Cossutta, Armando

uomo politico italiano (Milano 1926). Militante del PCI clandestino, partecipava alle attività della Resistenza e subiva per questo anche il carcere. Successivamente alla guida della Federazione milanese e del Comitato regionale lombardo, nel 1966 veniva chiamato nella segreteria nazionale e rappresentava l'ala più ortodossa del partito nella crisi che portava all'espulsione degli eretici del Manifesto. Responsabile degli enti locali dal 1975 al 1983, Cossutta entrava in rotta di collisione con il segretario E. Berlinguer quando questi accentuava la critica nei confronti del regime sovietico. La sua posizione contro Berlinguer determinava una progressiva marginalizzazione di Cossutta all'interno del PCI, ma il suo maggiore impegno era rivolto all'esterno del partito, nella costruzione di una rete di rapporti tra quanti non si riconoscevano nella revisione ideologica in corso. Tra i più decisi oppositori alla trasformazione del PCI in Partito Democratico della Sinistra (PDS), si faceva promotore di una scissione (1991), fondando insieme ad altri il Movimento per la Rifondazione comunista, che nel giro di un anno si trasformava in Partito della Rifondazione comunista (PRC), di cui nel congresso costitutivo era nominato presidente. Senatore dalla VI legislatura, nel 1994, nelle prime elezioni con il sistema maggioritario, Cossutta decideva di candidarsi alla Camera ed era eletto deputato. Nel 1996 realizzava un patto di desistenza tra il suo partito e la coalizione di centro-sinistra dell'Ulivo. Nell'ottobre 1998, in seguito alla caduta del governo Prodi per il voto di sfiducia di una parte del PRC capeggiata dal segretario F. Bertinotti, Cossutta si dimetteva dalla carica di presidente del PRC e dava vita a una nuova formazione politica, il Partito dei comunisti italiani, assumendone la presidenza. Nel 2007 ha dato le dimissioni dal partito.