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Dürer, Albrecht

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Biografia

Pittore, disegnatore, incisore e teorico dell'arte tedesco (Norimberga 1471-1528). Figlio dell'orafo magiaro Albrecht il Vecchio, fu apprendista nella bottega paterna dal 1483 al 1486; poi studiò presso Michael Wolgemut, il maggior pittore e xilografo di Norimberga. Nel 1490 Dürer iniziò un lungo viaggio nelle terre tedesche; nel 1492 soggiornò a Colmar, poi fu a Basilea e a Strasburgo (1493) dove incontrò Hans Baldung Grien. Lavorando di volta in volta nei luoghi dove soggiornava, Dürer si fece un nome anche come xilografo. Nel 1494 tornò a Norimberga (dove sposò Agnes Frey), e ripartì subito dopo per Venezia. Stabilitosi in patria nel 1495, vi aprì una bottega fiorentissima e un anno dopo ebbe inizio il lungo sodalizio con il grande elettore di Sassonia Federico il Saggio. Negli anni 1505-07 fu ancora a Venezia: già celebre, soprattutto per le sue incisioni, fu al centro della raffinata società di nobili, artisti e umanisti della Serenissima. Tornato a Norimberga ebbe la protezione di Massimiliano I, lavorando specialmente come xilografo, fino al 1519, anno della morte dell'imperatore. A Norimberga continuò la sua attività, sebbene a ritmo meno serrato per il fisico indebolito da una grave malattia, occupandosi inoltre fino alla morte della pubblicazione delle sue opere teoriche.

Le opere della giovinezza

Nelle primissime opere – l'Autoritratto a punta d'argento eseguito appena tredicenne (1484, Vienna, Albertina), gli acquerelli con i Tigli (1489-90, Rotterdam, Museum Boymans-van Beuningen), il Ritratto del padre (1490, Firenze, Uffizi) e soprattutto l'Autoritratto col fiore d'eringio (1493, Parigi, Louvre) – sono già realizzati pienamente quei caratteri di acuta penetrazione psicologica e di trasfigurato realismo che saranno costanti nella sua opera. Della sua prima attività di xilografo, che fu sempre prevalente su quella di pittore e di qualità pari se non superiore, rimangono, del periodo di Basilea, il S. Gerolamo che guarisce il leone e numerose incisioni per il Ritter vom Turn... (1493) e il Narrenschiff (1494). Il primo viaggio a Venezia (1494-95), con puntate anche a Padova e a Mantova, fu fondamentale per il completamento della sua formazione, che si arricchì del plastico monumentalismo di Mantegna e delle armonie classiche del Pollaiolo e di Giovanni Bellini. Il suo spirito di nordico rimase suggestionato dalla potenza evocativa dei miti e delle allegorie classiche (disegni a penna con il Ratto di Europa, Vienna, Albertina, e con la Morte di Orfeo, 1494, Amburgo, Kunsthalle). Un primo esempio di come Dürer fuse in una sintesi potente e organica due culture figurative diverse è nella ricca serie di acquerelli del 1494-97 (la Veduta di Trento, già a Brema, Kunsthalle; il Granchio di mare, Rotterdam, Museum Boymans-van Beuningen; la Veduta di Arco, Parigi, Louvre; il Paesaggio alpino, Oxford, Ashmolean Museum; l'Albero e cava di pietra, Milano, Ambrosiana; lo Stagno in un bosco, Londra, British Museum; i Mulini su un fiume, Parigi, Bibliothèque Nationale), che preannunciano la cosmica visionarietà della scuola danubiana.

