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Cossutta, Armando

uomo politico italiano (Milano 1926-Roma2015). Militante del PCI clandestino, partecipò alle attività della Resistenza e subì per questo anche il carcere di san Vittore a Milano. Successivamente alla guida della Federazione milanese e del Comitato regionale lombardo, nel 1966 venne chiamato nella segreteria nazionale e rappresentò l'ala più ortodossa del partito nella crisi che portava all'espulsione degli eretici del Manifesto. Responsabile degli enti locali dal 1975 al 1983, Cossutta entrò in rotta di collisione con il segretario E. Berlinguer quando questi accentuò la critica nei confronti del regime sovietico. La sua posizione contro Berlinguer determinò una progressiva marginalizzazione di Cossutta all'interno del PCI, ma il suo maggiore impegno venne rivolto all'esterno del partito, nella costruzione di una rete di rapporti tra quanti non si riconoscerono nella revisione ideologica in corso. Tra i più decisi oppositori alla trasformazione del PCI in Partito Democratico della Sinistra (PDS), si fece promotore di una scissione (1991), fondando insieme ad altri il Movimento per la Rifondazione comunista, che nel giro di un anno si trasformava in Partito della Rifondazione comunista (PRC), di cui nel congresso costitutivo fu nominato presidente. Senatore dalla VI legislatura, nel 1994, nelle prime elezioni con il sistema maggioritario, Cossutta decise di candidarsi alla Camera e fu eletto deputato. Nel 1996 realizzò un patto di desistenza tra il suo partito e la coalizione di centro-sinistra dell'Ulivo. Nell'ottobre 1998, in seguito alla caduta del governo Prodi per il voto di sfiducia di una parte del PRC capeggiata dal segretario F. Bertinotti, Cossutta si dimise dalla carica di presidente del PRC e diede vita a una nuova formazione politica, il Partito dei comunisti italiani, assumendone la presidenza. Nel 2007 diede le dimissioni dal partito.

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