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Dae-Jung, Kim

uomo politico sudcoreano (Mokp'o, Cholla o Jeonra Meridionale, sotto occupazione giapponese, 1925- Seul 2009). Convinto sostenitore della democrazia nel suo Paese dagli anni Cinquanta, è stato un accanito oppositore prima del regime di Syngman Rhee e poi del generale Park Chung-hee. Sfuggito a numerosi attentati, nel 1961, dopo la caduta del governo di Syngman Rhee, è stato eletto membro dell'Assemblea nazionale e nel 1971, in qualità di rappresentante del Partito democratico coreano e avversario del generale Park Chung-hee, si è presentato alle elezioni presidenziali, ottenendo solo il 40% dei voti. Arrestato più volte negli anni Settanta dai servizi segreti sudcoreani, nel 1980, dopo il golpe del generale Chun Doo Hwan, è stato condannato a morte come responsabile della rivolta esplosa nella sua provincia natale. Commutata la pena in vent'anni di carcere, nel 1982 Dae-Jung è stato trasferito negli Stati Uniti per cure mediche, dove è rimasto come esule per tre anni e portavoce della democrazia sudcoreana. Convinto che ormai la dittatura di Chun Doo Hwan stesse per finire, nonostante il rischio di un nuovo arresto ha fatto ritorno in Corea, dove al fianco dell'amico e poi suo avversario, Kim Young-Sam, ha guidato dal 1986 al 1987 le sollevazioni popolari che hanno portato alla caduta del regime. Dopo essersi presentato prima alle elezioni presidenziali del 1987 e poi del 1992, vinte dai suoi avversari, alleati ancora con i rappresentanti del vecchio regime, nel 1997 viene eletto presidente della Corea del Sud, risollevando il Paese dalla crisi finanziaria con la scelta della politica liberistica del Fondo Monetario Internazionale. Avviata nel 2000 anche una politica di riconciliazione con la Corea del Nord, nello stesso anno Dae-Jung ha ricevuto il Nobel per la pace, per il suo lavoro a favore della democrazia e dei diritti umani nella Corea del Sud e in generale in Asia. Ha lasciato la presidenza nel 2003.

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