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Dóni, Antòn Francésco

scrittore italiano (Firenze 1513-Monselice 1574). Frate servita e prete senza vocazione, condusse vita irrequieta a Venezia, a Piacenza, a Firenze e di nuovo a Venezia. Amico dapprima e poi ferocissimo nemico di P. Aretino e di L. Domenichi, è un tipico letterato del tardo Rinascimento, non privo di acutezza anche scientifica se, ancor prima di Galileo, difese le tesi copernicane. Suoi maestri di bizzarria e di inventiva verbale sono il Burchiello e i poeti giocosi. Nel corso della sua opera è spesso felice quando la materia si dispone al suo forte risentimento umoristico, alla sua vivacità intuitiva e alla rapidità di un giudizio tagliente. Molti gli scritti: Le lettere, su impressioni e umori dei personaggi e degli ambienti del tempo; i Pistolotti amorosi, violentemente antifemministi; le Librarie (in due parti, 1550-51), saggi di bibliografia in cui si dà conto delle pubblicazioni contemporanee; La zucca (1551-52), zibaldone di proverbi, lettere, capricci, ecc. di notevole interesse linguistico; Le pitture, I dialoghi sulla musica (1554), la commedia Lo stufaiolo o l'avaro (1559). Le due opere di maggior rilievo sono i Mondi celesti terrestri ed infernali (1552-53), che è un quadro idillico di una società anarchico-comunista ordinata secondo l'Utopia di T. Moro e con reminiscenze platoniche, e i Marmi (1553), i marmorei gradini del duomo di Firenze, dove l'autore, fingendo di riferire i dialoghi dei suoi concittadini, va esponendo e commentando casi morali, letterari e sociali del tempo, con una schietta e spigliata lingua toscana.