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Cosènza (città)

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capoluogo della provincia omonima, 238 m s.m., 37,24 km², 69.657 ab. secondo una stima del 2007 (cosentini), patrono: Madonna del Pilerio (12 febbraio).

Generalità

Città della Calabria situata all'estremità meridionale del Vallo del Crati, che separa l'altopiano della Sila (a E) dalla Catena Costiera (a W). Il nucleo più antico dell'abitato si stende sul versante settentrionale e orientale del colle Pancrazio, nell'area delimitata a N e a E dai corsi dei fiumi Busento e Crati. Per molti secoli l'espansione della città fu frenata dalla malaria diffusa nelle valli dei fiumi e solo a partire dal sec. XV nacquero piccoli borghi a N del Busento e a E del Crati, sulle prime pendici del monte Triglio. La costruzione della ferrovia per Sibari (1878) e la bonifica del fondovalle furono le condizioni per l'ampliamento urbano, soprattutto a N del Busento, cui contribuirono l'apertura della ferrovia per Paola (1916) e l'installazione dei primi poli industriali all'inizio del sec. XX. La città è sede arcivescovile e universitaria.

Storia

Antichissima città calabra, metropoli dei Bruzi (Consentia), nel 331 a. C. fu occupata da Alessandro il Molosso, re dell'Epiro; durante le guerre puniche parteggiò per i Cartaginesi e nel 204 a. C. fu costretta a sottomettersi a Roma. Conservò notevole importanza economica e in età imperiale fu una delle principali tappe sul percorso della via Popilia. Fu invasa dai Goti di Alarico, il quale, secondo la leggenda, sarebbe stato sepolto (nel 410), insieme al tesoro raccolto nel saccheggio di Roma, nel letto del fiume Busento. Tra i sec. VIII e IX la città divenne il centro di un gastaldato longobardo, assegnato nell'847 a Siconolfo, principe di Salerno; alla fine del sec. IX fu riconquistata dai Bizantini. Devastata dai Saraceni tra la fine del sec. X e gli inizi del sec. XI, fu presa da Roberto il Guiscardo (1050-55). Sotto il governo di Ruggero II d'Altavilla conobbe un periodo di grande prosperità, protrattasi durante il dominio degli Svevi e degli Angioini, che concessero alla città ampi privilegi. Passata agli Aragonesi, visse una lenta ma inesorabile decadenza, pur continuando a rivestire un importante ruolo amministrativo, come capoluogo calabrese, e culturale, grazie alla prestigiosa Accademia Cosentina, fondata all'inizio del sec. XVI dal cosentino Aulo Giano Parrasio (1470-1522) e ancora esistente. Oppostasi nel 1799 alle truppe del cardinale Ruffo, fu protagonista per tutta la prima metà dell'Ottocento dei moti liberali e risorgimentali. Nel 1844 fu teatro dello sfortunato tentativo di insurrezione capeggiato dai fratelli Bandiera, che furono catturati e giustiziati, con i loro compagni cosentini, nel vallone di Rovito.

Arte

Il duomo romanico fu fondato alla metà del sec. XII, in parte rifatto nel secolo successivo e rimaneggiato in forme barocche nel Settecento; la bella facciata (alla quale i restauri novecenteschi hanno ridato l'aspetto originario) si apre con tre portali a ogiva, sormontati da un rosone centrale e da due, più piccoli, laterali. Nell'interno, a tre navate divise da grandi pilastri, è il monumento funebre di Isabella d'Aragona, morta a Cosenza nel 1271 sulla via del ritorno dall'Oriente, opera di scultore francese (fine sec. XIII); nella navata sinistra si aprono la cappella barocca della Madonna del Pilerio, protettrice della città, e quella del Santissimo Sacramento, con un notevole altare barocco in marmi policromi, stucchi e stalli lignei intagliati. Collegato al duomo da un lungo corridoio è il quattrocentesco Palazzo Arcivescovile. Il complesso monastico di San Francesco d'Assisi, risalente al sec. XIII, è costituito dalla chiesa, ampiamente rifatta nel sec. XVII, e dall'attiguo convento dei Frati Minori; nell'interno della chiesa, a croce latina a tre navate, si trova un grandioso altare maggiore in legno del sec. XVIII; la cappella di Santa Caterina è adorna di decorazioni lignee dorate. Sul lato orientale della piazza Tommaso Campanella sorge la chiesa di San Domenico, risalente al 1448 e rimaneggiata nel Settecento; notevoli, nell'interno riccamente decorato da stucchi (sec. XVIII), l'antico coro gotico, la cappella e l'oratorio del Rosario, con soffitto in legno intagliato e dorato (sec. XVII). La chiesa di San Francesco di Paola, edificata all'inizio del sec. XVI su una chiesetta preesistente e rifatta nel Settecento su progetto di Giovanni Calì, custodisce preziose opere d'arte: il sepolcro marmoreo di Ottavio Cesare Gaeta (1593), una tavola del pittore cosentino Pietro Negroni (metà sec. XVI) e un trittico su tavola di Cristoforo Faffeo (inizio sec. XVI). Sulla cima del colle Pancrazio sorge il castello, costruito dai Normanni sui resti di un'antica rocca, poi ampliato da Federico II e trasformato in residenza reale degli Angioini.

Musei

Il Museo Civico Archeologico raccoglie importanti reperti preistorici e protostorici di provenienza locale. La Galleria Nazionale, che ha sede nel palazzo Arnone, espone opere della Soprintendenza ai Beni Architettonici, Artistici e Storici della Calabria, tra cui una preziosa collezione di oreficerie (celebre la Stauroteca, reliquario della Santa Croce, donata da Federico II nel 1222) e l'icona duecentesca della Madonna del Pilerio, di proprietà della Curia di Cosenza.

Economia

Cosenza è uno sviluppato centro commerciale. Le attività industriali sono legate prevalentemente alla trasformazione dei prodotti agricoli (conservifici, distillerie, pastifici e caseifici); significativi sono anche i settori meccanico, informatico, tessile, cartario, vetrario, dell'abbigliamento, del legno e dei materiali da costruzione (cementifici e lavorazione del granito silano). È discreto il movimento turistico: la città è base di partenza per escursioni sulla Sila.

Curiosità

La città ospita un importante concorso di arte e letteratura, il Premio Sila, e quello nazionale pianistico “Premio Alfonso Rendano”. Inoltre, vi si svolge ogni due anni la Festa del Costume Calabrese con la celebre sfilata degli antichi costumi regionali. È compresa nel parco letterario dedicato a Tommaso Campanella. Cosenza diede i natali al filosofo Bernardino Telesio (1509-1588), al politico Giacomo Mancini (1916-2002) e allo scrittore Francesco Leonetti (1924).

Bibliografia

B. De Luca, Cosenza: aspetti di geografia urbana, Cosenza, 1979; D. Donato, Chiese a Cosenza. L'età barocca, Cosenza, 1982; L. Rodotà, Visioni e voci della vecchia Cosenza, Cosenza, 1988; S. Barresi, A. Campolongo, G. Giannatasio, Cosenza, dimensione urbana di una città meridionale, Salerno, 1990.