Trenta del sec. XIX. Al potere nel 1841 con R. Peel, il partito si scisse cinque anni dopo sul problema dell'Anti-Corn-Law League, caldeggiata dal suo gruppo dirigente, ma rifiutata dalla maggioranza in nome dei legami con la proprietà fondiaria. I conservatori trovarono nuovo vigore solo negli anni Settanta, sotto l'impulso di B. Disraeli, che fece propria una linea di moderato progressismo economico e civile inquadrato in una salda politica di unità nazionale: fu proprio sull'home rule, proposto per risolvere la questione irlandese, che nel 1886 si divise il Partito liberale, rifluendo con la “frazione unionista” nel Conservative Party, il quale poté così conservare il potere fino al 1906. Indebolito dal Parliament Act del 1911, che diminuiva il ruolo della Camera dei Lords, il Partito conservatore, dopo i governi di unità nazionale della prima guerra mondiale, riprese la prevalenza nelle elezioni del 1922 e, guidato durante la seconda guerra mondiale da W. Churchill, conservò il predominio fino al 1945, quando la maggioranza passò ai laburisti. Ma nel 1951 il Conservative Party riconquistò la maggioranza dei seggi sulla base di un programma economico antivincolista, che rifiutava qualsiasi nazionalizzazione. Il successo elettorale si ripeté nel passaggio della direzione del partito da Churchill ad A. Eden e poi a H. Macmillan. Dopo una parentesi laburista (1964-70), il Conservative Party fu al governo (1970-74) sotto la direzione di E. Heath. A seguito della sconfitta elettorale del 1974 emerse l'indiscussa leadership di Margaret Thatcher, con la quale il Partito conservatore tornò al governo del Paese, nel 1979, e rimase fino al 1990, quando sorsero forti contrasti all'interno del partito su problemi rilevanti di politica economica. Anche gli esiti elettorali mostrarono una diminuzione di consensi e il Partito conservatore tentò il rinnovamento con John Major che, dopo un serrato confronto con M. Heseltine e D. Hurd, ottenne la maggioranza nel partito (27 novembre) e l'incarico di primo ministro. Sebbene fosse poi sottoposto a forti critiche interne, nel 1995 Major ottenne la riconferma alla guida del partito, ma questo non bastò a conquistare la maggioranza ai Comuni, che si ridusse (1996) a una sola unità, rendendo di fatto il governo ostaggio dell'opposizione parlamentare. Sconfitto il Conservative Party nelle consultazioni elettorali del 1997, Major rassegnava le dimissioni e gli subentrava William Hague, il più giovane leader conservatore degli ultimi 200 anni. La linea antieuropeista perseguita da W. Hague non evitava al Conservative Party di subire una nuova sconfitta elettorale nel 2001. La crisi a questo punto inconfutabile del partito e la necessità di recuperare quella parte di elettorato fluttuante e non eccessivamente ideologizzato, conquistato dai laburisti di T. Blair, sempre in quello stesso anno, nonostante l'assenza di una figura di grande rilievo, determinavano l'elezione di un nuovo leader del Conservative Party, Iain Duncan Smith, rappresentante ancora una volta dell'ala antieuropeista. Dal 2003 al 2005 il partito fu guidato da Michael Howard, sostituito poi da D. Cameron, che portava il partito alla vittoria elettorale del 2010.