Le opere della maturità

Nel 1498 Dürer illustrò l'Apocalisse con 15 xilografie che rappresentano uno dei massimi capolavori dell'arte tedesca. Tra queste tavole: S. Giovanni davanti a Dio e ai vegliardi, i Quattro Cavalieri, il S. Michele. Dello stesso anno è l'Autoritratto con i guanti (Madrid, Prado) in cui Dürer si raffigurò come un elegantissimo gentiluomo in un raffinato mondo di mistica misura: in diretto riferimento alla nuova immagine rinascimentale dell'artista. La popolarità e la larga diffusione che ebbe l'Apocalisse toccò anche alle xilografie eseguite per altri cicli religiosi: la Grande Passione (iniziata 1500, edita 1511, di cui si ricorda l'Ecce Homo), la Piccola Passione (1509-11), la Vita della Vergine (1500-11, comprendente la famosa tavola con il Riposo durante la fuga in Egitto), nei quali è evidente il proposito di una nuova interpretazione del Vangelo. In questi stessi anni Dürer eseguì numerose pale d'altare (spesso con aiuti di bottega), creando capolavori in cui lo spazio prospettico, i colori di smalto, il senso della quotidianità del divino sono le caratteristiche essenziali (Altare Paumgartner, 1502-04, Monaco, Alte Pinakothek, con la Natività affiancata da S. Giorgio e S. Eustachio; l'Adorazione dei Magi, Firenze, Uffizi; Giobbe e la moglie, Francoforte, Städelsches Kunstinstitut; i Due musici, Colonia, Wallraf-Richartz Museum). Dello stesso periodo sono il Compianto sul Cristo morto (Monaco, Alte Pinakothek) e una serie di ritratti di impressionante realismo (Oswolt Krel, 1499, Monaco, Alte Pinakothek; i Tucher, 1499, Weimar, Schlossmuseum, e Kassel, Gemäldegalerie; l'Autoritratto con pelliccia, effigiandosi come Salvator mundi, 1500, Monaco, Alte Pinakothek). I numerosi acquerelli di questi anni sono studi naturalistici di raffinata esecuzione: il Pappagallo (ca. 1502, Milano, Ambrosiana), il Leprotto (1502, Vienna, Albertina), la Piccola e la Grande zolla, Madonna degli animali (tutti ca. 1503, Vienna, Albertina). Il secondo viaggio a Venezia gli pose problemi più specificamente coloristici, stimolati dal contatto con Giorgione e Tiziano: esempio ne sono la Festa del Rosario (1506, Praga, Národni Galerie), la Dama veneziana (1505, Vienna, Kunsthistorisches Museum), il ritratto di Donna lombarda e la Madonna del lucherino (entrambe 1506, Berlino, Staatliche Museen). Rivolse inoltre la sua attenzione al nudo classico vitruviano (incisione con Adamo ed Eva, 1504), ma si sciolse dalle rigidezze canoniche, per un ideale di bellezza tutta umana, con le tavole a olio a grandezza naturale dell'Adamo ed Eva del Prado (1507). Ben presto tornò però a esprimersi con l'incisione: Cavaliere, la Morte e il Diavolo (1513), S. Girolamo nello studio (1514), Melencolia I (1514). Meno efficaci sono le pale d'altare (Martirio dei diecimila, 1508, Adorazione della SS. Trinità, 1511, entrambe a Vienna, Kunsthistorisches Museum). Al servizio di Massimiliano I Dürer partecipò alle grandi imprese decorative dell'imperatore, curate dal suo più intimo amico, l'umanista Willibald Pirckheimer, con il quale elaborò uno stile misto di elementi tardogotici e classicheggianti (xilografie per l'Arco di Trionfo e per il Corteo trionfale, 1515-18). Fra i ritratti e le figure sacre di questo periodo, dallo stile appiattito e decorativo: la Madonna col Garofano (1516, Monaco, Alte Pinakothek) e l'Imperatore Massimiliano I (1519, Vienna, Kunsthistorisches Museum). Un viaggio nei Paesi Bassi nel 1520 fu fecondo d'incontri con gli artisti locali, come ricorda Dürer nei suoi appunti di viaggio. Numerosi sono i disegni a punta d'argento: ritratti, da cui in seguito trasse incisioni e pitture, e studi dal vero (Erasmo da Rotterdam, ca. 1520, Parigi, Louvre; la Veduta del porto di Anversa, 1520, Vienna, Albertina).

Le ultime opere e gli scritti teorici

Nell'ultimo periodo di vita si occupò principalmente della pubblicazione dei suoi scritti teorici, arricchiti da disegni scientifici: il trattato di geometria (1525); il trattato sulle fortificazioni (1527); il trattato sulle proporzioni (1528). Con essi, oltre alla divulgazione dei principi matematici che erano alla base dell'arte rinascimentale italiana, Dürer si proponeva di trasmettere le conclusioni cui era giunto in merito alla creazione artistica: in un vero artista, al Brauch, l'abilità tecnica, doveva accompagnarsi la Kunst, la capacità intellettuale di teorizzare e realizzare i principi generali dell'arte, concetto strettamente connesso alla figura dell'artista umanista e gentiluomo. Negli ultimi anni, nuovamente infiammato dalla rigorosa esperienza religiosa del protestantesimo, Dürer realizzò opere di potentissima espressività monumentale nella loro semplicità: i dieci disegni per la cosiddetta Passione oblunga (1520-24, divisi fra vari musei) e le tavole a grandezza naturale dei Quattro Apostoli (1526, Monaco, Alte Pinakothek). Stupendi sono anche gli ultimi ritratti: il Vecchio col berretto rosso (1520, Parigi, Louvre), l'Autoritratto come Ecce Homo (1523, Pommersfelden, castello dei conti di Schönborn), il Gentiluomo (1524, Madrid, Prado); Jakob Muffel e Hieronymus Holzschuher (1526, Berlino, Staatliche Museen), il medaglione con Johann Kleberger (1526, Vienna, Kunsthistorisches Museum).

Bibliografia

E. Panofsky, Albrecht Dürer, Princeton, 1943; W. Wätzoldt, Dürer und seine Zeit, Königsberg, 1944; H. Tietze, Dürer als Zeichner und Acquarellist, Vienna, 1951; A. M. Cetto, Watercolours by Albrecht Dürer, New York-Basilea, 1954; L. Grote, Dürer in Venedig, Monaco, 1956; H. Rupprich, Dürer schriftlicher Nachlass, Berlino, 1956; F. Winkler, Albrecht Dürer, Berlino, 1958; W. Braunfels, Albrecht Dürer, Wiesbaden-Berlino, 1960; R. Salvini, Dürer. Incisioni scelte e annotate, Firenze, 1964; M. Levey, Albrecht Dürer, Bergamo, 1965; A. Ottino Della Chiesa, Dürer, Milano, 1968; H. Wolfflin, Albrecht Dürer, Roma, 1987.