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Curinga

comune in provincia di Catanzaro (48 km), 35 m s.m., 51,47 km², 6648 ab. (curinghesi), patrono: sant’ Andrea (30 novembre).

Centro situato alle falde occidentali delle Serre, nella zona in cui digradano verso la piana alluvionale del fiume Lamato. Il suo territorio fu abitato in età neolitica (resti della necropoli), magno-greca (quando fu detta Lacconia, da cui deriva il nome della frazione di Acconia) e romana. Sotto il dominio dei Normanni e in seguito degli Svevi, divenne un importante centro per la coltivazione della canna da zucchero. Fu possesso di vari feudatari, tra cui i Santo Liceto (sec. XII), i Marzano (1332), i Caracciolo (1409), i Ruffo (1417), i Di Palma (1560) e i Carafa, ai quali subentrarono nuovamente i Caracciolo e i Ruffo fino alla caduta del regime feudale (1806). Il paese venne gravemente danneggiato dal terremoto del 1783. Nel 1860 fu teatro di una battaglia tra le truppe borboniche e quelle garibaldine. § La chiesa dell'Immacolata è una costruzione ottocentesca, con facciata sormontata da due bassi campanili cuspidati; la chiesa di Sant'Andrea, originaria del Cinquecento, fu ricostruita dopo il terremoto del 1783. Nel centro storico è il palazzo Bevilacqua, sede del Museo Calabrese dell'Abbigliamento Popolare. Contigui all'abitato sono i resti di un complesso termale (sec. III o IV) facente parte di una grande villa e i ruderi del monastero di Sant'Elia Vecchio, fondato nel sec. XI dai monaci basiliani e ampliato dai monaci carmelitani nel sec. XVII. In contrada Torrevecchia sussiste una torre saracena, detta “di Mezzapraja” o “di Moddone”. § L'agricoltura produce cereali, ortaggi, frutta (fragole e agrumi), olive (con produzione di olio) e uva da vino (lamezia DOC). Si praticano l'allevamento bovino, la floricoltura e la raccolta delle castagne. L'industria opera nei settori dei materiali da costruzione (calcestruzzi) e dei serramenti. È ancora attivo l'artigianato dei tessuti e del legno.