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Döblin, Alfred

scrittore tedesco (Stettino 1878-Emmendingen, Friburgo, 1957). Medico a Berlino, collaboratore della rivista espressionista Der Sturm, entrò nel 1918 nel partito socialdemocratico. Di origine ebraica, nel 1933 fu costretto a lasciare la Germania. Rimpatriato nel 1945, si trovò dimenticato e isolato, ciò che lo spinse nel 1951 a trasferirsi in Francia. La sua narrativa è un singolare esempio di evoluzione dall'espressionismo al neorealismo attraverso un geniale sperimentalismo: il suo capolavoro, uno dei migliori romanzi tedeschi del Novecento, Berlin Alexanderplatz (1929), valendosi della tecnica del montaggio, del collage e del monologo interiore d'ascendenza joyciana, segnò una tappa irreversibile nella storia del romanzo tedesco. Il socialismo, inteso come fenomeno umano spontaneo, e lo spirito cristiano di Döblin (convertitosi nel 1940 al cattolicesimo) confluiscono nella figura dell'operaio berlinese Franz Biberkopf che, dimesso dal carcere, vuole diventare una persona per bene, ma le circostanze sovra-individuali lo risospingono verso il delitto. L'individuo è ormai sperduto nella massa, per la quale Döblin ha una spiccata sensibilità, come già dimostrava il romanzo Berge, Meere und Giganten (1924; trad. it. Giganti). L'abbondante produzione di Döblin, straordinariamente varia e partecipe dei movimenti del Novecento, abbraccia anche sillogi di racconti, tra cui Die Ermordung einer Butterblume (1913; L'assassinio di un ranuncolo), che è la più nota, e Die Sprünge des Wang-Lun (1915; I tre salti di Wang-Lun), i romanzi a sfondo storico Wallenstein (1920), Die Fahrt ins Land ohne Tod (1937; Il viaggio nel paese senza morte), Der blaue Tiger (1938; La tigre azzurra), Der neue Urwald (1948; La nuova foresta vergine) e November 1818 (1948-50; Novembre 1918), oltre a numerosi saggi filosofici e religiosi tra cui si ricordano Unser Dasein (1933; La nostra esistenza), Confucius (1939; Confucio), Der Oberst und der Dichter (1946; trad. it. Il cuore dell'uomo), Heitere Magie (1948; Magia allegra). Döblin scrisse anche opere teatrali tra le quali si ricordano il dramma in un atto Lusitania (1920), le commedie Die Nonnen von Kemnade (1923; Le suore di Kemnade) e Die Ehe (1931; Il matrimonio).

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